Speranza sfregia pure le vacanze. «Al ristorante? al massimo in 4»
  • Contagi, ricoveri e decessi giù. Nel giorno in cui i locali ripartono anche al chiuso e si tenta di rilanciare turismo ed economia, il titolare della Salute «precisa»: restrizioni a tavola in zona bianca e all’aperto. Mancano 800.000 posti di lavoro rispetto al pre Covid. E l’Ilva rischia grosso.
  • Nel primo trimestre Pil su dello 0,1%, però è ancora 30 miliardi sotto i livelli pre Covid.

Lo speciale contiene due articoli.

Nel film di Massimo Troisi Ricomincio da tre c’è una memorabile scena nella quale il protagonista è alle prese con un giovanotto complessato che non esce mai di casa, interpretato da Renato Scarpa: il nome del personaggio è Robertino. Non se la prenderà, il ministro della Salute Roberto Speranza, ma ieri lo avremmo chiamato Robertino, quando è stata diffusa la precisazione che mantiene, nelle zone gialle e pure in quelle bianche, il limite massimo di quattro persone sedute allo stesso tavolo al ristorante, a meno che non siano conviventi. Incredibile ma vero: il primo giorno di riapertura dei locali al chiuso, un giorno atteso per un anno e mezzo, un giorno storico, viene funestato da una delle più incredibili decisioni di Speranza, ministro che in questo lunghissimo anno e mezzo di pandemia di decisioni puramente ideologiche, al limite dell’autolesionismo, ne ha prese tantissime.

La cronaca di questa ennesima giornata di ordinaria follia targata Robertino Speranza inizia ieri mattina, quando riaprono, dopo la lunghissima agonia, circa 360.000 bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi in tutta Italia, con la possibilità di offrire il servizio al bancone e al tavolo al chiuso. Tutti contenti, dunque? Macché: da giorni regna l’incertezza sulla regola che limita, anche nelle zone bianche, il numero dei commensali a quattro, a meno che non siano tutti conviventi. «Passano i mesi», protesta la Fipe Confcommercio, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, «ma non la confusione successiva a ogni provvedimento. È inaccettabile che, nel giorno in cui finalmente bar e ristoranti possono riprendere a lavorare a regime, non ci sia ancora una linea chiara sul numero di commensali permessi a ogni tavolo. Da giorni si susseguono interpretazioni giornalistiche le più disparate, mai smentite, salvo ricevere solo ora, a mezzo stampa, un’interpretazione del ministero della Salute giuridicamente incomprensibile, che limita persino nelle zone bianche il numero dei commensali a quattro. Se fosse confermata andrebbero spiegate le basi su cui si fonda una decisione così penalizzante, che comunque doveva essere resa pubblica giorni fa e non a tre ore dall’inizio del servizio serale. Questa è una grave mancanza di rispetto nei confronti di centinaia di migliaia di imprenditori», attacca la Fipe, «costretti per l’ennesima volta a improvvisare. Confidiamo in un ripensamento».

Altro che ripensamento: il ministero della Salute conferma l’assurda regola. «Sia nelle regioni in zona gialla sia in quelle in zona bianca», fa sapere il dicastero guidato da Robertino Speranza, «rimane il limite, per i ristoranti, del servizio al tavolo consentito per un massimo di quattro persone, a meno che non siano tutte conviventi. Lo precisa il ministero della Salute», continua la nota, «facendo riferimento al dpcm del 2 marzo scorso, a sua volta richiamato dal decreto legge 22 aprile 2021 e nella premessa delle linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali del 28 maggio 2021 al punto 1». Una precisazione in un orrendo linguaggio burocratico che assesta una legnata tremenda sulla testa dei ristoratori e dei clienti. Una decisione senza capo né coda, che va contro il minimo buon senso, e che mette in estrema difficoltà tutto il comparto della ristorazione, come se i problemi non fossero già abbastanza. L’enormità di questa decisione di Speranza è lampante, i paradossi che comporta non si contano.

Qualche esempio? Innanzitutto, una comitiva di 20 persone può riunirsi in un appartamento, guardare la partita in tv, bere, sgranocchiare noccioline, mettersi in auto, andare al ristorante, ma poi a cena deve dividersi in cinque tavoli, lontani l’uno dall’altro. Il motivo? Bisogna chiederlo a Robertino Speranza. Per non parlare di chi sta prenotando una vacanza, con la propria famiglia e altri amici: la combriccola dovrà rassegnarsi a stare tutto il giorno insieme, salvo dividersi a pranzo e a cena, ovvero nei momenti di più spensierata convivialità. Un fattore decisivo nella scelta del luogo dove trascorrere la villeggiatura, che finirà per penalizzare le località turistiche italiane favorendo quelle degli altri Paesi, dove questo limite non c’è.

Secondo i calcoli della Coldiretti, la filiera della ristorazione è stata la più colpita dalle misure adottate per combattere la pandemia, con una perdita, tra limitazioni e chiusure a singhiozzo, stimata in 41 miliardi di euro nell’anno del Covid. Se un ristorante resta chiuso, infatti, a risentirne non sono solo il proprietario e i dipendenti, ma tutte le aziende della filiera agroalimentare. A beneficiare delle riaperture sarebbe a cascata l’intero sistema, un esercito di imprese con relativi dipendenti, tra le quali 70.000 industrie alimentari e 740.000 aziende agricole impegnate a garantire le forniture, per un totale di 3,6 milioni di posti di lavoro.

«Con il limite dei quattro posti a sedere», protesta Coldiretti, «saltano le tradizionali tavolate estive, dalle feste di fine anno scolastico ai pranzi aziendali fino ai pranzi in riva al mare e alle cene serali tutti insieme in vacanza, che sono una priorità per quasi un italiano su tre dopo le riaperture». Numeri impressionanti, quelli della filiera della ristorazione, che suggerirebbero a chiunque abbia responsabilità di governo di fare tutto ciò che è possibile per rimettere in moto il motore di questo settore, e di conseguenza dell’intera economia italiana, in un momento in cui la sentenza Ilva rischia di affossare la siderurgia del nostro Paese, che rischia di dover acquistare l’acciaio dall’estero ora che il prezzo è alle stelle, e mentre il premier Mario Draghi sottolinea che in questa fase di risveglio dell’Italia «il compito del governo per tutte le realtà produttive è creare un ambiente dove ci si sente parte della società, per investire e guardare al futuro». Il compito del governo, quindi dei ministri, compreso Robertino Speranza, l’ultimo giapponese delle restrizioni senza senso.


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