Caccia a Sinwar, «macellaio di Gaza». Raid sull’ospedale Al-Shifa: 13 morti
Raid israeliano su Gaza il 9 novembre 2023 (Getty Images)
I miliziani arrestati: «È là sotto». Sequestrato l’ufficio del fratello. L’Idf: «Distrutta una base jihadista: 150 vittime». Attacco di droni dal Libano, uno intercettato. L’Iran: «L’allargamento dello scontro è vicino».

L’ipotesi di un cessate il fuoco a Gaza appare sempre più lontana. Ieri, dopo che la Lega araba aveva chiesto tramite il portavoce, Hossam Zaki, l’interruzione completa delle ostilità, sottolineando come «le tregue umanitarie non siano al centro della posizione araba, ma solo un’idea di cui alcuni parlano per cercare di affrontare il deterioramento della situazione umanitaria a causa della guerra e dell’aggressione israeliana», è arrivata puntuale la replica di Benjamin Netanyahu: «Un cessate il fuoco senza il rilascio degli ostaggi, in questo momento, è fuori discussione», ha detto il premier israeliano intervenuto a Fox News. «Significherebbe arrendersi ad Hamas, arrendersi al terrore e alla vittoria dell’asse del male dell’Iran». Nell’intervista rilasciata al canale televisivo internazionale, Bibi ha inoltre esposto quello che è il piano per il dopoguerra, parlando di «demilitarizzazione», «deradicalizzazione» e «ricostruzione» della Striscia: «Hamas se ne andrà, dopo che l’avremo completamente distrutta».

Per quanto riguarda le operazioni militari, il premier israeliano ha affermato che «stanno andando eccezionalmente bene». Il riferimento, in particolare, è alle ultime 48 ore. I combattimenti attorno all’ospedale Al-Shifa, divenuto ormai teatro principale del conflitto, si sono intensificati con l’Idf che avrebbe conseguito passi decisivi. L’ennesimo raid aereo condotto su quello che è considerato il comando centrale di Hamas, oltre ad aver danneggiato alcuni reparti, il poliambulatorio, e causato la morte di almeno 13 persone, potrebbe portare nelle prossime ore alla cattura o all’eliminazione di Yahya Sinwar, leader di Hamas soprannominato «il macellaio di Gaza». A segnalare la presenza del terrorista in un bunker sotto il principale ospedale della Striscia, sono stati due miliziani arrestati dall’esercito israeliano il 7 ottobre, dopo il pogrom nei kibbutz. In un video pubblicato dall’Idf sul social X, i due prigionieri hanno rilasciato delle affermazioni importanti: «Sotto l’ospedale Al-Shifa si nascondono Sinwar e altri comandanti senior di Hamas, sia politici che militari». E poi ancora: «Hamas usa le ambulanze per trasportare cose importanti. Comandanti e tutto quello che serve, perché sanno che gli ebrei non attaccano le ambulanze».

Intanto, mentre le forze speciali e i corpi corazzati braccano Sinwar, l’esercito israeliano ha posto sotto sequestro l’ufficio del fratello, Muhammad. Secondo quanto riportato dal Jerusalem Post e da Al Jazeera, invece, in un altro attacco aereo avrebbe perso la vita Reua Hamam, nipote di Ismail Haniyeh, il capo politico di Hamas, rifugiato dal 2019 a Doha in Qatar. Dopo i raid ha parlato Muhammad Abu Salmiya, il direttore dell’ospedale assediato da Israele, secondo cui la notizia che Hamas utilizzerebbe la struttura come base sarebbe «una bugia assoluta». Anche il vicesegretario generale della jihad islamica, Mohamad al-Hindi, ha smentito: «L’ospedale non è mai stato usato dalle milizie e da qui non è mai stato sparato nemmeno un proiettile». Sulla vicenda è intervenuta anche Physicians for human rights. L’Ong ha ammonito Israele, chiedendo di osservare il rispetto del diritto internazionale e non attaccare gli ospedali, anche nel caso in cui ritenga che Hamas ne faccia uso. L’esercito che fa capo a Tel Aviv però tira dritto: «Se scorgiamo terroristi di Hamas fare fuoco dagli ospedali, facciamo quel che bisogna fare. Li uccidiamo», ha detto senza mezze misure il portavoce dell’Idf, Richard Hecht.

L’esercito israeliano ha annunciato la distruzione della roccaforte Badr del battaglione Shati di Hamas, nel Nord della Striscia di Gaza, uccidendo 150 terroristi. Altri 22 miliziani appartenenti alla fazione islamica che governa la Striscia di Gaza sarebbero stati eliminati dalle truppe israeliane nei pressi del campo profughi di Jabalya, nel Nord dell’enclave palestinese. Tra questi, secondo le fonti vicine all’Idf, ci sarebbero due capi dell’Unità Nukbha che hanno preso parte all’attacco del 7 ottobre al kibbutz Zikim, Omar al-Hindi e Ahmed Musa, e il comandante dell’Unità dei cecchini della Brigata Nord, Mohammed Kahlout.

A Sud, invece, nel cuore di una zona residenziale nel sobborgo di Sheikh Ijlin, è stata scoperta e neutralizzata una postazione da cui venivano fatti partire i razzi per colpire Israele.

Sul fronte interno lo Stato ebraico si è dovuto impegnare nelle ultime ore a respingere diversi attacchi: dal Libano sono arrivati tre droni, uno intercettato e due caduti nel Nord del Paese; così come è stato intercettato, grazie al sistema di difesa aerea Arrow 3, un missile lanciato dallo Yemen destinato a Eilat. L’esercito israeliano, secondo il quotidiano Haaretz, si starebbe preparando a fronteggiare alcuni attacchi provenienti da Iraq e Iran, da dove il ministro degli Esteri del regime degli Ayatollah, Hossein Amirabdollahian, ha usato parole che alimentano lo spettro di un allargamento del conflitto: «Un ampliamento della guerra a Gaza è inevitabile a causa della crescente aggressione israeliana».

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