- Il leader della Lega sfotte Luigi Di Maio e si prepara a qualunque scenario: ok alla Elisabetta Alberti Casellati, se il Pd resta fuori. Altrimenti l’opposizione non fa paura, anzi può essere una pacchia.
- Nel frattempo il leader del Carroccio scende a Sud, visita Catania e rischia di rompere l’asse con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni.
- Intanto il Movimento 5 stelle continua le prove di disgelo con il Partito Democratico su esteri e giustizia
Lo speciale contiene tre articoli
«C’è chi chiude il forno e chi cura l’orto». Matteo Salvini si fa un selfie in mezzo al verde, sbeffeggia Luigi Di Maio e aspetta in versione Cincinnato la decisione del presidente della Repubblica, cominciando a immaginare di dover trascorrere ancora qualche tempo all’opposizione nonostante la vittoria elettorale.
Il suo destino immediato dipende da due grandi vecchi, appunto Sergio Mattarella e Silvio Berlusconi, che in queste settimane hanno giocato la partita con la ferocia dei pallanuotisti: sorrisi sul pelo dell’acqua e colpi proibiti sotto. Fino all’incarico esplorativo previsto per oggi, con in pole position la famosa «figura istituzionale terza»: la presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati.
Il leader della Lega approva l’eventuale investitura femminile: «Casellati può fare un buon lavoro, se fosse per la Lega il governo sarebbe partito da un mese». Ora sta alla finestra. Il centrodestra non ha i numeri per fare da solo e il governissimo potrebbe essere un boomerang per chi lo sostiene, quindi Salvini si limita a ribadire la sua disponibilità a trattare con chiunque (tranne con lo sconfitto Pd): «Una figura terza va bene. Se ci fosse qualcuno in gamba che sottoscrive un programma che condivido, perché non accettarlo? Io a differenza di Di Maio non sono qua a dire: o governo io o non si fa niente. Dico no al Pd perché se il Paese è in queste condizioni la colpa è di Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. C’è molto Pd nel disastro». A Telemolise spiega anche perché domenica gli elettori della regione dovrebbero votare il Carroccio: «Governiamo Lombardia e Veneto da 23 anni e la gente continua a votarci perché lo sappiamo fare. Dai 5 stelle sento solo dei no. E dove governano, Roma-Livorno-Torino, governano male. Aspettiamo le decisioni del capo dello Stato con fiducia».
Per la prima volta Salvini parla dello show di Berlusconi al termine delle consultazioni al Quirinale. Finora in pubblico non l’aveva mai fatto, si era limitato a definire in privato «imbarazzante» la sceneggiata del Cavaliere. «Io adotto da tempo il consiglio della mia mamma che mi dice sempre: Matteo non arrabbiarti, sorridi e tira dritto. Però quando eravamo al Quirinale e leggevo la dichiarazione che avevamo concordato, vedevo che a sinistra c’era un po’ di agitazione. C’era Berlusconi che gesticolava, mimava. Vabbè, se a lui piace così, va bene così. Non è un mio problema».
Mattarella dovrebbe sciogliere le riserve in giornata e la presidente del Senato è pronta a indossare la casacca da esploratrice per la felicità di Berlusconi che riterrebbe il gesto del presidente un’investitura per interposta persona. È la sua strategia da sempre: una figura vicinissima a lui a Palazzo Chigi e le mani libere per poter convincere i nuovi responsabili; leggenda vuole che abbia nel cassetto una lista con 50 grillini malleabili. Tutto questo per poi trattare con tutti, soprattutto con il Pd, da posizione di forza. Senza contare che Casellati (l’ultima ad arrendersi alla favola di Ruby nipote di Mubarak) lo metterebbe al riparo dal rischio di colpi di mano come quelli organizzati a sua insaputa da Di Maio e Salvini sulle presidenze di Camera e Senato e sulle supercommissioni spartite fra 5 stelle e Lega.
Il cammino della presidente nella giungla sarebbe comunque impervio. Il problema più grande è convincere i grillini a votarla una seconda volta. «In Senato ci siamo riusciti con un blitz, dando il nome meno di un’ora prima. Ma qui ci aspettano al varco», sussurra un colonnello di Forza Italia. Dopo quel voto il movimento subì uno scossone, la base capì troppo tardi il significato della scelta iperberlusconiana e per un paio di giorni lo scollamento dentro le varie anime dei 5 stelle fu palpabile. Ora l’avvocatessa del Cavaliere con tailleur Chanel e borsa Vuitton torna con ben altre aspirazioni. Di Maio non vede l’ora di togliersi il problema cascando nelle braccia del Pd. E in Forza Italia si materializza una nuova preoccupazione: incarico a Casellati per bruciarla, con Carlo Calenda pronto dietro la tenda del Quirinale. Dall’orto, Cincinnato Salvini sembra ridere.
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