• Eugenio Giani: «Sorpresa e amarezza». Massimiliano Fedriga vuole convocare la Conferenza Stato Regioni. Da oggi in vigore le nuove regole.
  • Esposto sul concorso per i docenti. Mario Pittoni (Lega): «La notte prima della prova, boom per gli argomenti chiesti all’esame».

Lo speciale contiene due articoli.

In buona parte d’Italia, ieri ultimo giorno di passeggiata semilibera. A Napoli, ad esempio, bar del centro affollati per quello che è stato definito «l’ultimo caffè». Intanto, cambia ancora la cartina, con macchie di rosso e di arancione sempre più predominanti. Dopo l’ordinanza del ministero della Salute che fissa due ulteriori zone rosse (Toscana e Campania) e altre tre aree arancioni (Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Marche), il quadro complessivo risulta così composto: in rosso ci sono Lombardia, Piemonte, provincia di Bolzano, Valle d’Aosta, Toscana, Campania, Calabria; in arancione, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Liguria, Umbria, Marche, Abruzzo, Basilicata, Puglia, Sicilia; in giallo, solo Veneto, provincia di Trento, Lazio, Molise, Sardegna.

Assai diversificate le reazioni dei governatori. Un caso a sé è la fiammeggiante replica di Vincenzo De Luca, infuriato contro il governo, di cui ha buon gioco a elencare le contraddizioni, salvo però dimenticare i suoi mesi di sceneggiata. L’uomo del lanciafiamme spara ancora, parlando di «provvedimenti sminuzzati» del governo: «Questa scelta ha fatto perdere due mesi». E allora ecco la sentenza politica: «Meglio mandare a casa il governo. Non è tollerabile alcun rapporto di collaborazione con ministri come Vincenzo Spadafora che ha raccontato bestialità o con il signore di cui ho fatto il nome (Luigi Di Maio, ndr)». La telenovela promette di non finire qui. Intanto, ieri è arrivata la notizia che in Campania le scuole dell’infanzia e le prime classi della scuola primaria torneranno in presenza dal 24 novembre.

Toni diversi, rassegnati e crepuscolari, dal neo governatore della Toscana Eugenio Giani: «Provo sorpresa e amarezza perché vedevo che negli ultimi giorni i dati tendevano a un lieve miglioramento. Sono uomo delle istituzioni e rispetterò quanto deciso dal governo. Sono convinto che ce l’avremmo potuta fare anche senza dover passare a zona rossa». Dario Nardella, sindaco di Firenze, ha aggiunto: «Al governo chiediamo quanta più trasparenza possibile: io ho sempre difeso il meccanismo dei colori, degli automatismi, ma è importante che i cittadini sappiano, perché c’è ancora chi pensa che ci siano motivazioni politiche alla base dei colori». Poi ha aggiunto che la città «sente moltissimo l’impatto economico» delle restrizioni, per cui «abbiamo assolutamente bisogno che il governo ci stia vicino, non solo ora con i ristori ma anche in prospettiva, perché il 2021 sarà un anno terribile».

La beffa più insopportabile è quella per Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, che, 24 ore prima dell’ordinanza di Roberto Speranza, avevano adottato provvedimenti territoriali per evitare il declassamento. Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli, ha chiesto «una riunione urgente della Conferenza Stato Regioni per ridiscutere i parametri delle zone in cui sono finite le Regioni». Pure Luca Zaia, presidente del Veneto, ha dato man forte ai colleghi: «Noi siamo in zona gialla ma non sono convinto che i colleghi di Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia abbiano situazioni diroccate». Amareggiato il presidente delle Marche Francesco Acquaroli: «Dispiace sicuramente veder ulteriormente compresse le nostre libertà».

In ogni caso, restano valide le ultimissime ordinanze (distinte ma simili nell’impianto) di Veneto ed Emilia Romagna. Il Friuli invece ha ritirato la sua. In Emilia Romagna, negozi chiusi la domenica (con le consuete eccezioni) e chiusura pure il sabato per i centri commerciali. In Veneto stesse regole e stesse eccezioni per negozi e centri commerciali, disposizioni «anti struscio» nei centri storici, e somministrazione di bevande dalle 15 da seduti.

Quanto alle regioni rosse, molto rigide le regole lombarde: didattica a distanza, chiusura di quasi tutti i negozi (tranne quelli di prima necessità) e divieto di uscire se non per comprovati motivi. Situazione analoga in Piemonte.

Scendendo a Sud, in Calabria si va verso la sospensione della didattica in presenza per le scuole di ogni grado, mentre diverse città della Campania (da Benevento a Torre Annunziata, e si attende che qualcosa del genere accada anche a Napoli) hanno già disposto la chiusura di vie affollate.

Nelle altre regioni arancioni è in corso il potenziamento dei controlli sul rispetto delle misure, in qualche caso (Abruzzo) perfino con un abbastanza surreale uso di impianti di diffusione sonora per allertare le persone. Per il resto, raffica di restrizioni a livello locale un po’ ovunque (Liguria, Umbria, Basilicata, Puglia). A Verona e Pesaro senso unico nelle vie pedonali, a Cittadella (Padova) divieto di fumo in strada.

Resta infine in giallo, nonostante diverse testimonianze di una notevolissima pressione sugli ospedali, il Lazio di Nicola Zingaretti, protetto finora da una sorta di immunità mediatica. A Roma previsti controlli nelle aree verdi, accessi contingentati nelle vie del centro e stop ad alcune fermate della metropolitana.


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