Di fronte all’invecchiamento della popolazione realizzare la Carta dei diritti degli anziani e dei doveri della società resta il primo obbiettivo. Salute, politiche sociali e innovazione devono camminare insieme. Una giornata di studio e proposte a Siena, con la partecipazione del Consorzio La Cascina.
«Ogni occasione va usata per discuterne: siamo in una transizione epocale e alla fine dovrà cambiare il modo in cui pensiamo la cura e l’assistenza dei nostri anziani, cioè come tutti noi saremo tutti domani».
Massimiliano Leoni dirige in Toscana il Consorzio La Cascina (oltre 16mila operatori in Italia e un fatturato complessivo di circa 700 milioni di euro) e l’occasione di cui parla è stata il convegno (a Siena il 23 ottobre) dedicato alla Carta dei Diritti degli anziani e i doveri della società.
Tema enorme e concreto di una giornata realmente densa di interventi, dove il consorzio è stato presente con le sue consociate Medihospes (cooperativa sociale con seimila operatori e 25.000 persone servite ogni giorno in tutta Italia, anche in case di riposo, assistenza domiciliare e non da ultimo nei Centri diurni Alzheimer) e Vivenda (leader della ristorazione collettiva e del facility management in Italia, e sempre più spesso coinvolta anche in ambito sociale).
Il bisogno di una Carta dei diritti degli anziani
Al centro della giornata la lectio di monsignor Vincenzo Paglia, il presidente emerito della Pontifica accademia per la vita e soprattutto già presidente della Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana, che nel 2020 era stata istituita presso il Ministero della Salute.
«Tutti ricordiamo che la Carta dei diritti degli anziani e dei doveri della società nacque da quella commissione», riprende Leoni, «a Siena ne abbiamo sottolineato tutta l’attualità e la necessità che sia ovunque completamente accettata. La Regione Toscana, ad esempio, ha già attuato nel governo regionale l’unione tra sanità, diritto alla salute e politiche sociali, e nel soccorso della popolazione degli anziani e dei grandi anziani questo approccio unitario è fondamentale».
Il perché ce lo raccontano i dati di un’Italia dove gli anziani (over 65) sono quasi un quarto della popolazione, i grandi anziani (over 80) sono oggi 4,5 milioni e saranno il doppio nel 2045, e l’intero ecosistema della «non autosufficienza» deve trovare l’equilibrio tra le risorse economiche ed umane disponibili e una platea di bisogni che cresce esponenzialmente, con l’allungarsi delle aspettative di vita.
«La via da percorrere è obbligata, ma possiamo certamente realizzare con creatività e umanità modi nuovi di vivere gli ultimi 30 anni di vita» sottolinea Leoni, «ripensando le strutture e sapendo usare con criterio la tecnologia».
Come sarebbero le nuove Rsa
Ecco dunque che, si è ribadito a Siena, la Rsa non è più solo un luogo di residenza sanitaria dell’anziano ma si apre al territorio, fornendo servizi o ospitando attività sociali, l’assistenza domiciliare integrata diventa la regola, la telemedicina fornisce un supporto essenziale, e il cohousing, anche intergenerazionale, diventa un obbiettivo stabile.
Ma in questo scenario, ed in ogni riforma che si va delineando, una costante resta ed è ineludibile: il riconoscimento pieno e autentico del valore e dell’inclusione della terza e quarta età e soprattutto il valore delle risorse umane, di medici e operatori in campo ogni momento.
«Servirà un cambiamento culturale profondo e una vera programmazione» spiega Mauro Tosoni, il direttore sviluppo di Medihospes Toscana, «la Carta dei Diritti degli anziani e i doveri della società implica il passaggio dalla mera enunciazione dei valori ad una realtà nuova, che tutta la società deve garantire, non è un messaggio solo per gli operatori di settore».
La compagnia all’anziano – continua, consapevole, professionale e innovativa – è insomma la prima condizione da preservare, e questo è il terreno specifico del terzo settore, di imprese sociali come Medihospes, in prima linea.
«Noi oggi ci troviamo a affrontare una grande criticità» riprende Tosoni, «viviamo una crisi epocale di mancanza di profili socio-sanitari, con tassi di turn-over che spesso non consentono di costruire e far condividere quella cultura di servizio che vogliamo, necessaria a chi opera e a chi è assistito. E chiediamo anche che, per il bene dei nostri anziani, la formazione sia sempre più aderente alla realtà che ci attende».
In tutto questo, conclude Tosoni, «a Medihospes restiamo consapevoli della nostra responsabilità: garantire ad ogni anziano la dignità e un futuro, anche in presenza di fragilità estrema».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >