Nella guerra del M5s per i sottosegretari: Buffagni e la Castelli puntano il Mef
Ansa
  • Oggi l’elenco definitivo. Nuovo sgarbo di Luigi Di Maio verso Giuseppe Conte: convoca i responsabili economici grillini alla Farnesina.
  • L’invasione dei boiardi in quota Pd. Roberto Gualtieri vuole gli uomini di Pier Carlo Padoan. Cambio al Viminale: a capo del gabinetto potrebbe arrivare il neo prefetto di Milano.

Lo speciale comprende due articoli.

Salvate il soldato Danilo Toninelli. Mentre il M5s è alla stretta finale sulla scelta, assai travagliata, dei viceministri e dei sottosegretari, con parlamentari scatenati nella caccia alla poltrona e alla poltroncina, registriamo il gesto nobile di Toninelli. L’ex ministro dei Trasporti, brutalmente estromesso, avrebbe avuto un colloquio con Luigi Di Maio. Il capo politico del M5s non ha avvertito neanche con una telefonata i ministri M5s non riconfermati: Toninelli, Giulia Grillo, Barbara Lezzi, Elisabetta Trenta e Alberto Bonisoli hanno appreso direttamente dal premier Giuseppe Conte, in diretta tv, di non essere stati riconfermati. Toninelli l’ha presa malissimo, tanto che quando Di Maio gli ha chiesto «Cosa vuoi fare?», lui ha risposto: «Il semplice senatore».

Una lezione di disinteresse, quella di Toninelli, che si è tirato fuori dalla sfrenata corsa alla poltrona che sta mandando in frantumi il Movimento, a differenza di ex colleghi ministri come Barbara Lezzi ed Elisabetta Trenta, che diverse indiscrezioni segnalano pronte ad accettare la retrocessione a sottosegretario. «Domani (oggi per chi legge, ndr)», ha detto Conte, «sarebbe bene riuscire a completare la squadra dei sottosegretari». La giornata di ieri, quindi, è stata caratterizzata da fibrillazioni continue. Il metodo scelto da Di Maio, che ha visto i membri di ciascuna commissione parlamentare indicare una rosa di cinque potenziali sottosegretari per il relativo ministero, non è stata accettata di buon grado dalla maggioranza di deputati e senatori, che alla fine però hanno fatto buon viso a cattivo gioco.

Ieri Di Maio ha ricevuto le rose di nomi, e oggi l’elenco dovrebbe essere sottoposto a Conte. Niente da fare per i presidenti di commissione che aspiravano a un ruolo di governo: «Siamo convinti», hanno affermato attraverso una stizzita nota i presidenti di commissione del M5s alla Camera, Marta Grande, Filippo Gallinella, Carla Ruocco, Giuseppe Brescia, Marialucia Lorefice, Gianluca Rizzo e Luigi Gallo, «che i nomi che verranno selezionati saranno tra le figure migliori del gruppo parlamentare e non solo. Abbiamo detto a più riprese che adempieremo al nostro ruolo fino alla scadenza naturale e speriamo che ciò valga per tutti». In realtà alcuni di loro, soprattutto i fedelissimi di Roberto Fico, come Ruocco, Gallo e Brescia, avrebbero gradito la nomina, ma quando hanno capito di essere quasi certamente fuori dai giochi hanno messo nero su bianco il loro «no grazie».

Vediamo in ogni caso chi sono gli esponenti del M5s in pole position per una poltrona di governo. Al Mef conferma in vista per il viceministro uscente Laura Castelli, mentre Stefano Buffagni è in lizza anche per le Infrastrutture; agli Esteri, il sottosegretario uscente Manlio Di Stefano va verso la riconferma, così come Vittorio Ferraresi alla Giustizia; alle Infrastrutture dovrebbero andare Emanuele Dessì, Giulia Lupo o Giancarlo Cancelleri (che potrebbe però approdare all’Innovazione, dove viene dato per certo anche Luca Carabetta); all’Interno, conferma in vista per Carlo Sibilia, mentre è in arrivo Vittoria Baldino (Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, sarebbe orientato a restare al suo posto, in attesa delle regionali in Calabria: è in lizza per la candidatura a presidente).

Conferma probabile per i sottosegretari uscenti Vincenzo Santangelo e Simona Valente (Rapporti col Parlamento); Mattia Fantinati (Pa); Vito Crimi (Editoria, ma deve vedersela con Emilio Carelli); alla Cultura, con il ruolo di viceministro, approda il capogruppo alla Camera, Francesco d’Uva; Lucia Azzolina andrà all’Istruzione. Claudio Cominardi dovrebbe restare al Lavoro.

Veniamo al Pd, dove impera il buon vecchio correntismo, che rende più semplice la definizione della squadra. All’Economia, in pole position ci sono Antonio Misiani e Claudio De Vincenti; agli Esteri, Marina Sereni (viceministro) e Lia Quartapelle, ma c’è in ballo anche Piero De Luca; alla Giustizia, andrebbero Gennaro Migliore (che gioca un derby partenopeo con Valeria Valente), Walter Verini o Salvatore Margiotta; all’Interno, chance per Emanuele Fiano e Franco Mirabelli; Andrea Martella è in lizza per l’Editoria, mentre Anna Ascani è in pole per la carica di viceministro all’Istruzione. Circolano anche i nomi di Roberto Morassut e Gian Paolo Manzella, mentre ieri i bene informati raccontavano di un Nicola Oddati, responsabile per il Sud della segretaria nazionale Pd, deluso per la probabile esclusione.

Per Leu, poltrona di sottosegretario all’Ambiente quasi certa per Rossella Muroni; in lizza anche Michela Rostan e Loredana De Petris. Qualche chance per Arturo Scotto. La volontà del premier Conte è di nominare viceministri e sottosegretari nel cdm di oggi alle 15. Non sono pochi, nel M5s, a prevedere un’ira funesta, con possibili scelte autonome del premier, se il M5s non avrà trovato la quadra.

Intanto, ieri Di Maio ha incontrato alla Farnesina il gruppo economico del M5s per fare il punto in vista dell’Ecofin ed Eurogruppo di venerdì e sabato prossimo. Un’iniziativa, non la prima di questo genere, che inasprisce le tensioni con il premier: una di quelle «sgrammaticature istituzionali» che Conte aveva raccomandato di evitare.

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