Mattarella ha perso la pazienza. E la Casellati si prepara a esplorare
ANSA
  • Il Quirinale è stato netto: «Serve un esecutivo con pieni poteri, tra pochi giorni decido». La presidente del Senato potrebbe avere l’incarico. In caso di ulteriore stallo, verso il premier «terzo» gradito al Colle.
  • Non sono ancora terminati gli strascichi tra Salvini e Berlusconi dopo lo show del Cavaliere dopo le consultazioni al Quirinale.
  • Nel frattempo i grillini continuano a portare avanti il loro Piano B, un governo sotto la supervisione del professore Della Cananea.

Questo speciale contiene tre articoli

Sergio Mattarella ha fretta, Matteo Salvini e Luigi Di Maio pure, e così il secondo turno di consultazioni apre un’autostrada a un governo formato da M5s e Lega, con un «terzo uomo» a Palazzo Chigi. Mattarella non ha intenzione di aspettare oltre che maturi il distacco tra la Lega e Forza Italia. Ieri il capo dello Stato ha incontrato i vertici istituzionali a partire dal presidente emerito, Giorgio Napolitano, che al termine del colloquio ha rilasciato una dichiarazione: «Come rappresentante istituzionale», ha detto Napolitano, «parlo per me ma sono convinto di esprimere un sentimento comune ai presidenti di Camera e Senato, siamo tutti accanto al presidente Mattarella nella ricerca di soluzioni. È un compito estremamente difficile e complesso», ha aggiunto Napolitano, «e presenta una sua innegabile urgenza e quindi lo sforzo del presidente è molto delicato e noi siamo pienamente solidali con lui».

Dopo Napolitano, è toccato al presidente della Camera, Roberto Fico, e al presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati, incontrare Mattarella: nessuno dei due ha rilasciato dichiarazioni. Mattarella si è poi rivolto ai giornalisti: «Emerge con evidenza», ha scandito il capo dello Stato, «che il confronto fra i partiti politici per dare vita a una maggioranza che sostenga il governo non ha fatto progressi. Ho fatto presente alle varie forze politiche la necessità per il nostro Paese di avere un governo nella pienezza delle sue funzioni. Le attese dei nostri concittadini, i contrasti nel commercio internazionale, le scadenze importanti e imminenti nell’Ue, l’acuirsi delle tensioni internazionali in aree non lontane dall’Italia», ha aggiunto Mattarella, «richiedono con urgenza che si sviluppi e si concluda positivamente un confronto fra i partiti per raggiungere quell’obiettivo, di avere un governo nella pienezza delle sue funzioni. Attenderò perciò alcuni giorni, trascorsi i quali valuterò come procedere per uscire dallo stallo che si registra».

La strada, agli occhi di Mattarella, sarebbe tracciata: Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno vinto le elezioni, ripetono di essere pronti a formare un governo, hanno i numeri per farlo e quindi devono darsi una mossa. Di Maio, secondo fonti attendibili, avrebbe già accettato di rinunciare a Palazzo Chigi; sacrificio che verrebbe ricambiato da Salvini, sganciandosi da Forza Italia se la frattura aperta da Berlusconi dopo lo show al Quirinale non verrà in qualche modo sanata. Per portare al governo l’intero centrodestra, infatti, Salvini dovrebbe convincere il Cav a nominare un reggente «potabile» per il M5s, come accaduto nel Pd. «Parlo con Martina, non con Renzi», dice Di Maio ai suoi elettori per non farsi triturare dagli «ortodossi» del M5s. Il problema è che Berlusconi è assai più difficile da scalzare di Matteo Renzi: Forza Italia è sua. Non solo: Di Maio, al governo, non vorrebbe nessuno dei pretoriani berlusconiani (Paolo Romani, Renato Brunetta, Renato Schifani, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini tanto per fare qualche nome). Insomma la miscela esplosiva innescata nelle ultime ore, se la posizione di Berlusconi dovesse restare di muro contro muro, potrebbe portare a una frattura dolorosa.

Ripercussioni sulle regioni governate dal centrodestra? Salvini immagina che, col tempo, un buon numero di azzurri possa passare dalla sua parte, con in cambio qualche poltrona di governo. Come potrebbe impattare tutto questo sulla prossima, decisiva, settimana? Mattarella potrebbe dare un incarico esplorativo a Elisabetta Casellati. La quale, se la situazione in casa centrodestra dovesse rimanere tesa, in pochi giorni potrebbe riferire al Colle l’impraticabilità di un’alleanza M5s-Lega-Forza Italia-Fdi; a quel punto, Salvini e Di Maio rompendo gli indugi (e il centrodestra) andrebbero da Mattarella per comunicargli di aver raggiunto «l’intesa sul programma». Il premier «terzo», per avere il via libera quirinalizio, dovrà avere determinate caratteristiche: esperienza, competenze, autorevolezza. In pole position, ad oggi, c’è Giacinto Della Cananea, che Di Maio ha incaricato di mettere a confronto i programmi di M5s, Lega e Pd, per trovare convergenze. Docente di diritto amministrativo europeo presso I’Università di Roma Tor Vergata, allievo di Sabino Cassese, europeista doc, a suo agio nei circoli che contano in Europa e negli Usa, Della Cananea potrebbe essere la scusa per il doppio passo indietro Di MaioSalvini. Un governo che durerebbe uno o due anni, il tempo di varare qualche provvedimento come l’abolizione della legge Fornero, la chiusura di un paio di centri di accoglienza, il taglio degli stipendi dei parlamentari. Varata la nuova legge elettorale, con un premio di maggioranza alla lista, Di Maio e Salvini si ripresenterebbero agli elettori dicendo: «Abbiamo dimostrato di essere affidabili, ora scegliete uno di noi due». Certo, se lo scenario non dovesse concretizzarsi, resta sul tavolo l’alternativa ben nota del voto a ottobre.

Carlo Tarallo

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