La puntualità svizzera ha fatto cilecca a metà. In un primo momento Berna ha recapitato le fatture delle spese mediche alle famiglie dei dodici italiani feriti a Crans-Montana. Solo ieri il Consiglio federale ha deciso di rinunciare al rimborso, chiudendo un contenzioso da 1,5 milioni di franchi. È un successo della diplomazia: Giorgia Meloni e le famiglie esultano.
Dopo il danno del rogo di Capodanno che ha provocato 41 morti e 115 feriti, in gran parte giovanissimi, nel bar Le Constellation, era arrivata anche la beffa. Nei mesi successivi, infatti, la Svizzera aveva recapitato alle famiglie italiane le fatture relative alle cure mediche, appellandosi alle regole ordinarie dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e Ue: il Paese competente per le assicurazioni mediche del ferito deve farsi carico delle spese.
Tutto questo è stato definito «vergognoso» dalle autorità italiane e dalle famiglie dei feriti. Dopo le polemiche, la Svizzera aveva sospeso temporaneamente ogni richiesta, chiarendo che l’invio delle fatture era avvenuto a «titolo informativo».
Ieri, però, è arrivata la decisione del Consiglio federale svizzero di rinunciare al rimborso. Per l’esattezza, si tratta di circa 1,5 milioni di franchi, poco più di 1,6 milioni di euro, sostenuti per le cure iniziali di 12 vittime, poi trasferite in Italia. Berna sottolinea l’«eccezionalità» della decisione, considerando «la portata e le ripercussioni del tragico incendio, nonché il sostegno fornito dall’Italia in occasione della catastrofe».
Infatti, Roma ha inviato un aiuto «rapido, senza burocrazia e gratuito», curando una persona assicurata in Svizzera e facilitando i trasporti dei feriti.
La decisione di rinunciare ai rimborsi
Così, il Consiglio federale ha accolto lo spirito della proposta avanzata dal Governo italiano di rinunciare al rimborso per le vittime assicurate nell’altro Paese. È stato il presidente della Confederazione Guy Parmelin a comunicare personalmente la decisione alla Meloni. «Il governo svizzero», ha aggiunto, «è pienamente cosciente dell’immenso dolore che grava sulle famiglie delle vittime e sulle persone che soffriranno per tutta la vita delle sequele delle gravi ferite subite».
«Accolgo con grande soddisfazione la notizia, comunicatami da Guy Parmelin» ha detto il premier. «Sono felice di questa soluzione: nessun onere ricadrà sulle famiglie o sull’Italia. Il mio pensiero va, ancora una volta, alle famiglie delle vittime e dei ragazzi feriti».
Sulla stessa linea le dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani: «È un gesto di grande solidarietà e vicinanza, che apprezziamo profondamente, come Governo e come popolo italiano. Di fronte a una tragedia, la solidarietà concreta e la collaborazione tra Paesi assumono un valore ancora più importante».
Attilio Fontana e Guido Bertolaso, rispettivamente presidente della Lombardia e assessore al Welfare, hanno sottolineato come «una tragedia di questa gravità non potesse essere affrontata attraverso una semplice questione di rimborsi e procedure amministrative. Prima ancora che economica, era ed è una questione di responsabilità e di rispetto nei confronti delle vittime».
Per alcuni, tra l’altro, il calvario non è finito. Solo negli scorsi giorni Manfredi Marcucci ha subito l’ennesimo intervento chirurgico. Ma, come spiega il padre Umberto, «lo spirito c’è perché già lunedì è tornato a scuola». Sullo sfondo c’è la soddisfazione per la decisione di Berna e per il Governo, che «si è mosso bene per fare valere una posizione che era un po’ di tutti».
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