La Cgia sbertuccia Schlein & C. «Le patrimoniali esistono già»
Da sinistra, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Maurizio Landini (Ansa)

Secondo uno studio, solo nel 2024 hanno assicurato all’erario ben 51,2 miliardi di euro.

A sinistra c’è gente come Maurizio Landini, Elly Schlein o l’immancabile duo Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni che si sgola per denunciare il presunto squilibrio della pressione fiscale che grava sui cittadini e chiede a gran voce che i ricchi paghino di più, perché hanno più soldi. In parole povere: vogliono la patrimoniale. E sono tornati a chiederla a gran voce, negli ultimi giorni, come se fosse l’estrema ancora di salvataggio per il Paese.

C’è, tuttavia, un piccolo dettaglio che dem, sinistri e sindacalisti vari sembrano trascurare: le patrimoniali esistono già e fruttano non poco alle casse dello Stato. Nel 2024, ad esempio, hanno assicurato all’erario 51,2 miliardi di euro. A dirlo è l’ufficio studi della Cgia di Mestre, precisando che, nell’ultimo ventennio, il gettito riconducibile a tali forme di prelievo è aumentato del 74%. La componente più rilevante del prelievo patrimoniale è rappresentata dall’Imu, che viene applicata sulle prime case di lusso, sulle seconde o terze case, sui capannoni, sugli uffici, i negozi e i terreni fabbricabili e che nel solo anno passato ha generato entrate pari a 23 miliardi di euro; il che significa il 45% dell’intero ammontare riconducibile alle imposte sulla ricchezza. Seguono, quindi, l’imposta di bollo, che grava obbligatoriamente sui conti correnti, sui quelli di deposito, sulle fatture, sulle ricevute, (e che vale 8,9 miliardi) e il bollo auto, tassa di possesso applicata dalle Regioni, costato agli italiani 7,5 miliardi. Infine, l’imposta di registro che si paga quando si effettua una compravendita immobiliare o quando si stipula un contratto di affitto ci è costata 6,1 miliardi di euro.

E chi denuncia che con l’esecutivo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni il carico fiscale sulle famiglie sia aumentato, può trovare agilmente smentita nel rapporto dell’Associazione artigiani. Secondo la Cgia, l’aumento della pressione fiscale registrato tra il 2022 e il 2025 – salita dall’41,7% al 42,8% del Pil – non è dovuto a un aggravio diretto per le famiglie. La crescita, spiegano gli analisti, è in parte legata alla contabilizzazione come «spesa pubblica» di una quota del taglio del cuneo fiscale, tramite bonus destinati ai redditi fino a 20.000 euro. «Se la pressione fiscale è in crescita, in parte è attribuibile al fatto che il taglio del cuneo fiscale non è solo costituito dalla riduzione dell’Irpef, ma anche da un bonus a favore dei lavoratori dipendenti con reddito fino a 20.000 euro», spiega il documento. La contabilizzazione del bonus come aumento della spesa pubblica impedisce a circa 0,2 punti di riflettersi in una riduzione della pressione fiscale totale.

Altri fattori che hanno contribuito all’aumento del gettito sono la crescita dell’occupazione – un milione di lavoratori in più tra fine 2022 e agosto 2025 – e i rinnovi contrattuali che hanno incrementato le retribuzioni in numerose categorie, con effetti diretti sulle entrate tributarie e contributive. Il report segnala, inoltre, la sospensione di alcune deduzioni per le imprese e l’abrogazione dell’Ace (ossia l’Aiuto alla crescita economica), misure che hanno interessato soprattutto srl e spa, circa il 35% del totale delle aziende italiane.

La necessità primaria che traspare è combattere l’evasione fiscale. I dati del Mef indicano per il 2022 un mancato gettito di 102,5 miliardi. Sulla base dell’economia non osservata presente in ciascuna Regione, la Cgia ha ripartito la propensione all’evasione: Calabria, Puglia e Campania registrano i valori più elevati, rispettivamente con il 20,9%, il 18,9% e il 18,5% della ricchezza prodotta. I territori con i livelli più bassi sono la Provincia autonoma di Bolzano (8,4%), la Lombardia (8,8%) e la Provincia autonoma di Trento (9,7%). Viceversa, se si osserva la graduatoria dell’evasione in termini assoluti, sono ovviamente le Regioni più ricche e popolate a occupare le prime posizioni: traina la Lombardia con un mancato gettito pari a 16,7 miliardi di euro. Seguono Lazio (11,4 miliardi), Campania (9,4), Veneto ed Emilia-Romagna (entrambe con 7,8).

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