bilancio ue
Friedrich Merz (Ansa)

Spacca l’Europa la proposta irlandese di un taglio del bilancio 2028-2034 dell’Unione europea di 159 miliardi di euro, rispetto a quanto proposto dalla Commissione europea. Il ministro irlandese per gli Affari europei Thomas Byrne ha tentato di accontentare tutti, ma di fatto ha scontentato la maggior parte dei 27 Paesi membri.

Bilancio Ue, la proposta irlandese scontenta 27 Paesi

La presidenza irlandese da un lato ha fatto concessioni al «fronte dei frugali», i Paesi del Nord attenti al rigore, che chiedevano tagli maggiori. Ma l’Irlanda ha cercato di venire incontro anche ai Paesi del Sud e ai 17 Paesi «amici della coesione», fra cui l’Italia, salvando da sforbiciate la Politica agricola comune.

Per quadrare i conti ha colpito altri settori come i contributi Ue allo sviluppo nei Paesi poveri, la difesa e la sicurezza, suscitando lo scontento della Francia di Emmanuel Macron, che da settimane chiede «un maggiore e ambizioso budget europeo per sostenere le priorità dell’Ue inclusa la Difesa». La «negobox», la bozza negoziale avanzata dall’Irlanda non suscita consenso.

Lollobrigida boccia il taglio da 2,5 miliardi al fondo agricolo

Per l’Italia il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, pur apprezzando la salvaguardia dei fonti strutturali delle Politiche agricole comuni (Pac), stronca il taglio di 2,5 miliardi del fondo d’emergenza: «Abbiamo salvato i fondi strutturali di incentivo agli agricoltori, e questa è la Pac.

Sul fondo d’emergenza che serve ad arginare le dinamiche di mercato, invece, si tagliano 2,5 miliardi e io credo sia una follia. Dovevi incentivare oggi un’assicurazione che permettesse di intervenire su dinamiche di mercato che mettono in condizione le singole nazioni per cose tendenzialmente derivanti da contesti internazionali sui quali non può influire e che compensano».

Valutazioni simili a quelle della maggiore lobby di agricoltori europei, la Copa-Cogeca, e del presidente di Cia-Agricoltori italiani Cristiano Fini, secondo cui la bozza irlandese «non apre a più risorse per l’agricoltura e riaccende la pressione sulle promesse fatte agli agricoltori della presidente Ursula von der Leyen, dopo le proteste di un anno fa».

Se non altro, il fatto di aver salvato la Pac viene rivendicato come un successo del governo italiano dal senatore di Fratelli d’Italia Luca De Carlo, presidente della commissione Agricoltura: «I fondi Pac sono stati messi al riparo dai tagli che hanno colpito altri settori grazie alla lettera con cui il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha vincolato Ursula von der Leyen a difendere il comparto, culminata pochi giorni fa con il documento sottoscritto da 17 nazioni europee, con l’Italia capofila».

Merz e i Paesi frugali: «La manovra non taglia abbastanza»

Di segno opposto il commento del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che critica la negobox perché secondo lui non taglia abbastanza: «Siamo ancora lontani da un accordo. L’entità della nuova proposta non è sufficiente per raggiungere un’intesa».

Facendosi portavoce dei Paesi che sono maggiori contributori netti, al cui primo posto c’è, per motivi di Pil, la Germania, sebbene anche l’Italia vi sia compresa, Merz spiega: «Per un’Europa forte e sovrana abbiamo bisogno di un quadro finanziario pluriennale modernizzato e sostenibile. Il bilancio Ue deve essere sostenibile per coloro che ne sopportano il peso maggiore. Tutti devono contribuire agli adeguamenti necessari, perché dare priorità e modernizzare la spesa dell’Ue è un compito che riguarda tutti noi».

Stesso punto di vista dell’Austria, per la cui ministra degli Esteri Claudia Bauer: «L’Europa non diventa più forte solo perché diventa più costosa. La nuova proposta di bilancio è ancora lontana dal sì dell’Austria. Insieme agli altri contributori netti, finanziamo oltre il 60% del bilancio dell’Ue. Non possiamo chiedere di più ai nostri contribuenti, mentre a casa nostra dobbiamo fare i conti con ogni singolo euro».

Vuole spender meno anche la Svezia, stando al ministro Affari europei Jessica Rosencrantz: «Negobox irragionevole. I numeri sul tavolo rappresentano ancora un aumento insostenibile e quindi siamo lontani da un accordo».

Dall’Olanda osteggia la bozza il ministro degli Esteri Tom Berendsen: «Un’Europa più forte richiede un bilancio Ue moderno e accessibile. I Paesi Bassi non possono accettare la proposta attuale. Abbiamo bisogno di scelte più nette per investire in sicurezza, competitività e indipendenza dell’Europa. Senza maggior ambizione, un accordo è fuori portata».

Meno fondi a difesa e cooperazione, l’Ue rischia di perdere peso

Fra i tagli, quelli al capitolo Europa globale, la cooperazione allo sviluppo, che passa da 215 a 178 miliardi di euro, facendo dire a Barry Andrews, presidente della commissione Sviluppo del Parlamento europeo: «È un errore grave, che l’Europa pagherà con la propria sicurezza e il proprio prestigio nel mondo».

Dalla stessa aula, il relatore rumeno del Ppe Siegfried Muresan boccia la proposta perché «taglia la spesa per la difesa mentre le minacce si moltiplicano, riduce gli investimenti in competitività mentre l’Europa perde terreno rispetto alle maggiori economie mondiali e lascia agricoltori e regioni con finanziamenti insufficienti».

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