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Volodymyr Zelensky al Consiglio Ue il 15 ottobre 2026 (Getty Images)

Sbloccare almeno una quota dei circa 190 miliardi di euro di asset sovrani russi congelati nell’Ue, per trasferirli in un veicolo finanziario sotto la supervisione degli Usa, così da rilanciare le trattative di pace. Secondo diverse fonti, è questa la proposta che i negoziatori americani hanno formulato, durante il vertice di Miami della scorsa settimana, ai rappresentanti di Francia, Germania, Regno Unito, Ue e Nato.

Asset russi congelati, gli Usa propongono un fondo sotto la loro supervisione

Pazza idea? Non molto più di quella che qualche eurocrate continua ad accarezzare: utilizzare i fondi di Mosca per sovvenzionare l’Ucraina. Rischiando che l’Europa venga sommersa da cause miliardarie. In più, il Vecchio continente diventerebbe un paria per tutti gli investitori del pianeta: con un precedente del genere, ci penserebbero due o tre volte prima di depositare qui le loro ricchezze.

Erano esattamente le preoccupazioni che, a dicembre 2025, fecero sfumare l’intesa sulla confisca degli asset detenuti da Euroclear, società con sede a Bruxelles.

Una prospettiva alla quale si opponeva innanzitutto il Belgio e che venne scongiurata grazie al lavorio di Italia e Francia, anch’esse contrarie ad assumersi un rischio del genere. Nonché allo scenario in cui i 27 sarebbero stati chiamati ciascuno a stanziare risorse a garanzia di un eventuale rimborso. Per Roma, il conto avrebbe potuto superare i 25 miliardi di euro.

Merz chiude al piano di Trump, l’Europa teme cause miliardarie e fuga di capitali

L’idea dei mediatori di Washington è stata respinta dai rappresentanti europei. E ieri, al suo arrivo al Consiglio Ue nella capitale belga, il cancelliere tedesco ha confermato l’indisponibilità a seguire il piano statunitense: «Questi sono beni congelati in Europa», ha detto Friederich Merz, «e dovrebbero anche rimanere congelati in Europa. È una questione che ci riguarda e sulla quale decidiamo noi».

Come sulla Groenlandia e sul rilascio delle scorte di petrolio? Eppure, la soluzione americana non era assurda. E non si sarebbe dovuta trasformare per forza in un «premio» per Vladimir Putin.

Si poteva congegnare una restituzione progressiva dei beni a Mosca, subordinata al rispetto, da parte del Cremlino, delle condizioni di pace che avrebbero raggiunto i belligeranti. Non che sia granché rilevante ai fini degli equilibri mondiali, ma persino il campo largo avrebbe potuto metterci la firma.

Schlein e il fondo fiduciario per Mosca, Bruxelles insiste con sanzioni e aiuti a Kiev

In un certo senso, Elly Schlein lo ha già fatto: ha aderito all’appello «Un’altra difesa è possibile», iniziativa facente capo al Movimento Nonviolento, il cui portale Web – peraltro richiamandosi alle posizioni dell’eurodeputato Marco Tarquinio, candidato per volere della segretaria dem – suggeriva proprio di immobilizzare il capitale russo «in un fondo fiduciario».

Se lo zar avesse accettato la tregua, avrebbe recuperato man mano «la disponibilità degli asset attraverso il rispetto degli impegni assunti».

Il retroscena dell’incontro in Florida pare aver sorpreso anche il Cremlino. «Non ne sappiamo nulla», ha commentato il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, a proposito dell’ipotesi che sarebbe stata tirata fuori dagli emissari di Donald Trump. «Non sappiamo quanto siano attendibili queste notizie», ha concluso.

L’Unione europea concorda con Merz: gli asset rimangono dove sono. «Abbiamo sicuramente un approccio diverso» rispetto agli Usa, ha perciò voluto sottolineare ieri Kaja Kallas, Alto rappresentante Ue, mentre monta l’indignazione per l’accordo sul diesel. «Riteniamo che dobbiamo fare pressione sull’aggressore per fermare la guerra, non sulla vittima per arrendersi».

«La cosa peggiore che l’Europa potrebbe fare in questo momento è voltarsi dall’altra parte», ha ribadito Roberta Metsola, presidente dell’Eurocamera. Ancora sanzioni e aiuti all’Ucraina. Anche se la schiena non ce la fa a restare dritta a lungo.

Tant’è che gli Stati membri, stando al Financial Times, colti «di sorpresa» dalle proteste di Volodymyr Zelensky contro Trump, sono pronti a invitarlo a moderare i toni: potrà pure avere ragione, si mormora a Bruxelles, «ma non è sempre necessario dirlo ad alta voce».

La lavata di capo dovrebbe arrivare durante il Consiglio, al quale il presidente ucraino si è presentato già ieri sera, in anticipo sulla tabella di marcia.

Dopo aver visitato a Londra il premier inglese, Andy Burnham, Zelensky è infatti volato in Belgio. Ha incontrato i reali e il primo ministro, oltre al segretario generale della Nato, Mark Rutte. Oggi vedrà Ursula von der Leyen, i leader di Ungheria, Finlandia e Svezia.

Zelensky a Bruxelles, Meloni chiede un negoziatore Ue per riaprire il dialogo con Putin

È previsto un faccia a faccia anche con il numero uno del Consiglio Ue, António Costa. Uno dei candidati ad assumere il mandato di negoziatore ufficiale dell’Unione, nel caso in cui passasse la linea di Giorgia Meloni: l’inquilina di Palazzo Chigi chiede di individuare una «figura autorevole», incaricata di dialogare con Mosca a nome dell’Ue.

Sarebbe il primo tentativo dell’Unione di aprire un autentico canale diplomatico con Putin, per uscire dall’irrilevanza cui l’avrebbe condannata in maniera ancora più eclatante il trasferimento degli asset in un fondo a guida americana. Nell’era del ritorno della politica di potenza, non contare nulla è il destino di un’Europa a cui mancano sia la politica sia la potenza.

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