- Atenei di Torino, Milano e Padova devastati dalle occupazioni, stazione di Bologna bloccata con la forza. I collettivi anti Israele agiscono come Ultima generazione. Intanto Matteo Lepore fa infuriare la comunità ebraica.
- Secondo i media Usa nel sanguinoso raid di domenica sono state utilizzate munizioni statunitensi. Antony Blinken: «Senza un piano per il post conflitto sarà caos».
Lo speciale contiene due articoli.
«L’unico soldato buono è il soldato morto». Già sentita, nella variante «sbirro» era il grido di battaglia di Luca Casarini, il leonka che sussurrava ai vescovi dalla barca. Oggi la scritta, vergata con spray nero, si legge su un muro dell’androne di Palazzo Nuovo, storico edificio delle facoltà umanistiche dell’università di Torino, uno dei santuari pro Pal. Dove la contestazione ha fatto un salto di qualità, passando dall’occupazione alla devastazione, dalla protesta alla provocazione, dalle manifestazioni alle minacce e ai danni. Furibondi perché (dopo qualche giorno in tenda e qualche censura proletaria) non se li filava più nessuno, i collettivi e i centri sociali hanno alzato la posta a Torino, a Milano, a Padova, a Bologna. L’intifada universitaria sta diventando un fattore.
Nell’ateneo piemontese i manifestanti si sono limitati alle pitture rupestri, con scritte sui muri, sui vetri, sulle porte dei bagni. Hanno dipinto murales inneggianti alla Palestina libera «from the river to the sea» (lo slogan preferito da Hamas, che presuppone la distruzione di Israele), occupano i locali in modo permanente da tre settimane, hanno allargato l’incendio ideologico al Politecnico. Il vulcano ribolle e un docente comincia a temere danni consistenti. «Per fortuna non sembra abbiano danneggiato strumentazioni da migliaia e migliaia di euro, ma lo verificheremo quando tutto questo sarà terminato».
Il motore di questa escalation è la frustrazione. In generale il Senato accademico degli atenei non ha alcuna intenzione di cedere al ricatto e rompere gli accordi di collaborazione scientifica con le università israeliane. L’ultimo esempio è quello della Statale di Milano. Ieri il consesso dei docenti, dopo avere ribadito che si sarebbe riunito solo a occupazione finita, ha confermato che «gli accordi andranno avanti con ogni Paese», quindi anche con Tel Aviv. I collettivi hanno levato le tende e il Senato ha ribadito la partnership con l’ateneo Reichman di Tel Aviv, accusato dagli studenti di investire in produzioni belliche. Per costringere il rettorato a indire la seduta straordinaria, una settimana fa gli occupanti avevano costruito una barricata di macerie davanti all’ingresso carraio in via Festa del Perdono con l’intento di «simulare le macerie di Gaza».
I danni per l’intifada universitaria con il supporto dei centri sociali non sono residuali. E la rabbia fuori corso (a partecipare alle sommosse è meno del 5% degli iscritti, gli altri vorrebbero semplicemente studiare) finirà sulle spalle degli atenei, quindi della collettività. Ritinteggiatura delle pareti, sostituzione dei mobili distrutti e degli infissi divelti, pulizia degli edifici con valore storico in tutta Italia potrebbero raggiungere cifre non banali, nell’ordine di qualche milione di euro. Un caso particolare a Padova, dove 200 antisionisti hanno continuato a occupare le aule dell’antica sede di Giurisprudenza nello splendido Palazzo Bo (opera del 1400), con tavoli e sedie di Giò Ponti, per protesta contro il Senato accademico. Quest’ultimo aveva sì deliberato una mozione di solidarietà e supporto ai civili a Gaza, ma si era permesso di confermare un no sul boicottaggio a Israele. Conseguenza: 120.000 euro di danni, a salire.
Un elemento di discontinuità rispetto all’appeasement dello Stato nei confronti dei collettivi di sinistra in ebollizione arriva da Bologna, dove l’occupazione della stazione centrale avrà conseguenze giudiziarie e finanziarie per i protagonisti. Lo ha deciso il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini: «Chi ha sbagliato pagherà. Chi ha rovinato la giornata a migliaia di lavoratori e studenti non la passerà liscia».
Mercoledì in serata un blitz dei pro Pal sui binari aveva provocato rallentamenti e cancellazioni di cinque Frecce, cinque Intercity, 30 treni regionali (11 annullati). Attraverso le immagini della video sorveglianza Polfer, la Digos di Bologna ha identificato gli autori della protesta, una ventina di vecchi arnesi dell’antagonismo locale che saranno denunciati alla Procura per blocco ferroviario, interruzione di pubblico servizio, danneggiamenti e manifestazione «non preavvisata». Anche questo è un salto di qualità, fuori dal perimetro universitario, dentro il mondo del lavoro e della mobilità. La modalità, che preoccupa le forze dell’ordine, è quella del blocco stradale, mutuata dagli ecoteppisti, difficile da prevedere e da contrastare.
Con un senso delle istituzioni molto personale, proprio ieri il sindaco piddino di Bologna, Matteo Lepore, ha inteso schierare la municipalità con i manifestanti. Si è affacciato al balcone del municipio e ha appeso una bandiera palestinese, scrivendo su Instagram: «Doveroso prendere posizione. La nostra città è storicamente schierata per la pace, la non violenza, la salvaguardia dei diritti umani». Lo ha subito imitato il collega Matteo Ricci (Pesaro), suo concorrente per un posto al sole al Nazareno. La reazione della presidente delle comunità ebraiche, Noemi Di Segni, non si è fatta attendere: «Lepore non fa che legittimare la voce del terrorismo e della prevaricazione». Il borgomastro, che aveva toccato il fondo con i 30 all’ora, ha cominciato a scavare.
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