Kirill Dmitriev, inviato russo, parla della possibile ripresa delle forniture di diesel dalla Russia all’Europa.
Kirill Dmitriev, inviato del Cremlino, apre alla possibilità di vendere diesel all’Europa (Ansa)

Dalla Russia salperà a breve verso gli Stati Uniti la prima nave carica di diesel e non è escluso che accordi simili possano essere conclusi anche con l’Europa. A prospettare questo scenario è l’inviato del Cremlino, Kirill Dmitriev.

Mosca offre diesel all’Europa e attacca Bruxelles

All’indomani dei colloqui con Steve Witkoff, Dmitriev ha infatti annunciato che Mosca «potrebbe vendere facilmente diesel all’Europa qualora le arrivassero richieste in tal senso». Nella sua visione, condivisa durante la XIX edizione del Forum economico euroasiatico di Verona a Istanbul, i futuri accordi tra il Cremlino e la Casa Bianca saranno un importante traino: «Le aziende europee chiederanno di non essere lasciate indietro».

Anche perché l’Europa «utilizza la Russia come un capro espiatorio», ma presto si accorgerà che «l’acquisto di risorse energetiche da Mosca diventerà imprescindibile quando si pagherà l’energia due o tre volte tanto». Se è convinto che il Vecchio continente non potrà scappare a lungo dalla «cooperazione economica con la Russia» visto che ha «un grande bisogno di aiuto», allo stesso modo non ha dubbi «che il Nord Stream 1 e il Nord Stream 2 torneranno operativi prima o poi». In quest’ottica, pur lanciando una stoccata contro il cancelliere tedesco Friedrich Merz per il suo basso gradimento, Dmitriev ha ventilato l’ipotesi di un forum «magari con la Germania» per discutere con «pragmatismo» delle questioni energetiche.

Ankara rafforza le alleanze, Bruxelles resta ai margini

A tal proposito, guardando alla rigidità europea, indicativa è la valutazione espressa da Antonio Fallico, presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia. Al Forum, ha evidenziato come la Turchia, che ha ospitato l’evento, non abbia subito «passivamente» gli eventi, ma abbia preso le redini anche tramite «un sistema flessibile di alleanze». Basti dire che l’Ue resta il più grande partner commerciale di Ankara con «217,6 miliardi di euro di interscambio nel 2025».

Pechino è dal 2024 il suo primo fornitore estero con «44,9 miliardi di dollari». E con Mosca mira a raggiungere «100 miliardi annui di scambi». Anche dal punto di vista geopolitico, la Turchia ha consolidato la propria influenza, «dal Mediterraneo Orientale ai Balcani, dal Medio Oriente al Caucaso», ha ricordato Fallico.

Al contrario l’Ue «si trova politicamente emarginata sulla scena mondiale». Il presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia ha ricordato soprattutto «le condizioni di dipendenza dagli Usa per le forniture di gas e petrolio» e i rapporti «sulla sicurezza europea» regolati da «una logica ragionieristica», ovvero «chi paga, quanto, a chi».

L’Ue cerca un negoziatore mentre Mosca parla di pace

Nel frattempo, l’Ue, secondo Politico, starebbe cercando urgentemente un capo negoziatore europeo, soprattutto dopo l’incontro tra Vladimir Putin e Witkoff. A commentare il percorso delle trattative per la fine della guerra in Ucraina è stato intanto Dmitriev. Ha riconosciuto che si sta procedendo «verso una pace a lungo termine che garantirà la sicurezza di Russia, Ucraina ed Europa». Mosca però resta convinta del fatto che «qualsiasi soluzione temporanea provocherebbe ostilità ancora maggiori».

Di visione diametralmente opposta è il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che pure ieri ha ribadito quanto sia necessario un cessate il fuoco. Anzi, durante un’intervista al podcast The Diary of a CEO, ha specificato che «una tregua e sedersi al tavolo dei negoziati rappresentano già un compromesso enorme» per Kiev. L’ex attore, che vede il presidente americano Donald Trump come la figura che «può portare molto facilmente Putin al tavolo dei negoziati», ha però esortato il tycoon a usare con lo zar russo «lo stesso tipo di retorica» che usa con il leader di Kiev.

Raid russi su Kiev e Kharkiv: morti e feriti

Per Zelensky continuano a non esserci «reali cambiamenti dell’atteggiamento di Mosca». A supportare la sua visione, «l’attacco dimostrativo russo» sull’Ucraina «quasi subito dopo l’ennesimo ciclo di negoziati». I raid sono piombati nella notte tre volte su Kiev, colpita anche da tre missili balistici dotati di testate a grappolo. Nella capitale si contano almeno un morto e 22 feriti.

Secondo Zelensky sono stati «danneggiati edifici monastici, abitazioni, negozi, caffè». A Kharkiv, gli attacchi hanno preso di mira un mercato, uccidendo due persone, mentre è stata ordinata l’evacuazione forzata di famiglie con bambini da Kramatorsk e da Slovyansk.

Kiev evacua le famiglie, oltre 800 droni abbattuti

Dall’altra parte, nemmeno Kiev ha rinunciato agli attacchi dopo i colloqui: nella notte sono stati abbattuti oltre 800 droni «sopra una ventina di regioni russe e la Crimea annessa», stando a quanto riferito dal ministero della Difesa russo. E 650 droni erano diretti sulla capitale.

È poi emerso che per quanto riguarda gli aiuti militari, l’Ucraina potrebbe ottenerli in modo più rapido ed economico. Stando a quanto rivelato dal Financial Times, Kiev sta infatti avviando una collaborazione con l’Agenzia Nato per il sostegno e gli appalti.

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