Il miglior modo per restare al potere è creare un problema, o non vederlo al momento giusto, e poi offrirsi per risolverlo. Grazie alla memoria corta e alla distrazione dei più, di solito funziona. Così ieri in un solo giorno Sergio Mattarella ha denunciato l’eccesso di risorse destinate a fare guerre «dissennate» e ha messo in guardia dalla diminuzione della spesa sanitaria, una tendenza purtroppo in voga dal 2008. Mentre il commissario Ue all’energia, Dan Jorgensen, ha lanciato l’allarme sulle ridotte capacità di raffinazione dell’Europa. Come se il Green deal della prima commissione Von der Leyen ce l’avessero imposto da Marte.
Mattarella tra ricerca scientifica, Covid e spesa militare
Ieri, al Quirinale, si celebravano «I giorni della ricerca», manifestazione organizzata dall’Airc per finanziare la ricerca sul cancro. Mattarella, però, non si è limitato a trattare argomenti che ovviamente stanno a cuore a tutti, ma ha spaziato e si è dedicato a temi politici rilevanti e che sono al centro del dibattito potuto, come le guerre, la spesa militare e quella sanitaria.
Il capo dello Stato ha ricordato che «la ricerca rimanda a uno sforzo comune, alla circolazione di informazioni e di idee, alla collaborazione tra Paesi diversi, continenti diversi, culture diverse». Quindi ha ribadito la narrazione Oms sul Covid, secondo cui «una rete mondiale si è attivata, fornendo presto protezioni su vasta scala, costruendo velocemente difese efficaci e accelerando l’indebolimento del virus».
Chissà che cosa avranno mai da indagare i deputati che compongono la commissione d’inchiesta sulla gestione del Covid e chissà se i giovani vittime dei lockdown e della chiusura delle scuole si sono sentiti così «protetti». In ogni caso, dopo i tempi gloriosi della «Tachipirina e vigile attesa» e del generale Figliuolo chiamato a mettere una pezza alla campagna vaccinale, oggi Mattarella è preoccupato dalle guerre in corso.
E, un po’ a sorpresa, sembra quasi prendersela con ReArm Europe. «Oggi, oltre che a quel che viene sottratto di risorse da guerre dissennate e dai tentativi di voler estendere il contrasto militare a ogni dimensione della terra e persino nello spazio», ha ammonito il presidente della Repubblica, «siamo davanti a nuove barriere materiali e immateriali che si alzano in vari campi, ostacolando l’azione internazionale chiamata a prevenire e contrastare focolai esistenti e rischi di nuove pandemie».
Von der Leyen, Macron e il dibattito sul riarmo europeo
A parte Ursula von der Leyen, che ha fatto spendere all’Unione miliardi di euro per sostenere l’Ucraina e ha varato un piano da 850 miliardi, chissà che direbbe Emmanuel Macron. Il presidente francese, a febbraio del 2024, scatenò un pandemonio quando affermò: «Faremo tutto quello che è necessario per impedire che la Russia vinca la guerra […] Non c’è consenso al momento sulla possibilità di inviare in maniera ufficiale truppe di terra, ma in termini di opzioni sul campo, non possiamo escludere niente».
Già solo una questione di «consenso» per il leader della Francia, unita all’Italia da un rapporto speciale suggellato dal famoso Trattato del Quirinale, firmato il 16 novembre 2021 da Macron e Mario Draghi, alla presenza di Mattarella.
Spesa sanitaria, il richiamo del Quirinale sulle disuguaglianze
Il capo dello Stato ha anche ripetuto l’appello per una salvaguardia della spesa sanitaria, ricordando che il servizio pubblico nazionale «è nato per rendere il diritto alla salute un diritto pieno di cittadinanza», un diritto che «sarebbe vanificato se le risorse disponibili, o le offerte di cura, o la qualità di strutture e infrastrutture, allargassero anziché restringere le diseguaglianze».
Parole sante, in un’Italia che ha visto calare la spesa sanitaria, secondo l’Osservatorio conti pubblici della Cattolica, di quasi l’uno per cento l’anno dal 2008 al 2019, quando al governo si sono susseguiti Silvio Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Poi, con la pandemia cinese, c’è stato ovviamente un rimbalzo, ma solo per il 2020. Sergio Mattarella, che è presidente della Repubblica dal 3 febbraio 2015, tutto questo l’ha visto in presa in diretta.
Bruxelles lancia l’allarme sulle raffinerie europee
Aria fresca anche da Bruxelles, dove il commissario Jorgensen, dopo due anni di mandato europeo, ieri ha affermato quello che mezza industria pesante continentale tentava di sostenere dai tempi di Greta Thunberg: «In un contesto geopolitico complesso e con pressanti esigenze di sicurezza in Europa, dobbiamo garantire forniture affidabili per i nostri cittadini, le imprese e la difesa».
Quindi ha annunciato l’avvio di un dialogo con le raffinerie europee per recuperare il calo del 10% della nostra capacità di raffinazione, «non solo per ragioni di competitività, ma anche di sicurezza». E ha spiegato che è il momento di rilanciare la produzione di biocarburanti e e-fuel. Questo dopo che in sede Ue tali carburanti sono stati boicottati fin dal 2004. Forse perché invece qui l’Italia era molto avanti.
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