La Francia farà saltare in aria l’eurozona? Se lo sono chiesti in questi giorni all’Economist, durante un forum ad hoc perché i disordini in piazza sono lo specchio dei segnali d’allarme fiscali, che lampeggiano in rosso. L’impennata dei costi di finanziamento rende le spese per il mantenimento del debito sempre più oneroso. Se la prospettiva di approvare anche solo lievi tagli alla spesa nel bilancio appare improbabile, dicono dall’autorevole settimanale della City, la disciplina fiscale necessaria sembra del tutto irraggiungibile. E dunque, ecco la domanda da brividi: i problemi della Francia potrebbero innescare un’altra crisi dell’eurozona?

Il debito mette a rischio l’eurozona

Bloomberg è andata oltre. Se i costi di finanziamento rimarranno così elevati, il tasso di interesse pagato dal governo parigino supererà presto il tasso di crescita nominale dell’economia. Di conseguenza, la sola stabilizzazione del debito sovrano – attualmente pari a circa il 120% del prodotto interno lordo, tra i più alti in Europa – potrebbe richiedere un avanzo primario di bilancio sostenuto pari al 2% del Pil. Un risultato che la Francia non raggiunge dagli anni ’70. Pazzesco.

Per questo, considerando le presidenziali del prossimo anno, a Bloomberg sono convinti che «prima o poi, i leader del Paese dovranno riconoscere che non c’è alternativa alla noiosa e spiacevole disciplina di bilancio». Il peggio viene adesso: «La crisi che sta colpendo la Francia la pone in rotta di collisione con l’Unione Europea nel suo complesso.

Più a lungo la Francia ritarderà le riforme serie, più precarie diventeranno le sue finanze, a causa dell’aumento del debito contratto a tassi di interesse più elevati. Se gli investitori si rifiuteranno definitivamente di concedere prestiti, la Ue e la Banca Centrale Europea si troveranno di fronte a un dilemma: organizzare un piano di salvataggio o lasciare che la seconda economia del blocco precipiti nel caos finanziario».

Draghi ridimensiona i timori sulla Francia

Ma la Bce perché non è già intervenuta se i rendimenti del titolo decennale hanno toccato il 5% e lo spread con i Bund tedeschi è al 136%? Clamorosamente, spiega Mario Draghi sempre a Bloomberg, «se guardiamo nel complesso alla Francia, è possibile vedere degli elementi non così negativi in questo scenario grave». La quota di titoli di Stato «che resta da emettere entro la fine dell’anno è trascurabile». E «il debito francese ha una durata molto lunga, e questo è abbastanza importante – aggiunge l’ex presidente della Bce – perché significa che Parigi può sostenere spread piuttosto elevati, senza che questi contagino nell’immediato l’andamento del debito». Chi ha ragione? Draghi o gli investitori che mettono sul tavolo soldi veri, non parole?

I mercati puntano sull’Italia

Attenzione, non è che la parola dell’ex premier non abbia valore – ricordiamo tutti il «whatever it takes» che fermò la vendite sui Paesi periferici dell’eurozona – però i mercati raramente mentono. Basta seguire i soldi. «Follow the money». E seguendo il cash si capisce perché l’Italia non è il malato d’Europa. Anzi è diventato un Paese su cui investire.

BlackRock aumenta la presenza a Piazza Affari

Blackrock, la «repubblica del risparmio mondiale» con i suoi 14-15.000 miliardi di risparmi gestiti, è diventato il primo azionista privato – dopo lo Stato – della nostra Borsa. È primo socio di Unicredit, dove è salito dal 5,6 all’8,9 per cento, e di Intesa Sanpaolo (da 5,1 a 7,3%). E poi è in pole position in Prysmian (cresciuto al 7,46% dal 5,9%), Enel (dal 5,24% al 6,96%), Snam (dal 5,46% al 6,82%). E ancora il mega fondo guidato da Larry Fink, è protagonista in Fineco col 9,2%, Bpm (5,14%), Bper (4,78%), Mps (4,66%), Eni (4,64%), Ferrari (3,8%)… una sorta di «Nazionale» di Blackrock a Piazza Affari, con la new entry Poste (intorno al 5%). Ovvio, i guadagni attirano il colosso americano, ma l’interesse per il Belpaese si intensifica con questo governo.

Larry Fink, la fiducia nel governo italiano

Fink, gran cerimoniere del forum di Davos, in un’intervista a Milano Finanza di fine 2023 si diceva ottimista sull’Italia, positivo sul primo anno di Meloni e soddisfatto dei risultati negli investimenti bancari. E mostrava interesse per i Btp. Un anno dopo, a giugno, partecipava al G7 di Borgo Egnazia, mentre il 30 settembre 2024 incontrava il premier a Palazzo Chigi. Al centro del vertice: data center e infrastrutture energetiche di supporto, trasporti e di strumenti per la finanza climatica. Si decise un ristretto gruppo di lavoro coordinato da Palazzo Chigi. Insomma: collaborazione e sintonia. Fiducia, soprattutto. Nel governo e nel Paese. Per questo gli investimenti di Blackrock nella nostra Borsa salgono e sono arrivati a valere oltre 40 miliardi. Segnali che proteggono l’Italia dagli attacchi al debito, nonostante la mole enorme. Segnali che se hai lo scudo americano, i colpi fanno meno male.

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