- Draghi annuncia la fine delle restrizioni troppo tardi per attirare visitatori a Pasqua. E incombono le incertezze della crisi ucraina.
- Il presidente Assoviaggi Gianni Rebecchi: «Sono molto preoccupato soprattutto per le nostre città d’arte. Sono in ginocchio».
- Il numero uno di Assoturismo Vittorio Messina: «Ho smesso di fare previsioni. Non si muoverà nulla finché passeremo il tempo a discutere».
Lo speciale contiene tre articoli.
I numeri di contagi del Covid stanno regredendo, si parla di allentamento delle restrizioni e di ripresa delle attività, ma per l’industria del turismo è ancora buio pesto. Le città d’arte hanno quasi perso la memoria delle strade affollate di gruppi di stranieri e di quando la ricerca di una camera d’albergo per Pasqua era un’impresa alla quale bisognava dedicarsi con mesi d’anticipo. A oggi l’80% delle camere disponibili a marzo è ancora senza prenotazioni. Per aprile c’è pochissima richiesta, eppure mancano meno di due mesi a Pasqua, seguita dal ponte del 25 aprile. Il 2022 non si è aperto bene. Gennaio e febbraio sono stati travolti dalla quarta ondata del Covid e a stento le località alpine sono riuscite a salvare il periodo natalizio. Nessuno si azzarda a fare previsioni per la primavera e men che mai per l’estate.
Con il trend delle prenotazioni last minute e l’incertezza dell’evoluzione pandemica (anche se i dati indicano una flessione) l’orizzonte dei mesi estivi appare lontano. Eppure in condizioni normali le prime prenotazioni per luglio e agosto cominciavano ad arrivare proprio tra fine febbraio e inizio marzo. Gli operatori del settore non sanno quando riusciranno a recuperare le perdite degli ultimi due anni. Il premier Mario Draghi ha annunciato una road map per uscire dalle restrizioni con gradualità, ma la tabella di marcia, nel dettaglio, ancora non è nota. E ci si deve basare sulle dichiarazioni.
L’unica data certa è il 31 marzo, quando scade lo stato di emergenza e anche l’obbligo di esibire il green pass rafforzato per alberghi, sagre, fiere e centri congressi e per ristoranti all’aperto. Draghi ha promesso che lo stato di emergenza non verrà prorogato, ma all’annuncio non è ancora seguito un atto formale. Non ci sarà più l’obbligo di esibire il super certificato sui mezzi di trasporto a lunga percorrenza quali treni, navi e aerei, tuttavia l’Unione europea ha già sollecitato una proroga. Ma la misura sarebbe un ostacolo alla circolazione dei turisti e quindi si dovrebbe decidere entro fine aprile.
rigore esagerato
Sulla possibilità di cancellare il certificato, permangono linee diverse nel governo. Per gli spostamenti verso l’estero, secondo quanto indicato dal sito Viaggiaresicuri.it del ministero degli Esteri, permane fino al 15 marzo il divieto di spostarsi per turismo nei Paesi extra Schengen, indicati nell’elenco E. Gli spostamenti sono consentiti solo per motivi di lavoro, salute, studio, urgenza o rientro al domicilio di residenza. Un danno per le agenzie di viaggi che servono quelle località. Mentre per chi arriva dall’extra Ue non c’è più l’obbligo della quarantena e si entra con il green pass base.
Lo scenario è in evoluzione di settimana in settimana. Intanto Spagna e Grecia hanno avviato da tempo la campagna di marketing per reclamizzare le località di vacanza e intercettare i turisti che cercano, oltre alla sicurezza dei minori contagi, anche la certezza delle regole. Sul sito dell’Enit, l’Ente dedicato a promuove l’immagine del nostro Paese e l’offerta turistica nazionale, se si cercano indicazioni aggiornate si viene rimandati al link del sito Italia.it con le misure valide solo fino al 15 marzo 2022. E chi volesse prenotare per Pasqua?
Un altro fattore di incertezza per gli operatori turistici è rappresentato dell’impatto della crisi in Ucraina. Nel 2019, prima che scoppiasse la pandemia da Covid, il turismo russo in Italia generava 1,7 milioni di arrivi e 5,8 milioni di presenze. Una quota considerevole della domanda turistica nel nostro Paese che, con l’apertura delle frontiere anche ai viaggiatori dotati di solo green pass base, gli operatori del turismo speravano di recuperare, ma che ora è messa a rischio. Assoturismo ha stimato che gli effetti si sentiranno già in primavera. Il 24 aprile cade la Pasqua ortodossa, che solitamente fa affluire in Italia molti turisti russi, con 175.000 pernottamenti e quasi 20 milioni di euro di fatturato per le attività ricettive. Presenze che, probabilmente, non si concretizzeranno sull’onda delle tensioni internazionali. Sarebbe un colpo pesante. L’effetto Ucraina non incide solo sull’assenza di presenze russe. Il conflitto ha fatto decollare il prezzo dei combustibili e a cascata di tutti i prodotti con pericolosi rialzi dell’inflazione. Questo insieme di fattori condizionerà la progettazione di una vacanza che rischia di diventare un salasso, più che un piacere.
due anni da dimenticare
Il turismo viene da due anni da dimenticare. Il bilancio 2021 è stato il peggiore degli ultimi 5 anni. Il bollettino delle chiusure a seguito del blocco degli spostamenti e dell’azzeramento dei flussi dall’estero è drammatico. Sono 4.116 le imprese della ricettività e dei servizi turistici costrette a sospendere l’attività. L’accelerazione delle chiusure non è stata compensata da nuove aperture: in 12 mesi sono nate solo 1.916 nuove imprese turistiche, per un saldo negativo di 2.200 imprese in meno. La fotografia scattata da Assoturismo Confesercenti registra anche che, nel biennio del Covid, il numero delle aziende di settore uccise dalla crisi è stato oltre sei volte più alto di quello del biennio precedente.
Il settore più colpito è quello della ricettività: nel 2021 il saldo tra aperture e chiusure per alberghi e simili è di 1.356 imprese chiuse. Peggiora anche il bilancio dei servizi turistici, che nel 2021 segna un saldo di -844 imprese: nel 2019, l’anno prima della crisi, il bilancio era stato di -366. Un crollo dovuto anche all’assenza totale di sostegni per questi comparti nell’anno appena concluso, dopo un primo e unico intervento nel 2020.
colpiti lazio e nordest
La mancanza di turisti e l’azzeramento dei flussi legati al lavoro e agli eventi ha danneggiato in particolare la capitale e il Lazio che perde oltre mille imprese. Forte sofferenza anche nel Nordest, dove hanno chiuso 447 imprese, e nel Nordovest con 285 attività in meno. Ey Future Travel Behaviours ha tracciato alcune previsioni per quest’anno. Oltre il 60% dovrebbe tornare alle stesse abitudini di viaggio pre pandemia e in alcuni casi (1 su 4) aumenteranno gli spostamenti. L’Italia si conferma come la meta preferita per le vacanze dalla maggior parte delle persone (67%) mentre il 6% ha pianificato di lavorare da remoto in un luogo di villeggiatura. Per gli spostamenti il mezzo preferito resta l’auto perché permane ancora una certa diffidenza per il treno e l’aereo. Proiezioni ottimistiche, che però non tengono conto del conflitto ucraino e dell’aumento dei prezzi dei combustibili e dell’inflazione. Una vacanza potrebbe diventare una stangata e costringere a limitare gli spostamenti.
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