Come direttore del Tesoro Casaleggio vuole un uomo di Mediobanca
ANSA
  • L’eminenza grigia del M5s spinge al Mef l’analista Antonio Guglielmi. Claudio Costamagna lascia Cdp, al suo posto Massimo Tononi. Per la Rai si candidano Michele Santoro e Carlo Freccero.
  • Come capo di gabinetto di Luigi Di Maio si parla di Vito Cozzoli: molto amico di Pier Ferdinando Casini, aveva già avuto questo ruolo con la Federica Guidi. Possibile la riconferma di Roberto Garofoli e di Fabrizia Lapecorella. Si vocifera di Antonio Di Pietro alle Infrastrutture.
  • Sergio Mattarella andrà all’assemblea delle fondazioni bancarie, l’ultima prima del cambio di vertice. Attesi anche Stefano Buffagni e Giorgetti per armonizzare la nomine.

Lo speciale contiene tre articoli.

Il premier Giuseppe Conte è in partenza per il Canada dove è atteso per il G7. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, raccontano sia già del tutto concentrato sui due dossier caldi: quello relativo al Def e alla Finanziaria 2019 e quello tutto europeo che riguarda la futura road map dell’unione bancaria. In questo vuoto di potere a occuparsi delle nomine delle partecipate pubbliche e di figure chiave al Tesoro sono gli uomini di riferimento di Lega e 5 stelle. Con la differenza che il Carroccio è impegnato a organizzare la macchina dei ministeri e confrontare le figure necessarie a chiudere le seconde file del governo. I grillini si stanno dimostrando più interessati alle poltrone delle partecipate e al vertice del Tesoro. Vincenzo La Via, direttore generale del dicastero dell’Economia, ha fatto le valigie ormai il mese scorso e la vacatio è coperta per legge fino alla fine di giugno. Ma i 5 stelle vogliono approfittare di questi giorni di insediamento per portare a casa più nomi possibile. E a stringere sul Tesoro a quanto risulta alla Verità è lo stesso Davide Casaleggio che ieri avrebbe formalizzato al premier Conte la volontà di vedere su quella poltrona il manager di Mediobanca, Antonio Guglielmi, già responsabile di Mediobanca securities e ora capo dell’equity market per l’Italia. Tra i corridoi del Mef sono in molti già a storcere il naso. Guglielmi è considerato fuori dagli schemi e soprattutto tutti ricordano un report a sua firma che fece rizzare le orecchie ai mercati. Era il gennaio del 2017 quando Gugliemi diffuse un documento per quantificare costi e benefici dell’uscita dall’euro per l’Italia. Il report aveva il difetto di prestare il fianco a interpretazioni un po’ distorte. Tanto che gli euroscettici sintetizzarono il documento in un solo messaggio: uscire dalla moneta unica porterebbe un beneficio di 8 miliardi. La faccenda era molto più complicata. In ogni caso appena depositato il polverone, Guglielmi – non sappiamo se sia stata solo coincidenza – è stato trasferito d’incarico. Ora quello studio potrebbe invece essere inserito nel curriculum a pieno titolo. E su questo il Colle non ha competenze, perché la nomina del dg del Tesoro spetta esclusivamente al presidente del Consiglio. Da qui si misurerà il potere di Casaleggio, così come si prenderanno le misure della politica economica pubblica dalle nomine in Cdp.

Ieri il presidente Claudio Costamagna ha fatto sapere che non si presenterà per il secondo mandato all’assemblea del 20 giugno. Una decisione che induce Giuseppe Guzzetti, presidente dell’associazione delle fondazioni (Acri), azioniste di minoranza ma che esprimono il presidente, a ricordare che «nei prossimi giorni le fondazioni si riuniranno e decideranno chi indicare». Parole formali. In realtà Costamagna non godeva più dell’appoggio di Guzzetti che da dieci giorni punta su Massimo Tononi, già al vertice di Mps.

Nella maggioranza di governo infatti specie il M5s ha più volte esplicitamente evocato per la Cdp un ruolo fondamentale e più incisivo nella politica economica del governo gialloblù, non sempre aderente alle norme europee e allo stesso statuto del gruppo. In ballo c’è poi anche la carica di ad la cui scelta spetta al Tesoro e quindi al neo ministro Giovanni Tria. I nomi che circolano sono quelli dell’ex ad di Poste, Massimo Sarmi e di Dario Scannapieco, vicepresidente della Bei ed esperto di finanza pubblica, proprio quella che negli ultimi due anni la Cdp ha perso per strada. Oltre alla soluzione interna nella persona di Fabrizio Palermo, attuale direttore finanziario di Cdp, s’avanza anche il nome di Flavio Valeri, attuale numero uno di Deutsche bank Italia, più apprezzato dai 5 stelle che dalle fondazioni. Non è da escludere che il nome dell’ad uscirà dopo domani dall’assemblea annuale dell’Acri, l’associazione delle fondazioni bancaria. A Parma infatti oltre a Guzzetti saranno presenti anche Giancarlo Giorgetti per la Lega e Stefano Buffagni per i 5 stelle. Perché alla fine le nomine che contano si fanno sempre attorno al focolare dell’Acri.

Costamagna approdò tre anni fa su indicazione dell’allora premier Matteo Renzi dopo un acceso confronto con le fondazioni, che avrebbero preferito la riconferma di Franco Bassanini facendo leva sul loro diritto di indicare il presidente. Uno scontro che si risolse dopo una mediazione al congresso Acri di Lucca con il passo indietro di Bassanini, a cui venne assegnato un ruolo di consigliere a Palazzo Chigi che riguardava anche i compiti della Cassa.

Fino al mese scorso Costamagna era convinto di rimanere in corsa per Cdp dopo aver approvato l’ingresso in Tim, applaudito in maniera bipartisan, che ha conseguito il ribaltone contro i francesi di Vivendi. Ora si apre una nuova stagione.

Stesso discorso, anche se partita diversa vale per la Rai. Il cda scade il 30 giugno. Si sono fatti avanti addirittura in 236. Spiccano Giovanni Minoli, Michele Santoro, Milena Gabanelli, Carlo Freccero e Franco Siddi. Si sono fatte avanti anche le associazioni dei consumatori, quelle guidata da Carlo Rienzi e Massimiliano Dona. Una sorta di arrembaggio che durerà qualche giorno.


Claudio Antonelli



Da non perdere

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra
Governo

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra

Mentre il partito del generale continua a crescere (e lui, dopo la Lega, vuole superare anche Forza Italia), tra le opposizioni si fa strada l’incubo della grande alleanza tra le fila degli avversari. Ma toccherà a Giorgia Meloni sciogliere tutti i nodi dell’intesa.