È giunta l’ora di Roberto Speranza. L’ex ministro della Salute sarà sentito oggi dalla commissione Covid e si tratta senza dubbio di un evento di notevole importanza. Certo, come è noto la commissione non è un tribunale e non può certo attribuire al nostro o ad altri responsabilità penali e condanne.
Del resto, Speranza è uscito senza un graffio da tutti i giudizi che lo hanno coinvolto dopo la pandemia. Resta, però, che per le prima volta l’ex ministro dovrà rispondere alle domande a cui da anni si sottrae. Gli verrà chiesto dei contratti dei vaccini, delle restrizioni sanitarie, dell’imposizione del green pass.
Speranza davanti alla Commissione Covid: dovrà rispondere su vaccini, green pass e restrizioni
Sarà chiamato a giustificare scelte, decisioni e obblighi. Allora tutti potranno vedere che cosa risponderà. E se risponderà. Fino a oggi si è sempre sottratto a ogni confronto, ha liquidato con sufficienza persino i danneggiati da vaccino che si sono presentati a qualche suo evento pubblico.
Non ha mai voluto interloquire con giornalisti che non gli garantissero una sorta di protezione preventiva. Se non altro, ai membri della commissione dovrà replicare o fare scena muta e la sua presenza in aula resterà un documento importante per gli anni a venire.
Vedremo come saprà giustificare le clamorose mistificazioni a cui noi tutti siamo stati sottoposti, balle che non solo sono state smentite dalla Storia e dalla scienza, ma che negli ultimi giorni sono state anche clamorosamente smascherate proprio in commissione Covid.
Da Frajese a Palù, le audizioni che contestano le scelte dell’emergenza sanitaria
Ci ha pensato il professor Vanni Frajese a elencare le numerose evidenze che la ricerca ha messo in fila in questi anni e che demoliscono l’intero impianto retorico costruito negli anni dell’emergenza.
Giorgio Palù, virologo e presidente di Aifa ai tempi della campagna vaccinale, ha assestato altri colpi micidiali, spiegando non soltanto che la famigerata linea «Tachipirina e vigile attesa» fu una castroneria madornale, ma pure che il green pass fu totalmente ingiustificato e inutile.
Sinceramente dubitiamo che Speranza sarà in grado di rispondere e di dire qualcosa di pur vagamente sensato. Siamo anche convinti che l’ex ministro farà di tutto pur di non ammettere di avere avuto torto e di aver commesso errori.
Insomma, non ci aspettiamo clamorose svolte (anche se saremmo ovviamente felici di venire smentiti). Ma in fondo non importa più di tanto. Ciò che conta è che resti testimonianza persino dei probabili svicolamenti e delle possibili menzogne.
Nascosta nell’orrore che l’intera vicenda del Covid ha generato, c’è almeno una riflessione utile che si potrebbe e dovrebbe condurre. Una riflessione sul ruolo della scienza e sui rapporti di questa con la politica e il potere.
La pandemia ci ha mostrato una verità che ancora il grande pubblico fatica ad accettare e che, purtroppo, si ripropone in altre drammatiche circostanze. Emblematico a tale riguardo è quanto accaduto nel caso di Garlasco.
Il caso Stasi e i test del Dna del Ris: le domande ancora aperte sul lavoro di Garofano
Si è scoperto che gli scienziati del Ris di Parma, nel 2007, evitarono di comunicare (per negligenza, errore, dolo o altro) l’esito di alcuni fondamentali test del Dna che avrebbero potuto giovare non poco alla difesa di Alberto Stasi.
Di fronte all’evidenza, i professionisti coinvolti – a partire dal generale Luciano Garofano – continuano a ripetere di non avere sbagliato nulla, insistono a ribadire di avere svolto un ottimo lavoro e di avere prodotto risultati scientifici inattaccabili.
Sembra, appunto, di rivedere le virostar che hanno dominato gli schermi durante il Covid: nessun ripensamento, ostinata difesa del proprio operato. E, su tutto, un assurdo fideismo nei riguardi di una scienza che diviene culto, a cui si attribuisce valore di verità assoluta, la capacità di risolvere ogni mistero, di gestire qualsiasi situazione problematica. Il dubbio è sistematicamente cancellato, lo scienziato assurge a star televisiva e a sacerdote della certezza.
Se qualcosa dimostrano la vicenda del Covid e le notizie sui Ris del 2007 è, invece, che la scienza è fatta di uomini che possono sbagliare, che si fanno condizionare dalle circostanze e dal potere, che sono restii (come tutti) a riconoscere le proprie falle e i propri sbagli, anche di fronte a plateali sbugiardamenti.
Niente di allucinante: sono umane piccolezze. Il problema è che chi insiste a difendere l’indifendibile non solo scredita sé stesso, ma pure ciò che lo circonda e l’ambiente in cui è immerso.
Le resistenze di Garofano e soci suscitano interrogativi e sospetti anche sull’operato dei Ris in altri casi di cronaca nera. Il comportamento allucinante delle virostar ha fatto aumentare diffidenze e rabbia nella popolazione nei confronti della medicina nel suo complesso e, ovviamente, dei vaccini.
Per uscirne ci sarebbe una sola terapia possibile: dire la verità. Quella che su Garlasco ancora manca. Quella che Speranza oggi cercherà di evitare a ogni costo.
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