Speranza usa l’emergenza per vincolare l’educazione alla didattica a distanza
  • In un vertice dell’Oms, il ministro della Salute ha definito «irrinunciabili» le lezioni on line. Per nascondere i ritardi il governo è pronto a stravolgere l’apprendimento.
  • Un gioiello che ha resistito ai conflitti mondiali. Ma non agli errori diplomatici di Luigi Di Maio.

Lo speciale contiene due articoli.

In un tweet, il direttore dell’Oms Europa, Hans Kluge, non se l’era fatto scappare e commentava: «Tenere aperte le scuole è complesso; non esiste una soluzione a rischio zero; il trasporto è un punto critico per la riapertura; sono vitali evidenze scientifiche più forti» sul tema del Covid-19 negli istituti scolastici. Era in corso il vertice virtuale del 31 agosto, tra i 53 Stati membri della Regione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità e stava parlando il nostro presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro. «Lezioni apprese dall’Italia», si congratulava Kluge, che poche ore dopo stilava con il ministro della Salute, Roberto Speranza, un comunicato nefasto per la scuola. «È realistico prepararsi e fare piani per rendere disponibile la didattica online a integrazione dell’apprendimento in aula nel prossimo anno scolastico», avvertivano, spiegando nel dettaglio che «ciò sarà necessario durante le chiusure temporanee, può essere un’alternativa per bambini e insegnanti con condizioni di salute particolari, può essere necessario durante quarantene episodiche e può integrare l’apprendimento scolastico in circostanze in cui i bambini alternano la loro presenza a scuola» a periodi in cui siano costretti a rimanere a casa, «per rispettare le esigenze di distanziamento fisico nelle aule più piccole».

Quindi a pochi giorni dalla riapertura delle scuole, mentre i presidi impazziscono a sistemare le aule e i genitori finalmente cominciano a credere che potranno mandare i figli a studiare in classe, il ministro Speranza ha tenuto a mettere nero su bianco che la didattica a distanza (Dad) rimane uno strumento importante. Indispensabile. Paradossalmente, la nota congiunta messa a punto con il direttore dell’Oms Europa faceva seguito alla dichiarazione con cui Speranza annunciava di aver promosso, in rappresentanza dell’Italia, la conferenza virtuale perché «diritto alla salute e diritto all’istruzione devono camminare insieme». In realtà il ministro e l’Oms dimostrano di voler fare di una soluzione d’emergenza, come è stata la Dad durante il lockdown, l’unica alternativa possibile all’incapacità di organizzare la scuola «in presenza», secondo le norme anti Covid. Sappiamo tutti, l’Istat ce l’ha ricordato, che tre famiglie italiane su dieci non hanno un pc o un tablet a casa e che solo il 6,1% dei ragazzi ha un dispositivo personale. Il 16% delle famiglie senza titolo di studio ha un accesso a banda larga fissa o mobile, contro il 95% delle famiglie di laureati. Sappiamo anche che nei mesi dell’emergenza sanitaria la didattica a distanza ha escluso i più deboli e i più svantaggiati: non hanno potuto seguire maestri, insegnanti, lezioni online. L’ha ammesso lo stesso ministero dell’Istruzione: 1,6 milioni di alunni non sono stati raggiunti dalla scuola, che per loro è rimasta drammaticamente chiusa. In ogni caso, lo schermo di un pc non può replicare la presenza di una lezione, di un insegnante, sostituire una relazione educativa costruita assieme ai compagni di classe. Il ricorso esclusivo alla tecnologia informatica non può diventare la condizione ordinaria a cui vengono costretti studenti, tenuti lontano dalle aule solo perché le misure adottate non riusciranno ad azzerare il rischio di trasmissione del virus in ambito scolastico. Eppure il vademecum dell’Iss è stato chiaro, le misure possono ridurre il rischio e «modelli previsionali solidi sull’effetto delle diverse strategie di intervento» andranno sviluppati «man mano che si acquisirà conoscenza» su come il Covid-19 si trasmetterà nelle scuole. Non servono allarmismi né previsioni catastrofiche. Quanti alunni si vogliono abbandonare all’isolamento sociale, costretti (i più fortunati) a collegarsi in Rete da un’abitazione dove non hanno a disposizione uno spazio proprio per concentrarsi e devono così vivere le lezioni virtuali in situazioni di stress? Lo scorso marzo, in un intervento sul sito di informazione Lavoce, il presidente della Fondazione Agnelli, Andrea Gavosto, affermava che nella didattica a distanza «il primo obiettivo rimane quello di non perdere per strada i più deboli e i meno attrezzati». Ricordava, a proposito delle tecnologie digitali, che dall’indagine 2019 dell’Autorità delle comunicazioni «solo nell’8,6 per cento dei casi gli insegnanti le utilizzano per attività progettuali a distanza, mentre per la maggioranza si tratta di consultare fonti o materiali digitali, compilare il registro elettronico o preparare Powerpoint. Insomma, un uso abbastanza rudimentale della Rete, in linea con la didattica frontale, di poco aiuto nella gestione di una classe online per un periodo prolungato, specie nella scuola primaria». Questa sarebbe la capacità di insegnare online dei nostri docenti? In ogni caso, momenti di lavoro per via telematica organizzati dai professori non vogliono dire che gli studenti debbano fruire delle tecnologie in solitaria, magari con problemi di concentrazione e di comprensione di lezioni online. Non ci sarebbe più equità, garantita nel diritto allo studio. Il ministro Speranza, assieme a Kluge, fa sapere: «Stiamo davvero dimostrando che vogliamo garantire che i bambini e gli adolescenti non siano lasciati indietro mentre il mondo continua ad affrontare questa pandemia». Asserisce di voler «preservare l’equità come principio guida fondamentale per garantire che le popolazioni svantaggiate non siano ulteriormente svantaggiate», ma prima ancora che le scuole aprano sta già pensando di chiuderle. «L’importante collegamento tra i settori della salute e dell’istruzione continuerà a crescere mentre navighiamo nella nuova realtà post Covid-19», hanno concluso. Forse intendevano navigare in Internet, costringendo la scuola a fare altrettanto.


Da non perdere

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra
Governo

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra

Mentre il partito del generale continua a crescere (e lui, dopo la Lega, vuole superare anche Forza Italia), tra le opposizioni si fa strada l’incubo della grande alleanza tra le fila degli avversari. Ma toccherà a Giorgia Meloni sciogliere tutti i nodi dell’intesa.