• I sussidi per le aziende dovranno essere chiesti su una piattaforma gestita da Sogei e Agenzia delle entrate. Licenziamenti fermi fino al 31 ottobre per chi usa la cassa Covid. Entro 60 giorni la conversione in Aula.
  • Giorgia Meloni: «Aspettative deluse. Draghi agisce in perfetta continuità con Conte. Niente stop al cashback. Va stravolto l’impianto ideologico per affrontare la crisi».

Lo speciale contiene due articoli.

Ecco in estrema sintesi una guida delle misure economiche inserite nel decreto Sostegno. Trattandosi di un decreto legge, le misure sono immediatamente operative. Le Camere hanno 60 giorni per la conversione, cioè l’approvazione e trasformazione in legge: è auspicabile che vi siano miglioramenti nel corso dell’iter.

Imprese e partite Iva possono ottenere ristori se hanno due requisiti: un fatturato fino a 10 milioni di euro e perdite medie mensili nell’arco del 2020 del 30% rispetto al 2019. Viene dunque meno il riferimento ai codici Ateco, e saranno ricompresi tra i beneficiari circa 3 milioni di aziende. Il ristoro medio (sono stati stanziati 11 miliardi), secondo il ministro dell’Economia Daniele Franco, sarà di 3.700 euro: le somme andranno da un minimo di 1.000 euro per le persone fisiche e 2.000 per le persone giuridiche, fino a un massimo di 150.000 euro.

Come si calcola il ristoro? Corrisponderà a una percentuale del calo di fatturato medio mensile del 2020 rispetto all’anno precedente. A questo scopo il governo ha fissato cinque fasce: 60% della perdita media mensile per fatturati inferiori a 100.000 euro; 50% per fatturati tra 100.000 e 400.000 euro; 40% per fatturati tra 400.000 e 1 milione di euro; 30% per fatturati tra 1 e 5 milioni di euro; 20% per fatturati tra 5 e 10 milioni di euro.

L’aspetto positivo è la fine dell’arbitrarietà e dell’incertezza legate ai codici Ateco, così come il fatto di aver superato il riferimento ai colori delle zone che generava ulteriore caos in caso di cambio di colore della zona in cui un’impresa è collocata. Sarà dunque un decreto che non dovrebbe escludere nessun soggetto danneggiato né alimentare disparità di trattamento. L’aspetto negativo è il quantum: allargando la platea, la somma per ciascuno si riduce. Anche perché le percentuali delle cinque fasce si applicano a somme piccole (la differenza tra l’ammontare medio mensile del 2020 e quello dell’anno precedente, come abbiamo visto).

Secondo quanto dichiarato dal premier Mario Draghi, ci saranno 60 giorni per fare richiesta tramite una piattaforma gestita da Sogei e Agenzia delle entrate, ma i primi pagamenti dovrebbero partire già dall’8 aprile, per concludersi entro la fine del mese.

Per quel che riguarda altre misure per imprese e autonomi, viene incrementato di 1,5 miliardi il fondo per l’esonero dai contributi previdenziali degli autonomi che abbiano subito nel 2020 un calo di reddito di almeno il 33% rispetto all’anno prima.

Ben 1,7 miliardi vanno al turismo, di cui 700 alla montagna e 900 per gli stagionali. Duecento milioni ad agricoltura, pesca e acquacoltura. Alla cultura vanno 400 milioni: 200 per spettacolo, audiovisivo e cinema, 120 milioni per mostre e spettacoli, 80 per editoria e libri.

Per matrimoni, eventi, commercianti e ristoratori dei centri storici è previsto un fondo da 200 milioni; 150 milioni vanno alle fiere internazionali, 100 a fiere e congressi.

Il cuore illiberale e anti impresa del decreto è innanzitutto qui. Ancora una volta, il peso di un intervento di tutela sociale viene fatto gravare sulle aziende. Il blocco dei licenziamenti è prorogato fino al 30 giugno per i lavoratori delle aziende che dispongono di Cig ordinaria e straordinaria (industria, agricoltura, eccetera) e invece addirittura fino al 31 ottobre per i lavoratori delle aziende coperte da strumenti in deroga (si tratta in primo luogo del settore terziario).

La cassa integrazione ordinaria è prorogata fino al 30 giugno, quella in deroga fino al 31 dicembre, mentre la cassa integrazione salariale per gli operai agricoli (per un massimo di 120 giorni) fino al 31 dicembre. Fino al 31 dicembre non è necessario aver lavorato 30 giorni nell’ultimo anno per accedere alla Naspi. Prevista una misura una tantum da 2.400 euro per lavoratori stagionali del turismo, termali e dello spettacolo, mentre per quelli dello sport si oscilla tra un minimo di 1.200 a un massimo di 3.600.

Confermata anche la nuova deroga al decreto Dignità per rendere più agevoli proroghe e rinnovi dei contratti a termine: fino al 31 dicembre, fermo restando la durata massima complessiva di 24 mesi, sarà possibile per le imprese rinnovare e prorogare per un periodo massimo di 12 mesi e per una sola volta i contratti a tempo determinato.

Stanziato poi 1 miliardo per il reddito di cittadinanza con la novità della sospensione dell’assegno per chi trova lavoro per sei mesi e con la riattivazione automatica alla fine del contratto.

Dolenti note sulle cartelle, dove è passata la linea più restrittiva caldeggiata da Leu e Pd, nonostante la battaglia di Lega e Forza Italia. Dunque, ci sarà l’eliminazione soltanto delle cartelle 2000-2010 (non più fino al 2015, come nelle prime ipotesi) al di sotto del valore di 5.000 euro. Non solo: il provvedimento è stato circoscritto ai contribuenti con un reddito Irpef inferiore ai 30.000 euro.

Giova ricordare che stiamo pur sempre parlando di somme ormai sostanzialmente inesigibili, cioè di una mera ripulitura del magazzino dell’Agenzia delle entrate. Quanto invece alle cartelle più fresche (quelle relative al quinquennio 2016-2020), è buio. Si evoca solo una definizione agevolata degli avvisi bonari sui periodi di imposta 2017 e 2018 per i soggetti che hanno subito un calo del volume d’affari del 30% rispetto al 2019.

Il Carroccio e Fi promettono battaglia in Parlamento per estendere alcune di queste misure. È opportuno ricordare che, diversamente da quanto sostiene la propaganda della sinistra, non siamo in presenza di evasori, ma di contribuenti che hanno dichiarato il giusto e non sono materialmente riusciti a pagare.

In ogni caso è sospesa fino al 30 aprile l’attività di riscossione coattiva.

La Lega ha infine ottenuto un impegno politico del governo per la riforma del sistema della riscossione, aumentando in prospettiva le cancellazioni e le rottamazioni. E la battaglia su questo tema comincia adesso.


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