Roberto Speranza
L'ex ministro della Salute Roberto Speranza (Getty)

L’attesa audizione di Roberto Speranza in Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione Covid si è rivelata un penoso teatrino. Lungo, sfinente, rallentato da fastidiosi battibecchi, con l’ex ministro della Salute che si autocelebrava, l’opposizione che gli faceva da spalla per valorizzarne la performance e la maggioranza a tratti incapace di inchiodarlo alle sue molteplici contraddizioni.

Speranza ha dichiarato di aver «servito il Paese con disciplina e onore», di aver «affrontato a testa alta e serenamente le vicende giudiziarie, tutte archiviate», di non dover «chiedere scusa a nessuno» e che anche le misure impopolari come i lockdown e gli obblighi per gli over 50 avevano lo scopo di «aumentare le vaccinazioni e salvare le persone».

Dall’audizione «non è arrivata una sola parola per i morti né un pensiero di vicinanza per i familiari delle vittime», ha fatto notare la senatrice Antonella Zedda di FdI. Un santo, offeso e dileggiato sarebbe Speranza, mentre due erano «gli assi fondamentali» del suo ministero nel governo Conte II prima, Draghi poi. «Primato della vita e diritto alla salute delle persone», ha elencato, e «fiducia nella scienza». Che però richiede il contraddittorio, silenziato, perseguito in epoca Covid.

Bastavano queste due affermazioni a scatenare una raffica di domande su vaccini imposti a lavoratori, raccomandati a cittadini senza valutare il loro quadro clinico, o su green pass che non proteggevano dalle infezioni eppure venivano spacciati come «strumenti necessari». Dov’era, in tutto ciò, «il diritto alla salute che ho sempre difeso», ripetuto dozzine di volte dall’ex ministro?

L’attacco di Borghi: «Nel 2021 l’Italia era il Paese con più morti e meno crescita. Che modello siamo stati?»

Invece, tranne alcuni interventi come quelli del deputato della Lega, Claudio Borghi, si è preferito pretendere l’impossibile, ovvero che Speranza chiedesse scusa ai danneggiati da vaccino che ha più volte irriso. L’ex ministro si è vantato che dalla pandemia «l’Italia è uscita, ha vinto, è stata un modello», ma Borghi gli ha ricordato che «il 6 gennaio 2021 il nostro Paese risultava con più morti e con la crescita più bassa. È andato a mai vedere i dati? Perché altrimenti è negligenza. Che modello siamo mai stati?».

Ed è inaccettabile, ha detto il deputato leghista, «che un uomo di sinistra abbia subordinato il diritto al lavoro alla spinta a fare vaccinazioni che non sterilizzavano». Per poi smentire l’autogratificazione dell’ex ministro: «Lei non ha salvato mezza vita».

La questione dei danni da vaccino

Quanto agli effetti avversi da vaccino, Speranza ha detto che li vedeva, «i rischi c’erano, ma quale farmaco non presenta problemi?». Non si è preoccupato di imporre una farmacovigilanza attiva, non ha sentito ragioni sul vaccinare a tappeto e oggi pretende pure il plauso perché ha stanziato «150 milioni di euro per i danneggiati». Però, se ci teneva tanto a combattere gli effetti avversi, perché non ha finanziato i relativi studi? Alla domanda se sa quanti indennizzi siano stati riconosciuti, l’ex ministro non risponde.

«Speranza dimentica che, avendo imposto l’obbligo surrettizio del super green pass per costringerli a firmare il consenso informato, ha costretto tanti cittadini danneggiati a veri e propri calvari burocratici e legali, arrivando persino a voltare loro le spalle nelle occasioni pubbliche», ha commentato Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia.

La circolare sulla tachipirina e la rivendicazione di «scelte politiche»

Speranza andava sbugiardato sulle certezze ostentate. La circolare su tachipirina e vigile attesa del novembre 2020, per esempio. «Un lavoro prezioso fatto dalla comunità scientifica […] redatto assieme all’Agenzia italiana del farmaco […] e approvato dal Cts […]. Le indicazioni internazionali erano quelle». Non è vero, è che in Italia i medici che si sognavano di curare secondo scienza e coscienza furono sospesi e radiati.

Speranza ha rivendicato il diritto di fare «scelte politiche», contando sulla «migliore evidenza scientifica del momento». L’ex presidente dell’Aifa, Giorgio Palù, ha detto che tachipirina e vigile attesa erano «una cazzata pazzesca», ma l’onorevole si arrampica sugli specchi: «Erano solo indicazioni, non linee guida».

Però mosse il Consiglio di Stato perché annullasse la decisione del Tar che aveva dato ragione ai medici non allineati. Speranza ha utilizzato l’audizione per dire che il vaccino ha salvato vite, che male ha fatto il governo attuale ad astenersi dal voto sull’Accordo pandemico dell’Oms «e che fare acquistare vaccini dall’Ue è stato un bene».

Quanto al ruolo della Commissione sostiene che è stata impostata male «per colpire avversari politici», così come la questione tachipirina e vigile attesa «è figlia di una propaganda inventata». In ogni caso «non sono stato il firmatario delle circolari», ha tenuto a ribadire, scaricando le responsabilità su suoi dirigenti. Era o no il ministro?

L’affondo di Lisei e gli stupefacenti «non ricordo» di Speranza

Il processo di beatificazione di Speranza è stato interrotto dal presidente, Marco Lisei, che l’ha anticipato. «Termino con le parole di…», stava dicendo l’ex ministro. «…di papa Francesco, vuole dire», ha completato ironico Lisei. «Lo leggo dalle agenzie che l’hanno appena battuto». Altro che discorso a braccio, Speranza aveva già rilasciato anticipazioni delle parole che avrebbe pronunciato.

Stupefacenti sono stati i «non ricordo», soprattutto su quella formula comparsa in un verbale del 12 maggio 2021 secondo il quale il Cts «non ha rilevato motivi ostativi all’organizzazione degli Open day», quando invece dall’audio delle sedute del Comitato tecnico scientifico pubblicato dalla Verità erano sorte perplessità sulla proposta di abbassare sotto i 60 anni la soglia della somministrazione di Astrazeneca. Speranza ha risposto all’onorevole Alice Buonguerrieri di Fdi di non saperne nulla, nega di aver detto il 9 giugno che sui vaccini «c’è un clima fantastico», e che «dobbiamo spingere il più possibile», ma afferma: «Ero preoccupato che ondeggiamenti disorientassero la popolazione».

Il 10 giugno 2021, dopo una dose di Astrazeneca negli Open day, Camilla Canepa, diciottenne studentessa di Sestri Levante, moriva per una forma di trombosi chiamata Vitt.

Da non perdere

Lockdown, vaccini, giovani: Palù torna in sé
Salute

Lockdown, vaccini, giovani: Palù torna in sé

L’ex presidente di Aifa ammette che le serrate generalizzate non avevano basi scientifiche: «Una misura politica. Tachipirina e vigile attesa? Una cazzata». E quando gli viene chiesto il perché del silenzio, confessa di aver ceduto alle pressioni di Magrini.

Danni da sieri, la Consulta interroga
Salute

Danni da sieri, la Consulta interroga

Ordinanza della Corte costituzionale che chiede alle istituzioni i dati sugli indennizzati. Secondo la Regione Puglia, la legge di bilancio 2025 non prevedeva somme adeguate.