L’Europa rifiuta il gas russo via Kiev. Ma così allontana la fine della guerra
Un gasdotto a Dashava, in Ucraina (Getty Images)

Gli Stati Uniti se le inventano tutte per favorire un armistizio fra Mosca e Kiev. Ieri il Wall Street Journal ha riferito, da «funzionari americani, europei e ucraini», che gli Usa pressano i governi dell’Unione europea affinché tornino a comprare gas russo attraverso i gasdotti che solcano il territorio ucraino, essendo il Nord Stream sotto il Baltico danneggiato dall’attentato del 2022.

L’idea circola da quando gli inviati americani Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump, e Steve Witkoff sono andati in missione a Mosca e Kiev lo scorso settembre. La proposta sarebbe legata a un’ipotesi di «tregua energetica» in base alla quale i russi si asterrebbero dal colpire reti energetiche ucraine, mentre le forze di Kiev non toccherebbero strutture petrolifere russe.

Il piano di Trump: gas russo all’Ue attraverso un intermediario americano

Il piano Usa, a cui le cancellerie europee storcono il naso, prevede che la vendita del gas russo all’Ue venga effettuata da un intermediario statunitense «per aggirare le sanzioni europee al gas russo». Ciò consentirebbe agli Usa di assicurarsi una parte nell’affare, dato che, secondo il Wsj, «investitori americani se ne starebbero interessando».

Non è difficile vedervi lo zampino affaristico di Trump. Gli Stati Uniti, quindi, oltre ad aver incrementato dal 2022 la loro vendita di gas liquefatto via nave agli europei, mirano ora a una «cresta» nell’aiutare i russi ad aggirare le sanzioni Ue. Gli introiti della vendita del gas verrebbero riversati in un «conto vincolato in una giurisdizione terza» a garanzia che non vengano investiti da Mosca in armi.

Anche l’Ucraina avrebbe vantaggi, ricominciando a incassare pedaggi per il passaggio del metano sul suo territorio.

Bruxelles frena: «Riprendere le importazioni contraddice la politica europea»

Il piano incontra la resistenza dei governi Ue, che perseguono la cessazione totale dell’import di gas russo entro la fine del 2027, tanto che il commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen vuole uno stop definitivo, anche dopo la guerra.

Un «funzionario di un paese nordico» ha detto al Wall Street Journal che «riprendere l’import di gas russo è contraddire tutta la politica Ue», mentre per «un funzionario di un grande Paese europeo» il piano Usa svenderebbe «la sicurezza per interessi commerciali» e sarebbe come il compromesso di Monaco del 1938, mediato da Benito Mussolini, con cui Francia e Gran Bretagna consentirono ad Adolf Hitler di mutilare la Cecoslovacchia in cambio di una pace effimera.

Dubbi anche dalla Russia. Per il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov: «È improbabile che possiamo parlarne ora. Dipenderà dai desideri degli acquirenti e dei venditori e dalle capacità dei venditori».

Dalla Germania, il ministero dell’Economia ha ammesso che il riempimento delle scorte tedesche di gas è al 61,5%, sotto la media europea del 75%, ma si rimedierà: «Le prenotazioni sono in corso, gli stoccaggi sono pieni per oltre il 60% e le capacità risultano prenotate per oltre l’80%. Germania e Ue hanno interesse a essere indipendenti dalle forniture russe».

Ieri, droni ucraini hanno colpito un nodo della rete russa di oleodotti, a Prosvet, nella regione di Samara.

Zelensky sfida Trump e minaccia nuovi attacchi al petrolio russo

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto agli americani che proseguirà ad attaccare il settore petrolifero russo, snobbando l’appello di Trump per una moratoria, se gli americani non consegneranno in tempi brevi i missili antiaerei Patriot, la cui scarsità impone che gli esemplari in ordinazione arrivino a Kiev fra anni.

I russi hanno attaccato ancora infrastrutture elettriche in Ucraina spingendo la compagnia Ukrenergo a decretare razionamenti dell’elettricità nella regione di Kiev.

Zelensky ha denunciato «un raid russo su una scuola usata per distribuire aiuti ai civili a Komyshuvakha, nella regione di Zaporizhzhia, dove si contano 18 morti».

Le truppe russe hanno bombardato a Tuzly, nella regione di Odessa, un arsenale di missili ucraini Neptun. Finita la tregua umanitaria a Oleshky, la fautrice Melania Trump, first lady Usa, l’ha definita «un successo per l’evacuazione di 800 civili», e anche Mosca e Kiev, pur accusandosi a vicenda di averne approfittato per rafforzare i rispettivi schieramenti, hanno ammesso che «non ci sono state violazioni».

Raid, tregua umanitaria e radar di Kaliningrad: la guerra continua

Sia i russi che gli ucraini hanno segnalato disturbi hacker sulle rispettive app telefoniche di allerta sugli attacchi aerei.

Intanto, Times e Deutsche Welle segnalano che la Russia sta per completare il colossale radar strategico di Gvardeysk, a Kaliningrad, sul Baltico, in grado di captare ogni aereo o missile fino a 3.000 km di distanza, oltre la curvatura terrestre, e forse anche di intercettare comunicazioni.

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Bagno di realtà da parte di Dmitriev a Bruxelles: «Se l’Ue ci domanderà gasolio, glielo invieremo. L’energia costerà sempre di più, comprarla dalla Russia sarà imprescindibile». Kiev dispone l’evacuazione di famiglie con bambini da Kramatorsk e Slovyansk.