- Il sindaco di Bergamo tenta di manipolare parte del comitato che denuncia le inefficienze nella gestione della pandemia. Robert Lingard, ex responsabile comunicazione del gruppo: «Giorgio Gori potrebbe ritrovarsi indagato».
- Il dicastero della Salute nega a Galeazzo Bignami, deputato di Fratelli d’Italia, i resoconti delle prime riunioni per fronteggiare l’emergenza sanitaria. «Sono solo scritti informali senza firma».
Lo speciale contiene due articoli.
Fino al 15 gennaio Robert Lingard è stato il responsabile comunicazione del comitato Noi denunceremo, nato da familiari di vittime del Covid a Bergamo. Quel giorno il presidente Luca Fusco aveva duramente criticato la Procura, accusando i pm che indagano sulla gestione dell’emergenza di essersi mossi tardi. Lingard ha lasciato il comitato perché quella dichiarazione non era stata concordata: «Nel momento in cui la Procura manda la Guardia di finanza ad acquisire documenti importantissimi al ministero della Salute, all’Istituto superiore di sanità e alla Regione Lombardia, non è il caso di mettere in dubbio l’azione dei pm», spiega. «Per di più lasciando intendere che i ritardi avrebbero permesso di occultare le prove».
Ma dietro l’abbandono c’è anche il sospetto di una strumentalizzazione politica operata dal sindaco Pd di Bergamo, Giorgio Gori. «Ma a me e al pool di legali», sottolinea Lingard, «interessa soltanto che venga accertato se ci sono responsabilità penali e civili nella gestione della pandemia, e di chi sono tali responsabilità indipendentemente dal colore politico». Quella di Bergamo è un’inchiesta che dà parecchio fastidio al Pd: di fatto ha trasformato la percezione che il Paese aveva della pandemia. Nei primi mesi eravamo tutti convinti di essere di fronte a una tragica fatalità, e quella era la narrativa istituzionale. Ma le indagini dei pm e i documenti prodotti dal comitato hanno portato alla luce una lunga serie di mancanze della politica. Come l’assenza di un piano pandemico, il tentativo di silenziare rapporti internazionali sfavorevoli come quello redatto dall’Oms, o i ritardi nell’adozione di misure drastiche contro il contagio.
Inizialmente i pm hanno puntato l’attenzione sui presunti ritardi della Regione Lombardia. Ma con il passare delle settimane l’orizzonte si è allargato fino a coinvolgere l’azione dei governi dal 2006 in poi, anno in cui fu redatto il piano pandemico mai aggiornato. «Da quello che è emerso negli ultimi mesi», dice Lingard, «l’idea che mi sono fatto è che Gori abbia tentato di fare il piacione. A mio avviso il primo segnale di delegittimazione si è avuto lo scorso giugno, alla commemorazione delle vittime al cimitero monumentale di Bergamo. Erano stati invitati il capo dello Stato e autorità di ogni tipo ma neppure un rappresentante del comitato. Noi abbiamo saputo della cerimonia dai giornali». Il comitato ha battuto i pugni chiedendo che fossero presenti i parenti di 5 deceduti. Alla fine Gori ha fatto un solo invito: il presidente Fusco. Evidentemente il sindaco, che conosce bene i meccanismi della comunicazione, temeva che i riflettori fossero per i familiari delle vittime e non per lui e gli altri politici che dovevano prendersi tutti i meriti. Osserva Lingard: «Credo che Fusco sia l’unico a non essersi accorto che Gori avrebbe potuto ipoteticamente utilizzare il comitato per monopolizzarlo. La riprova si è avuta il 29 dicembre, quando il sindaco ha annunciato che il Comune di Bergamo si sarebbe costituito parte civile in un eventuale processo per epidemia colposa. È paradossale».
Mossa molto strana, in effetti. «L’annuncio è avvenuto senza informare i familiari delle vittime e chi, anche da un punto di vista documentale e di denunce, ha attivato quell’eventuale processo», protesta Lingard. «Al momento è un semplice annuncio non ancora formalizzato, intanto i giornali scrivono che Gori “va in soccorso del comitato”. Ma noi non volevamo essere catapultati nella caciara politica. L’aspetto più astruso è però un altro. Le indagini sono ancora in corso, e non si sa quali saranno i risultati. In linea teorica non va escluso che i pm possano coinvolgere lo stesso Gori: non dimentichiamo che il sindaco, per legge, è responsabile della salute pubblica nel suo territorio».
Potrebbe dunque accadere che il Comune si ritrovi parte civile contro il suo stesso sindaco. D’altra parte, di solito questi passaggi avvengono a fascicolo giudiziario chiuso. «Le ragioni? Me le domando anch’io», si stupisce Lingard, «visto che in mezzo alle indagini non c’è più soltanto la Regione Lombardia ma i governi degli ultimi anni in cui il partito di Gori, il Pd, è sempre stato presente, a parte la partentesi del primo governo Conte».
Quello che si profila è un tentativo di strumentalizzare l’inchiesta di Bergamo contro la Regione Lombardia. Su questo, Lingard mette in fila una serie di fatti: «Mi limito a osservare che il sindaco è in prima linea nel criticare la Lombardia sulla campagna vaccinale e ha contribuito al lancio della class action contro l’istituzione della zona rossa che non doveva essere rossa. Con l’avvocato Consuelo Locati, che coordinava il pool legale del comitato, ci siamo sempre battuti contro le intromissioni della politica partitica». Ora anche l’avvocato Locati ha lasciato il comitato, spiegando su Facebook che Fusco voleva trasformarlo in un gruppo a sostegno della sua entrata in politica.
Emerge dunque un quadro in cui il Pd tenterebbe di «impadronirsi» dei parenti delle vittime del Covid di Bergamo, neutralizzando il comitato. «Di fatto, adesso il comitato è compromesso in termini di credibilità», è la convinzione di Lingard. «Chi potrebbe monopolizzare la questione della mala gestione dell’emergenza in Lombardia sarà dunque il sindaco Gori, il quale ha pure annunciato che chiederà i danni con la costituzione di parte civile. A patto che non gli arrivi l’avviso di garanzia».
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