Chiesto il processo per Occhiuto: «Me lo ha comunicato “Il Fatto”»
Il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto (Ansa)

La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio del presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia Roberto Occhiuto indagato con l’accusa di truffa aggravata. La notizia, anticipata dal Fatto Quotidiano, è stata confermata dallo stesso governatore con un video diffuso sui social. Occhiuto ha riferito di aver appreso la circostanza da una telefonata di un giornalista del quotidiano e di non aver ancora ricevuto alcuna comunicazione formale, come mostra nel video postato sui suoi profili social. Secondo quanto riportato dal Fatto, l’ipotesi accusatoria fa riferimento all’indebita percezione di un’indennità mensile di 3.893 euro riconosciuta dalla Regione Calabria per l’utilizzo dell’automobile privata nello svolgimento delle funzioni istituzionali.

L’indagine sui rimborsi per le automobili

Al centro delle indagini ci sarebbe l’uso di un’Audi Q4 Sportback 40 E-Tron, nella disponibilità del presidente e impiegata per attività istituzionali, mentre già usufruiva di un altro beneficio. Per i pm, Occhiuto disponeva anche di un’Audi Q6 comprata tramite contratto di leasing, per la quale avrebbe già fruito del rimborso previsto per i consiglieri regionali. Il fascicolo, originariamente aperto dalla Procura di Catanzaro, è stato poi trasferito per competenza territoriale a Roma lo scorso febbraio, dove è radicato il conto corrente su cui sarebbero confluiti i rimborsi.

L’origine dell’inchiesta e le intercettazioni su Posteraro

L’inchiesta sarebbe nata da un filone collaterale, nel corso di intercettazioni telefoniche disposte su Paolo Posteraro, ex socio di Occhiuto, ma nell’ambito di una diversa indagine sulla corruzione. Dalle trascrizioni pubblicate da Marco Lillo sul Fatto, Posteraro avrebbe riferito alla moglie: «Gliene pago un’altra in forza della quale lui piglia un bel rimborso dalla Regione». A seguito di tale circostanza la Guardia di Finanza avrebbe avviato accertamenti poi sull’effettiva cumulabilità dei due benefici.

I rimborsi contestati e la cifra di 179mila euro

Secondo l’ipotesi dei pm, non condivise dall’Avvocatura regionale, i due emolumenti non sarebbero stati cumulabili. Le indagini sono state chiuse lo scorso luglio. La cifra contestata è compresa nel periodo tra novembre 2021 e giugno 2025 e ammonterebbe a circa 179.000 euro. In particolare, nel fascicolo sono finiti atti relativi al noleggio di automobili in uso all’amministrazione, tra cui un decreto del dipartimento Economia e Finanze del 2025 che avrebbe liquidato 2.318 euro per il noleggio di un’Audi subentrata a una Land Rover.

La reazione di Occhiuto: «Sono stato torturato da un anno e mezzo»

Occhiuto nel video, pubblicato sui social, ha espresso il suo disappunto: «Sono stato informato da un giornalista del Fatto Quotidiano che fra qualche giorno dovrei ricevere una richiesta di rinvio a giudizio. Io non ho ricevuto nulla ma se lo dice Il Fatto in questo Paese può essere che succeda davvero. Una richiesta di rinvio a giudizio perché avrei utilizzato la macchina di servizio della Regione, qualche volta, non per fatti personali ma per andare a fare sopralluoghi sui cantieri delle opere pubbliche che ho realizzato gestendo miliardi in questa Regione. Mi dicono che non avrei potuto utilizzarla perché percepivo, come gli altri consiglieri, una parte dell’indennità per la mobilità in Regione».

Il presidente ha aggiunto di sentirsi «torturato da un anno e mezzo» da quando ha ricevuto il primo avviso di garanzia nella sua carriera: «Mi sono dimesso, mi sono ricandidato e ho detto ai magistrati fate il vostro lavoro, indagate, non ho nulla da temere. Per diciotto mesi hanno controllato tutto. Mi hanno fatto i raggi X. Queste sono piccinerie che chiarirò benissimo nell’udienza preliminare. Chi pensa di fermarmi così sbaglia persona, io vado avanti e non mi farò fermare».

La solidarietà di Fratelli d’Italia e la replica del Pd Calabria

Il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Alfredo Antoniozzi ha espresso solidarietà a Occhiuto che «dimostrerà pienamente la sua innocenza». Posizione diversa dal Pd Calabria: «Ci si difende nel procedimento, non dal procedimento. Definire piccinerie le contestazioni della Procura e utilizzare i social per dare l’immagine di una persecuzione giudiziaria è un tentativo di condizionare l’opinione pubblica».

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