- La misura entrerà in vigore solo nel 2020. Di sicuro non sarà cumulabile al reddito oltre la soglia di 780 euro per nucleo familiare. Per poter ricevere il bonifico mensile, i richiedenti dovranno avere almeno 65 anni. Incognite sul possesso di auto e barche.
- Ci sono 197.000 famiglie di soli stranieri che avranno accesso alla sovvenzione.
Lo speciale contiene due articoli.
Dalla prossima settimana, il governo tornerà al lavoro, a meno di dieci giorni dall’approvazione della manovra. E subito i gialloblù dovranno affrontare lo scoglio delle promesse elettorali. La Lega deve occuparsi di quota 100 e del ripristino di Ape social e opzione donna, al M5s tocca lavorare sul reddito di cittadinanza. Ancora non è dato sapere se la promessa grillina prenderà forma tramite decreto (come ha più volte promesso Luigi Di Maio) o per via di una disegno di legge, come la storia dei rapporti tra Parlamento e governo insegna. Il disegno di legge è infatti la forma più idonea per una norma così complicata, ma l’iter richiede più tempo. Almeno quattro mesi. Tanto che si arriverebbe ad aprile per l’approvazione e poi servirebbero come minimo altri due mesi per l’applicazione pratica (anche se a luglio verrebbero saldate anche le due mensilità precedenti).
Dalla bozza di legge che La Verità ha visionato emergono però diversi dettagli e due punti fermi. Il primo è il budget di spesa per il reddito di cittadinanza: da aprile a fine dicembre 2019 sono a bilancio 6,1 miliardi di euro. L’altra certezza è che, nonostante le promesse di Di Maio, nell’anno appena iniziato nessuno riceverà la pensione di cittadinanza. Per tale ammortizzatore si scivola al primo gennaio 2020, anno per il quale sono previsti come voce di spesa complessiva 7,7 miliardi di euro per poi attestarsi, dopo il 2021, intorno agli 8 miliardi di euro. La voce, va notato, è inscindibile perché – qui sta il giochetto elettorale – a partire dal 2020 il reddito di cittadinanza e le pensioni di cittadinanza viaggeranno sempre come un unicum. Un solo budget e un solo calcolo.
«Sia per il reddito che per la pensione di cittadinanza la somma delle due componenti è sempre pari al massimo a 780 euro mensili, moltiplicati per la scala di equivalenza». Tradotto: nel caso in cui il medesimo nucleo familiare composto da due persone abbia diritto a un assegno di cittadinanza per il reddito e uno per la pensione, la cifra complessiva non potrà superare i 780 euro. Non andrà oltre i 1.092 euro nel caso in cui ci sia un terzo componente a carico dei due assegnatari. E così via, secondo i parametri che la legge andrà a indicare in base ai componente a carico. Insomma, appare chiaro che i paletti per l’erogazione delle somme si fanno sempre più forti. In campagna elettorale il reddito e le pensioni erano universali, adesso si richiede verifica del patrimonio oltre che del reddito e soprattutto gli assegni saranno destinati a 1.375.000 nuclei familiari. Non si fa in alcun modo riferimento ai singoli cittadini.
Ad esempio, sempre nel 2020 – quando sarà attiva anche la pensione di cittadinanza – potranno farne richiesta coloro i quali avranno un reddito Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) comprensivo di qualunque trattamento assistenziale non superiore ai 7.560 euro annui o ai 9.360 euro nel caso in cui il nucleo familiare viva in una casa in affitto. Potranno fare domanda purché non intestatari di autoveicoli o imbarcazioni (i cui valori saranno definiti in sede di conversione). In ogni caso, per aspirare alla pensione di cittadinanza, bisognerà avere almeno 65 anni. Al di sotto, scatta la tagliola: niente adeguamento.
Meno restrittive, ma altrettanto dettagliate, sono invece le norme che riguardano il reddito di cittadinanza. «Il Rdc», si legge nel testo della bozza, «si caratterizza in sostanza nelle forme di un’integrazione al reddito che è somma di due componenti: un reddito minimo garantito, nelle forme più classiche (una integrazione volta cioè a coprire la distanza da una certa soglia di risorse) e un sostegno all’affitto per le famiglie non proprietarie e quindi con bisogni economici maggiori». In pratica, il valore dell’Isee non deve superare i 9.360 euro, mentre il valore patrimoniale (esclusa la prima casa) non deve andare oltre i 30.000 euro, così come il richiedente non deve avere più di 6.000 euro sul conto corrente: a quel punto scattano gli scaglioni di cui abbiamo scritto sopra. L’assegno sarà erogato per 18 mesi, al termine dei quali chi ne avrà ancora diritto potrà riavviare l’iter, che durerà altri 18 mesi purché ci sia uno stop di almeno 30 giorni. Ciò che manca nella bozza sono tutti i dettagli relativi ai centri per l’impiego, agli obblighi di adesione ai corsi e alla impossibilità di rifiutare opportunità di lavoro. In poche parole, le attuali quattro pagine di bozza sono come minimo destinate a diventare un centinaio. Però la filosofia resterà la stessa, per fortuna. Almeno per quest’anno non siamo di fronte a una distribuzione di soldi a pioggia, soprattutto a persone che non hanno mai versato un euro (prima ancora una lira di contributi). Il sostegno al reddito assomiglia ai redditi di inclusione di alcuni Paesi nordici e – se ben gestito – potrà generare effetti positivi sul ciclo economico. Abbiamo assistito al congelamento dell’indicizzazione di tutti gli assegni previdenziali sopra i 1.500 euro lordi per una cifra superiore ai 2 miliardi, e togliere a chi ha lavorato per dare a chi non ha mai versato non ci sembra equità sociale. Sa invece, tanto, di redistribuzione elettorale. Il pregio della manovra sta nelle clausole di spesa: ciò che si risparmierà nelle pensioni di cittadinanza potrebbe essere destinato a infrastrutture e opere pubbliche. L’Italia, come ha detto più volte il ministro Paolo Savona, ne ha bisogno.
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