Trump atterra a Bruxelles e schiaffeggia la Merkel: «Sei succube della Russia»
Ansa
  • Il presidente minaccia Berlino: non ci va di difendere chi fa affari con Mosca. Poi detta l’agenda degli incontri e mette per ultima la cancelliera.
  • La sfida sulla quota di Pil da versare alla Nato copre la battaglia sugli appalti per aerei e armamenti. Francia e Germania alleate contro gli Usa. L’Italia va verso Washington.
  • A Pechino seguono con sincera apprensione i risultati dei colloqui e le dichiarazioni ufficiali del vertice di Bruxelles.

Lo speciale contiene tre articoli

È iniziata una settimana davvero importante per Donald Trump: ieri l’avvio del vertice Nato a Bruxelles; nei prossimi giorni, l’incontro con il governo inglese in una Londra terremotata dalle incertezze strategiche di Theresa May su Brexit; e infine, il 16 luglio prossimo, l’incontro con Vladimir Putin. Ecco, per dare un triplice segnale a tutti (agli alleati europei protetti dall’ombrello Nato, al Regno Unito, a Mosca), a Donald Trump è bastato un veloce breakfast al mattino con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che non ha potuto fare altro che annuire davanti alla valanga trumpiana: «Sono molto triste per il fatto che la Germania», ha attaccato il presidente Usa, «faccia un accordo massiccio su petrolio e gas con la Russia, pagandole miliardi e miliardi di dollari, mentre noi dovremmo difendere i tedeschi da Mosca…».

Insomma, un attacco ad alzo zero contro le ipocrisie e le contraddizioni della Merkel, che a parole critica Mosca e chiede sanzioni, poi però nei fatti ci fa mega affari (rendendosene anche dipendente dal punto di vista energetico), e infine è restia a contribuire alle spese Nato nella misura del 2%. Trump, che ieri non era davvero in vena di scherzi, ha fatto subito nomi e cognomi: ci sono Paesi che «non pagano ciò che dovrebbero. Noi proteggiamo la Germania, la Francia, proteggiamo tutti questi Paesi», ma «gli Usa pagano troppo, è sproporzionato e ingiusto per i contribuenti americani». E, per chi non avesse ancora capito, dopo aver individuato i cattivi (a partire dalla Merkel, già ampiamente nel mirino Usa per il surplus commerciale tedesco), Trump ha pure indicato i buoni: «Ci sono Paesi come la Polonia che non accetterebbero il gas russo, perché diverrebbero prigionieri della Russia». Nel pomeriggio, Trump ha rincarato la dose, chiedendo addirittura il raddoppio delle spese militari a tutti gli alleati, fino alla misura-monstre del 4%.

Una Merkel letteralmente sotto assedio ha cercato in giornata di parare il colpo e di replicare, promettendo di aumentare le spese militari: ma – per così dire – se l’è presa comoda, indicando il termine del 2024. Ha anche rivendicato l’invio tedesco di truppe nell’ambito delle missioni Nato, e ha anche ricordato di «aver sperimentato di persona l’occupazione sovietica». Ma di tutta evidenza si tratta di frasi difensive, davanti a un incalzante pressing trumpiano, culminato in serata con la esorbitante richiesta di arrivare non solo al 2, ma al 4% del Pil da destinare alla difesa.

La verità è che Trump, in un colpo solo, ha recapitato tre chiari messaggi. Il primo, diretto a tutti i partner europei, è il rilancio forte dello spartiacque transatlantico: si deve parlare con tutti, ma stando in un campo chiaro, quello occidentale. Posizioni “furbe” o “terziste” sono più che mai sgradite a Washington. Quindi non è vero che Trump voglia disimpegnarsi dalla Nato: semmai vuole che gli altri siano più impegnati, a partire dalle spese militari, senza fare gli «scrocconi».

Il secondo messaggio è rivolto a Londra, alla vigilia del viaggio di Trump nel Regno Unito: in questo quadro, serve una Brexit vera, non solo di facciata. Un Regno Unito che diverga chiaramente dall’Unione europea e scelga di rafforzare la «relazione speciale» con Washington è l’opzione preferita dalla Casa Bianca.

Il terzo messaggio è per Vladimir Putin. Trump sa bene che tanti (anche a Washington: quelli che ancora sperano nel Russiagate, sempre più inconsistente) cercano l’occasione per mostrare che il suo atteggiamento è eccessivamente morbido verso Mosca. Per questo, come ha fatto ieri, alza i toni con la Russia, non dà alibi, mostra chiaramente una linea severa con il Cremlino. Trump – ovviamente – non vuole una nuova guerra fredda, cerca invece un vero reset con la Russia: ma al tempo stesso è determinato a fare in modo che l’incontro con Putin avvenga nelle maggiori condizioni di forza possibili dal punto di vista di Washington.

E c’è da scommettere che, per realizzare un’intesa soddisfacente, Trump tirerà la corda fino a che potrà, mostrandosi esigente e ambizioso.

Tutto ciò è perfettamente coerente con la missione complessiva che Trump si è dato in politica internazionale, e cioè riportare l’America al centro del ring mondiale, facendo valere la logica dell’interesse nazionale, e agendo in controtendenza rispetto all’arretramento obamiano.

Parliamoci chiaro: negli otto anni dell’Amministrazione Obama, l’America si è ritirata – fisicamente e metaforicamente – un po’ da tutti i teatri decisivi, lasciando un vuoto facilmente occupato da altri attori (dall’Iran alla Russia alla Cina, e per altro verso dal terrore islamista). Ecco, la missione di Trump, in ciascuno di quei teatri, è triplice: realizzare nuove intese più vantaggiose, mostrare che l’America c’è di nuovo, e mettere in primo piano una capacità muscolare di riprendersi la sua centralità in nome degli interessi nazionali statunitensi.

Ovviamente dopo aver preso a sberle la Merkel, il presidente Usa ha confermato che la incontrerà al termine di tutti i meeting Nato. Il metodo è ormai chiaro: prima sparare, poi sedersi al tavolo.

Daniele Capezzone

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