La Azzolina assicura: «La scuola ripartirà». Però nessuno sa con quali professori
Ansa
  • Il ministro promette certezze e assunzioni ma con il concorso i precari rimarranno nel caos. I sindacati scendono in piazza.
  • Gli hacker arrivano prima dell’app. Test su «Immuni» in quattro regioni. Via alla sperimentazione. I cybercriminali rubano i dati personali grazie a un sito falso.

Lo speciale comprende due articoli.

Il ministro dell’Istruzione prova a tranquillizzare, ma sulla regolare riapertura delle scuole dopo l’estate ci sono segnali sempre più confusi e preoccupanti. Ieri sui social Lucia Azzolina ringraziava «tutti i genitori che in questi mesi di emergenza hanno seguito i loro figli nella didattica a distanza» e annunciava che «la scuola tornerà più forte di prima, a settembre, quando i ragazzi potranno tornare nelle aule, con i loro insegnanti. Stiamo lavorando per questo. Senza sosta. Consapevoli delle difficoltà, ma certi che tutti uniti ce la faremo».

Forse su Facebook il ministro voleva unirsi idealmente anche alla moltitudine di precari, che invece si troveranno senza risposte e per questo scenderanno in piazza il 4 giugno protestando contro «200.000 supplenze». Già nel 2017 il ministero aveva quantificato in circa 22.000 i posti scoperti per assenza di candidati, dopo le uscite per «quota 100» il ricorso ai supplenti è diventato altissimo, arrivando ai numeri che i sindacati denunciano. L’Azzolina assicura che non saranno 200.000, ma non rassicura fornendo altri dati. Sappiamo che solo in autunno si svolgerà il concorso straordinario (per esami e non per titoli), per il ruolo da 32.000 posti rivolto ai non abilitati con oltre tre anni di servizio e definito «ammazza precari, visto lo scarso numero di docenti appartenenti a questa categoria che potranno essere stabilizzati», denuncia il Coordinamento nazionale precari scuola (Cnps), sostenendo che 70.000 insegnanti «cambieranno nuovamente scuola e alunni e il governo ancora una volta non avrà garantito la continuità didattica a discapito degli studenti».

Le decisioni del ministero «getteranno la scuola nel più completo caos», per questo invitano anche i genitori a protestare con loro tra due giorni, quando il decreto Scuola verrà ridiscusso alla Camera. Molte sono le questioni sollevate dai docenti precari, che non solo chiedono «una graduatoria provinciale per titoli e servizio e anno transitorio abilitante» (c’è una direttiva europea recepita dall’Italia che prevede la stabilizzazione dei precari dopo 36 mesi di contratto a tempo determinato), ma che la didattica inizi a settembre «in presenza», senza dimezzamento delle classi con la modalità a distanza e che ci siano «pari opportunità tra scuola statale e scuola paritaria». Il ministro Azzolina scrive sui social che «grazie alla “call veloce” a settembre avremo uno strumento in più per gestire il numero di supplenze che saranno richieste, in quanto ci permetterà di distribuire a livello nazionale le immissioni in ruolo rimaste vacanti, come tanti precari chiedono da mesi». Garantisce: «Ogni precario potrà concorrere non solo sulle 10 o 20 scuole indicate ma su tutte quelle della provincia. L’intera procedura avverrà per via telematica».

Replicano i sindacati: «Non viene data alcuna rilevanza all’esperienza maturata negli anni, se non nella sola valutazione dei titoli aggiuntivi», ricordando che avevano suggerito «una soluzione snella, formulata anche da diversi emendamenti presentati dalle varie forze politiche della maggioranza e dell’opposizione, che avrebbe portato in cattedra a settembre almeno una parte dei precari storici attraverso assunzione da graduatoria provinciale per titoli e servizio». Quanto al percorso di formazione abilitante, «sarebbe stato compiuto durante l’anno e la valutazione sarebbe stata in uscita, attraverso una prova orale».

Marcello Pacifico, presidente nazionale dell’Associazione nazionale insegnanti e formatori (Anief), è convinto «che il decreto non dia, ancora, le risposte giuste per far ripartire la scuola a settembre in sicurezza». «Ai precari deve essere data una risposta diversa da quella che è finora stata fornita dal governo. Dal momento che i concorsi sono stati rinviati, la necessità di incrementare gli organici ci impone di ribadire la richiesta di procedure diverse di selezione, come ad esempio quella per titoli. Dobbiamo iniziare il primo settembre senza precarietà, o almeno cominciando a lottare contro il problema della “supplentite” come, tra l’altro, ci richiede la Commissione europea». Anche i maggiori sindacati del mondo della scuola, Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, protestano contro il dl Scuola fissando per l’8 giugno uno sciopero che ieri la Commissione di garanzia ha invitato a revocare. Tra le ragioni indicate, ci sarebbe il mancato rispetto del termine di preavviso di 15 giorni e della regola di intervallo di almeno sette giorni tra le azioni di sciopero. Il prossimo 5 giugno, infatti, era già stato proclamato dal Cobas lo sciopero nazionale del comparto Istruzione e ricerca.


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