- La coalizione, divisa sul governo, si salda per le amministrative. Rischiano i feticci rossi Siena e Pisa. Dem in bilico pure a Brescia.
- A Fiumicino il candidato leghista si scontrerà con l’ex ministro dc Mario Baccini per battere il marito della «mamma» delle unioni civili. E i grillini saranno decisivi al ballottaggio.
- Claudio Scajola va da solo nella propria città. Sfida aperta al governatore ligure Giovanni Toti, il quale ha imposto un nome unico a destra. Pure il nipote lo ha mollato.
Lo speciale contiene tre articoli.
Al voto, al voto! Neanche il tempo di digerire i 90 giorni di crisi politica che hanno portato alla nascita del governo guidato da Giuseppe Conte, ed ecco che quasi 7 milioni di italiani (per la precisione 6.749.654, il 13,9% dell’elettorato nazionale) sono chiamati alle urne per eleggere sindaci e consiglieri di 761 Comuni. Si vota domani, domenica 10 giugno, dalle 7 alle 23; l’eventuale turno di ballottaggio, per i Comuni con più di 15.000 abitanti, 109 in totale, è in programma domenica 24 giugno. L’unico capoluogo di regione chiamato al voto è Ancona. Gli altri 19 capoluoghi di provincia sono Brescia, Sondrio, Treviso, Vicenza, Imperia, Massa, Pisa, Siena, Teramo, Terni, Viterbo, Avellino, Barletta, Brindisi, Catania, Messina, Ragusa, Siracusa, Trapani.
Le amministrative di domani sono un test di estrema rilevanza, in particolare alla luce dalla nascita dell’alleanza di governo Lega-M5s. I due partiti, infatti, tornano a fronteggiarsi in moltissimi Comuni, anche se non mancano casi di «desistenza» tra grillini e leghisti, con il M5s che rinuncia a presentare il simbolo in alcune città, favorendo la vittoria della Lega, e con il Carroccio che ricambia il favore in altri Comuni, presentandosi da solo e penalizzando al primo turno i suoi alleati di centrodestra, Forza Italia e Fratelli d’Italia.
Altro elemento di grande interesse è il destino del Pd. Ben 15 dei 20 capoluoghi di provincia chiamati alle urne sono attualmente amministrati dal centrosinistra (Terni è commissariata, ma la precedente amministrazione era a guida Pd). Le eccezioni sono Messina (il sindaco uscente, Renato Accorinti, è espressione di una lista civica) e Ragusa (il sindaco uscente è Federico Piccitto, del M5s, che non si ricandida). Vengono da un periodo di commissariamento, dopo essere stati amministrati dal centrodestra, Trapani e Teramo e Brindisi. Per i Dem sono ore di vero e proprio panico: il numero dei Comuni persi sarà il segnale di quanto il declino del Pd sia da considerarsi irreversibile. Tremano anche Forza Italia e Fdi: è prevedibile un ulteriore boom della Lega, con la conseguente contrazione dei due altri partiti del centrodestra. Il caso più eclatante di patto di non belligeranza tra M5s e Lega è Vicenza, che non a caso fa rima con desistenza. Qui, il sindaco uscente, Achille Variati del Pd, dopo aver guidato l’amministrazione comunale per due mandati consecutivi non può ricandidarsi e cede il testimone del centrosinistra a Otello Dalla Rosa. Lo sfidante più accreditato è Francesco Rucco, candidato del centrodestra, ex An, ora vicino a Fratelli d’Italia e alla Lega.
I vicentini sulla scheda elettorale non troveranno il M5s: Luigi Di Maio non ha concesso il simbolo al candidato grillino in pectore, Francesco Di Bartolo, e così il candidato sovranista Rucco potrà contare anche sui voti dei pentastellati. Restando in Veneto, la situazione cambia a Treviso. Qui il sindaco uscente è Giovanni Manildo, del Pd, renziano della prima ora, che spera in un vero e proprio miracolo. La sua riconferma è infatti assai improbabile, pur essendosi Manildo «spogliato» del simbolo del Pd assumendo una connotazione civica. Il candidato del centrodestra, Mario Conte, pupillo del governatore Luca Zaia e di Giancarlo Gentilini, ha il vento in poppa. A Treviso il M5s candida a sindaco Domenico Losappio: gli elettori pentastellati sono comunque pronti a sostenere Conte nel caso di un ballottaggio.
Vicenza e Treviso, città di banche in crisi, così come Siena, altro Comune sul quale sono puntati i riflettori della politica nazionale. La città del Monte dei Paschi è un fortino di sinistra pronto a essere espugnato. Il sindaco uscente, Bruno Valentini del Pd, si ricandida. Lo sfidante più agguerrito è il candidato civico di centrodestra Luigi De Mossi. A Siena, il M5s non c’è: anche in questo caso Luigi Di Maio ha lasciato a bocca asciutta gli attivisti, non concedendo l’utilizzo del simbolo, e facendo sospettare al Pd una desistenza pentaleghista. Valentini, che teme che i voti grillini si riversino su De Mossi, ha proposto ai militanti cittadini del M5s un «contratto di governo» per tentare di raggranellare qualche consenso.
Se il Pd dovesse perdere la guida dell’amministrazione comunale di Siena, le conseguenze sul partito, anche a livello nazionale, sarebbero pesantissime. Idem dicasi per Pisa, altro fortino che se espugnato segnerebbe la fine del blocco delle Regioni rosse.
Tra i 103 Comuni della Lombardia chiamati alle urne, grande interesse suscita la partita di Brescia, puntino rosso circondato dalla marea leghista. Qui il sindaco uscente, Emilio Del Bono, del Pd, tenta la riconferma alla Loggia, ma deve guardarsi dall’assalto del centrodestra unito che candida una esponente di Forza Italia, Paola Vilardi, mentre il M5s candida Guido Ghidini. Del Bono ha messo in piedi una coalizione allargata anche a Leu, mentre la Vilardi ha condotto una campagna elettorale all’insegna delle parole d’ordine di Matteo Salvini: sicurezza e lotta agli immigrati clandestini, molti dei quali attivi nello spaccio di droga.
La città più popolosa chiamata alle urne domani è Catania, dove il sindaco uscente, Enzo Bianco, del centrosinistra, tenta la riconferma senza il simbolo del Pd. All’ombra dell’Etna il centrodestra corre unito, candidando a sindaco l’europarlamentare Salvo Pogliese, di Forza Italia. Il M5s schiera Giovanni Grasso. In Sicilia il centrodestra si presenta diviso in alcune città, a causa delle immancabili polemiche interne alle coalizioni che caratterizzano le elezioni comunali. È il caso ad esempio di Siracusa, dove la Lega corre da sola candidando a sindaco Francesco Midolo, che sfida l’ex parlamentare di An Fabio Granata, sostenuto dal movimento del governatore Nello Musumeci, e l’ex assessore regionale Ezechia Paolo Reale che conta sull’appoggio di Forza Italia e altre liste. Anche il centrosinistra si divide in tre: si candidano, tutti sostenuti da liste civiche, Fabio Moschella, Giovanni Randazzo e Francesco Italia. Silvia Russoniello è candidata per il M5s.
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