L’ex presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Giorgio Palù, pensa di cavarsela liquidando come «una cazzata pazzesca» le indicazioni di tachipirina e vigile attesa per chi si prendeva il Covid durante la pandemia.
Il professore crederà di aver recuperato un po’ dell’aura dello scienziato puro, pesantemente infranta mentre non si opponeva a circolari confutabili da qualsiasi vero uomo di scienza, solo perché durante l’audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta ha detto che erano misure ridicole. E che non si dovevano fare gli Open day e nemmeno i lockdown.
Ma al di là del giudizio feroce da parte dei cittadini a cui si è esposto così tardivamente, ci sono dottori che per non avere seguito quelle linee guida ministeriali hanno perso il posto, sono stati radiati.
Lo sconcerto per le affermazioni del docente emerito di virologia è grande, nei medici che hanno onorato la loro professione curando i pazienti anche con farmaci vietati dall’Agenzia solo perché bisognava spingere sul vaccino anti Covid.
Szumski: «Mi hanno radiato per non aver seguito i protocolli ministeriali»
«Palù si è tenuto il posto finché ha potuto. Queste cose le diceva prima di andare all’Aifa, poi si è fatto zittire. Trevigiano come me, lo conosco», dichiara Riccardo Szumski, medico di base e per anni sindaco del Comune di Santa Lucia di Piave, eletto consigliere a Palazzo Ferro Fini con una valanga di preferenze come leader di Resistere Veneto.
Szumski non comprende come mai, dopo quello che emerge dalle audizioni, «non ci siano indagini giudiziarie e condanne esemplari. Mentre il sottoscritto e altri colleghi hanno subito procedimenti penali e sono stati radiati solo per aver agito secondo scienza e coscienza, fondamento deontologico della nostra professione».
Tra i pochissimi che visitavano i pazienti Covid, «davo anti infiammatori come da sempre ho fatto nelle forme virali, utilizzavo cortisone, eparina, integratori mirati per supportare il sistema immunitario».
Dall’assoluzione penale alla radiazione, il caso del medico che curava i pazienti Covid
Assieme ad altri tre medici aveva fatto ricorso contro il protocollo tachipirina e vigile attesa dell’allora ministro della Salute, Roberto Speranza.
Il Tar del Lazio annullò la circolare, «poi il Consiglio di Stato sospese l’esecutività della sentenza dichiarando che non era un’indicazione vincolante. Però mi hanno radiato con questa motivazione», sottolinea Szumski.
Radiato, perché secondo la commissione dei medici di Treviso il dottore «ha gravemente mancato nei confronti dei propri assistiti sia per non aver ritenuto di seguire i protocolli, le linee guida, le circolari ministeriali in materia di gestione dei pazienti Covid, sia nel non consigliare sempre ai suoi assistiti la vaccinazione come principale strumento, in pandemia, di prevenzione dal contagio».
L’ex capo dell’Aifa oggi dice che erano misure inutili: che cosa penseranno quell’Ordine e le altre commissioni che decisero di cacciare dall’albo bravi medici? «Ho fatto ricorso a suo tempo e fino al giudizio finale la radiazione non è efficace, tanto che l’Ordine ogni anno mi chiede i soldi della iscrizione», ironizza Szumski.
Intanto, a luglio dello scorso anno, dopo la sentenza di condanna penale del dicembre 2023 (due mesi d’arresto) per essersi occupato di pazienti nel suo ambulatorio senza un green pass ufficiale, il dottore era stato assolto «perché il fatto non sussiste».
Rimane l’onta, l’ingiustizia di una sanzione di massima gravità qual è la radiazione. La Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (Cceps), costituita presso il ministero della Salute, ancora non si è riunita perché è «in fase di riforma», e siamo a fine 2026.
«Mentre gli allora responsabili delle scelte sanitarie parlano a vuoto o giocano a scaricabarile, noi medici dalla parte dei pazienti stiamo ancora lottando contro un provvedimento disciplinare, che ci impedirà di esercitare la professione», è l’amara conclusione di Szumski.
Caggiano, 16 esenzioni vaccinali contestate: assolto, ma radiato dall’Ordine
Non ha dubbi, sul fatto che la commissione mai si riunirà, il dottor Ennio Caggiano: «Se i componenti saranno indipendenti e imparziali, non potranno che darci ragione, ma questo farebbe saltare il castello di bugie».
Caggiano, medico di famiglia di Camponogara, nel Veneziano, fu mandato a processo con l’accusa di aver compilato 16 certificati di esenzione dal vaccino ritenuti falsi dalla Procura di Venezia.
Lo scorso anno un giudice ha dichiarato il non luogo a procedere, ma intanto il dottore aveva subito «un richiamo disciplinare, la riduzione dello stipendio, la sospensione temporanea, il licenziamento da parte dell’Ulss e poi la radiazione dall’Ordine nel 2022». Resta in attesa di sapere che cosa decideranno a Roma, dopo essere stato un bravo medico che curava davvero, non prendeva in giro i pazienti.
«Sono stato trattato malissimo, ma almeno so che ho fatto il bene di tante persone. Credo che per le affermazioni di Palù a sentirsi peggio, dalla parte sbagliata, saranno i colleghi che non ebbero il coraggio di reagire contro linee guida prive di scientificità. Oggi, dopo quello che ha detto l’ex capo dell’Aifa, non vorrei essere nei loro panni», osserva Caggiano.
Gismondo attacca Bassetti e Burioni: «Sull’audizione di Palù sono rimasti in silenzio»
«Macché, si dà per scontato che abbiano una morale e una coscienza, ma non ce l’hanno. Sono tutte persone sensibili al potere: a non dire “signorsì” temevano di perdere la piccola o grande posizione che avevano», esclama la virologa Maria Rita Gismondo, ex direttrice del Laboratorio di microbiologia dell’Ospedale Sacco di Milano.
Ricorda che alcuni colleghi, primari di altri reparti, si dicevano d’accordo con lei «nelle perplessità sul vaccino, ridicolizzavano il green pass, però non si facevano sentire per non “avere grane”».
Medici radiati e responsabilità della pandemia, Gismondo: «Non accadrà nulla»
Ieri, a proposito dell’audizione di Giorgio Palù, ha pubblicato un post. «Credo che quello che ha dichiarato in Commissione parlamentare sia terribile. Assordante il silenzio di chi sta sempre sui social a parlare di tutto e “informare” tutti. Dove siete colleghi che avete tradito il giuramento di Ippocrate?», era stato il duro commento della professoressa. In modo particolare si riferiva «a Bassetti e Burioni, che appena c’è una formica si scatenano ovunque, su una cosa del genere zitti», commenta con la Verità.
Ribadisce lo sconcerto: «È una cosa orrenda, sarebbe stato più dignitoso confermare le sue teorie», dice dell’ex presidente Aifa. Aggiunge: «Scendono tutti dalla barca, ma intanto la barca non affonda», con evidente riferimento all’impunità di questi soggetti.
È pessimista: «Noi tutti ci auguriamo chiarezza e giustizia, però non accadrà nulla. Non ne parlerà nessuno e i magistrati dopo il referendum si sentono ancora più forti».
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