La Lamorgese ora ammette: l’assalto alla sede Cgil? Li abbiamo lasciati fare
  • La difesa nel question time alla Camera: arrestare Giuliano Castellino avrebbe creato disordini. Giorgia Meloni attacca: «Non siamo un Parlamento di imbecilli, è strategia della tensione».
  • Il militante nero, adesso a Poggioreale, rischierebbe l’incolumità per vendette ultras.

Lo speciale contiene due articoli.

Il capo romano di Forza nuova, Giuliano Castellino, annunciava dal palco l’assedio alla Cgil. E il Viminale annuiva. O meglio abbozzava. Troppo rischioso l’arresto. Meglio lasciarlo scatenare, assieme a suoi esaltati accoliti, davanti alla sede del sindacato. Dopo giorni di surreale melina, ieri Luciana Lamorgese ha parlato. Confermando il più raggelante dei timori: piuttosto che tentare di fermare i facinorosi, il suo ministero dell’Interno ha concesso ai barbari di portare a termine le pianificate scorrerie.

Nell’insostenibile attesa dell’informativa a Montecitorio, prevista martedì, Lady Viminale ha intanto risposto a un’interrogazione presentata dal capogruppo di Fratelli d’Italia, Francesco Lollobrigida, sul corteo dello scorso 9 ottobre. Solito periodare involuto, ma parole sbalorditive e inequivocabili: «La scelta di procedere coattivamente intervenendo su Castellino a piazza del Popolo, dove si è distinto per il suo protagonismo indirizzando la manifestazione verso la Cgil, è stata ritenuta non percorribile dai responsabili dell’ordine pubblico» rivela Lamorgese in aula, tentando maldestramente di scaricare le responsabilità. «Il ricorso alla coercizione» aggiunge «poteva provocare una reazione violenta della piazza con il rischio di degenerazione».

Dunque, riassumiamo: a Castellino, lo scorso 1 3 settembre, viene notificato il Daspo. Era già sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. E non poteva partecipare alle manifestazioni pubbliche senza autorizzazione. Invece, spiega un mese fa la nota della polizia, aveva imperversato nei cortei organizzati a Roma, proprio in piazza del Popolo, durante l’estate: il 24 luglio, il 14 e 28 agosto. Nell’ultima, dettaglia il provvedimento, fronteggiava «i reparti schierati in assetto antisommossa, posti a protezione di Via del Corso, con l’obiettivo di sfondare lo sbarramento e raggiungere le sedi del parlamento e del governo». Intanto, incitava «con veemenza i manifestanti ed è venuto a contatto fisico con gli operatori di polizia, reiterando nei loro confronti le offese e le violenze, così come aveva fatto in precedenza». Per questo, era scattata la denuncia.

A quella piazza il leader di Forza nuova non poteva nemmeno avvicinarsi. «In passato era già stato oggetto di diverse segnalazioni per violazioni al regime di sorveglianza speciale» riepiloga sibillina Lamorgese. Eppure, libero e indisturbato, Castellino ha potuto rivelare lo scorso sabato le sue bellicose intenzioni: «Andiamo ad assediare la Cgil». Ben due ore prima di concludere l’assalto. Pregevole lasso di tempo in cui, comunque, si decide di non intervenire. Per evitare, spiega la ministra, l’ipotetica «reazione violenta della piazza». Che però era fatta, in larghissima maggioranza, da pacifici manifestanti contro il green pass. È sembrato più accorto, quindi, permettere a Forza nuova lo scalpo criminale. Con Castellino, a caccia del segretario della Cgil, che minacciava la polizia: «Portateci da Landini o andiamo a prenderlo noi». Temevamo «una degenerazione» spiega però Lady Viminale. Invece, grazie all’inerzia, è stata improvvisata una partitella da polo tra gentiluomini?

Surreale. Giorgia Meloni, nella replica in aula, è scatenata: «La risposta di Lamorgese non è semplicemente insufficiente, ma offensiva delle forze dell’ordine. Sette agenti lasciati a prendere le bastonate davanti alle Cgil sono un fatto indecente per quella gente e questo parlamento, che non è fatto di imbecilli». La leader di Fratelli d’Italia, che assieme alla Lega chiede le dimissioni della ministra, è sicura che l’apparente dilettantismo nasconda uno spregiudicato tornaconto: «Non siamo imbecilli, quello che è accaduto sabato è stato volutamente permesso. È stato calcolo, e questo ci rimanda indietro ad anni bui. Siamo alla strategia della tensione». Enrico Letta, segretario del Pd, derubrica: «Meloni vuole solo cercare di coprire le sue responsabilità, visto che nelle ore successive non c’è stata una condanna chiara rispetto alla matrice fascista di questo evento».

Nell’intervento alla Camera, Lamorgese parla però anche del ventilato scioglimento di Forza nuova: «È all’attenzione del governo». Che si muoverà in base alle decisioni della magistratura e del parlamento. In ogni caso, «è un tema di eccezionale rilevanza giuridica e politica e di estrema complessità e delicatezza». Insomma, la strada è impervia. Lo saranno pure i prossimi giorni. La ministra ieri ha convocato il Comitato nazionale ordine e sicurezza, con intelligence e polizia, per una stretta sulle manifestazioni. L’obbligo di green pass al lavoro scatterà venerdì. Si temono nuovi disordini. Sarà rafforzato il servizio d’ordine. E vengono monitorati siti e social network: «Per garantire», sottolinea Lamorgese, «la libertà di manifestare» Su Ioaproitalia compare già un finto manifesto funebre: «È venuto a mancare Mario Draghi. I funerali avranno luogo il 15 ottobre». E su Bastadittatura parte l’appello per un «girotondo popolare» attorno a Palazzo Chigi. Appuntamento: 19 ottobre, alle 12. Qualche ora dopo Lady Viminale riapparirà a Montecitorio, per dare la sua definitiva versione dei fatti.


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