Allo studio la legge per i danneggiati dal vaccino
iStock

«Ho stanziato 150 milioni di euro per i danneggiati da vaccino Covid», si è vantato più volte l’ex ministro della Salute Roberto Speranza durante la sua audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria da Covid.

Pochi giorni dopo, a dare testimonianza dell’inferno degli eventi avversi è stata l’associazione Persone in cammino «che raccoglie persone danneggiate da vaccino Covid, quelle che secondo certi saltimbanchi non esistono», ha postato due giorni fa su X Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia.

Soldi utilizzati in minima parte perché l’attuale ministro della Salute, Orazio Schillaci, sta offrendo ristoro a un numero esiguo di danneggiati.

«A una specifica richiesta di Persone in cammino, il ministero ha risposto che sta indennizzando 78 casi di danneggiati. Poiché non è nota la loro specifica categoria di appartenenza, si stima che l’indennizzo mensile pro-capite, prendendo come dato di riferimento la categoria intermedia (5-6) è di 5.028,60 euro. Moltiplicato per 12 mesi, ciascun danneggiato riceve un indennizzo annuo di circa 60.000 euro. I 78 danneggiati avrebbero complessivamente un indennizzo annuo di 4.740.000 euro. In base al sesto rapporto Aifa per l’anno 2021, le segnalazioni di effetti avversi sono 76.208, quasi 1.000 volte di più rispetto agli attuali indennizzati», precisa l’avvocato dell’associazione, Alberto Poli.

Speranza ha parlato di 150 milioni di euro, ma «resta oscura la relazione tecnica su cui si fonda la stima di tale importo», osserva il legale. «Questa cifra, infatti, basterebbe a malapena a coprire le prime rate degli indennizzi già riconosciuti. Stando ai dati della relazione Aifa, il fabbisogno reale stimato sarebbe di circa 500 milioni di euro l’anno».

La necessità di una legge per i danni del vaccino Covid

Una cifra enorme per lo Stato e difficilmente erogabile. «È evidente la necessità di una nuova legge organica e specifica, che introduca uno strumento transattivo per le vittime affinché possano ricevere una compensazione economica immediata e un intervento efficace e tempestivo, per la cura e l’assistenza delle patologie insorte a seguito della inoculazione», ha detto l’avvocato Poli durante l’audizione.

Le attuali leggi n. 210/1992 e n. 229/2005 sono insufficienti, infatti, perché tutelano solo le menomazioni permanenti sopra precise soglie militari (20%, l’ottava categoria). Il nuovo intervento normativo, invece, «mira a estendere la protezione anche a chi ha subito malattie temporanee severe, spese mediche prolungate, inabilità al lavoro, e ai casi di decesso o aggravamento causati da ritardi assistenziali, linee guida inadeguate (Tachipirina e vigile attesa) o insufficiente monitoraggio territoriale», ha precisato l’avvocato.

La legge delega dovrebbe anche introdurre linee guida scientifiche per l’accertamento del nesso di causalità e nuovi protocolli per disporre l’esecuzione di esami mirati, l’utilizzo di metodiche scientifiche validate, controlli incrociati e la corretta conservazione dei reperti biologici.

C’è un ampio contenzioso pendente, sebbene non vengano forniti dati ufficiali. Danneggiati che non sono ancora stati convocati dalle Commissioni mediche ospedaliere (Cmo) militari, o che si sono visti respingere le richieste di risarcimento per non ravvisata correlazione al vaccino, o perché non ci sarebbero menomazioni permanenti secondo tabelle anacronistiche.

La proposta dell’avvocato Alberto Poli

Per accelerare i tempi, garantire la gratuità delle cure e per «l’individuazione delle responsabilità istituzionali e personali», la proposta del legale è di un percorso transattivo stragiudiziale, volontario e gestito da una commissione indipendente, o dall’Inps per evitare duplicazioni di indennità.

«Questo percorso offrirà indennizzi rapidi anche per casi dubbi ma plausibili, coprendo sei specifiche categorie: decessi da vigile attesa, reazioni immediate, danni sotto-soglia, dinieghi illegittimi di esenzione, danni da vaccinazione forzata su soggetti già guariti e perdite di stipendio dovute alle sospensioni dal lavoro», spiega Poli.

Certo, bisogna che ci siano i fondi per i danneggiati da un vaccino imposto o raccomandato senza evidenze scientifiche.

Se pensiamo che il governo Conte II decise di rinunciare alla donazione da parte dell’azienda Lilly di 10.000 dosi di monoclonali, quando rappresentava «un’opportunità straordinariamente interessante» per curare i pazienti affetti da Covid, come ha dichiarato in audizione Guido Silvestri, docente e direttore del Dipartimento di Patologia e Medicina di Laboratorio della Emory University School of Medicine, le responsabilità di omesse cure potrebbero essere enormi.

I disastri del governo Conte sul Covid

C’erano delle priorità, invece si investirono «15 milioni di euro di fondi pubblici sul progetto concorrente della Fondazione Toscana Life Sciences (Tls), che l’ex ministro della Salute Speranza visitò nel settembre 2020 a ridosso delle elezioni regionali toscane, per un progetto di produrre monoclonali mai avvenuto concretamente», ha sottolineato la deputata Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid.

Quella dei monoclonali rifiutati è stata «una vergogna compiuta con soldi pubblici, forse per favorire gli amici, di cui il governo Conte II deve rispondere», ha aggiunto.

Dopo sei anni dall’inizio della pandemia, non possono più esserci ritardi. Occorre prestare immediato supporto economico, terapeutico e assistenziale ai cittadini che abbiano documentato un grave danno alla propria salute.

«Avere davanti a noi un uomo, atletico fino a due giorni prima di fare il vaccino e oggi sulla sedia a rotelle con una serie di altre patologie, o una donna con altre gravi problematiche, pone delle domande», dichiara il senatore Malan, dopo aver sentito la testimonianza di Andrea Sillo presidente di Persone in cammino e di altri danneggiati.

Da non perdere

Non c’è Speranza: cortina di fumo sul Covid
Salute

Non c’è Speranza: cortina di fumo sul Covid

Il titolare della Salute durante la pandemia rivendica tutto il suo operato: «Salvate milioni di vite». Borghi (Lega) lo sbugiarda: «Da noi più morti e meno crescita». Poi la figuraccia: Lisei gli anticipa il finale su papa Francesco, pubblicato prima dai media.