Europa, il corrispondente da Bruxelles
 accusa il «Corriere» di raccontare balle
Ansa
  • Ivo Caizzi denuncia la manipolazione delle notizie sulla trattativa con l’Ue operata da direttore e vicedirettore. E si chiede se ciò «non abbia influito sui mercati, favorendo mega speculatori che in quei giorni scommettevano sulla destabilizzazione dell’Italia».
  • Il direttore Fontana ha più volte nascosto le mie notizie sul dialogo tra Ue e Italia dando spazio a speculazioni su un’inesistente procedura di infrazione. Salvo poi, a intesa trovata, intestarsi la vittoria. Un danno ai Btp però, causa spread, potrebbe esserci stato.

Lo speciale contiene due articoli


«Si può aprire la prima pagina del Corriere della Sera con una notizia che non c’è?». Il quesito è di scuola, anche perché ormai si parla di fake news a pranzo e a cena. Però la domanda non percorre la sala di un convegno sul futuro del giornalismo e neppure aleggia su un isterico talk show televisivo, ma rotola come un candelotto di dinamite sull’augusta scrivania del direttore Luciano Fontana e mette in imbarazzo il quotidiano più autorevole d’Italia. La notizia «che non c’è», come l’isola di Edoardo Bennato, è quella lanciata il primo novembre scorso, apertura del giornale: «Deficit, pronta la procedura Ue». Il contesto è quello che tutti ricordano, l’impervia manovra economica del governo di Giuseppe Conte, le forti fibrillazioni con Bruxelles per eccesso di debito, l’insorgere del partito dello spread, la conferma per gli italiani di un’Europa formata più da contabili che da notabili. «Ma la procedura d’infrazione Ue contro l’Italia era inesistente, oltre che tecnicamente impossibile in quella data. In 30 anni non ricordo un’altra notizia “che non c’è” simile, in quella collocazione sul Corriere». L’accusa è durissima, anche perché a sottolinearlo è Ivo Caizzi, corrispondente da Bruxelles del quotidiano di via Solferino in una lettera indirizzata al Comitato di redazione, per conoscenza a tutti i giornalisti. E che riportiamo integralmente qui sotto.

In realtà si tratta di un nutrito dossier, con articoli e retroscena che ricompongono quelle giornate di inizio novembre e ci ricordano quell’approccio molto critico dell’intera stampa mainstream nei confronti della trattativa fra governo 5 stelle-Lega e Bruxelles, con un tifo implicito perché i mercati facessero crollare l’esecutivo. Due mesi dopo ecco un j’accuse insolito partito dalla penna di un inviato di lungo corso, esperto e autorevole, che chiede al Cdr di verificare altri quattro particolari, nell’interesse del Corriere, dei suoi giornalisti e dei suoi lettori: se il comportamento del direttore Fontana sia stato corretto; se il direttore non debba limitarsi a imporre la sua linea attraverso editoriali, opinioni, commenti; se l’annuncio della procedura e smentita della trattativa Ue-Italia possano aver influito sui mercati finanziari; se l’attendibilità del Corriere non vada difesa meglio.

Il candelotto di dinamite non può che far rumore per tre motivi: mai i panni sporchi di via Solferino sono stati lavati in pubblico; Urbano Cairo è un editore che non ama andare in piazza; raramente una notizia ha avuto un impatto politico come quella della procedura d’infrazione, messa lì come uno spauracchio, anzi un bivio economico fra l’Italia che dialoga e l’Italia che cerca nuove sponde travolta dall’intransigenza dell’Europa. Fu firmata dal vicedirettore Federico Fubini, euroentusiasta con lunga gavetta all’Europarlamento, molto stimato da Mario Draghi. Tutto questo mentre Caizzi scriveva che a Bruxelles i governi più influenti avevano incaricato di mediare un compromesso con l’Italia. E poi che Pierre Moscovici bollava come fake news le anticipazioni della procedura d’infrazione e indicava una sola via: «Dialogo, dialogo, dialogo».

Nella missiva Caizzi sottolinea un paradosso. Mentre in un suo articolo il presidente dell’Eurogruppo, il portoghese Mario Centeno, ufficializzava la scelta della trattativa (7 novembre), nella pagina successiva Fubini scriveva che «non c’è stato nessun passo verso un compromesso fra Commissione Ue e Italia, né alcun vero negoziato». E ipotizzava per l’ennesima volta le dimissioni del ministro Giovanni Tria, che peraltro non lo ha ancora accontentato. Caizzi aggiunge con amarezza: «Il Corriere è stato, unico fra i maggiori quotidiani, a non mettere in pagina un pezzo da Bruxelles quando la Commissione ha ufficializzato l’esito positivo nella trattativa con l’Italia sulla manovra».

Quel titolo che Caizzi contesta perché «non si è mai arrivati nemmeno alla fase iniziale della proposta tecnica dei commissari Ue», ora rischia di diventare il simbolo di una stagione mediatica. E il suo impatto su mercati e Borse, con i titoli di Stato in gioco, è tutto da verificare. Per la verità fu mitigato dalla frase in piccolo: «A meno di cambiamenti di rotta sostanziali». Una pezza che per il corrispondente da Bruxelles risulta peggio del buco: «In pratica si strilla nel titolo L’Italia perderà e si infila tra le righe, se non vince o pareggia. In questo modo si potrebbero fare scoop in serie: il premier cadrà, se non resterà in sella; l’imputato sarà condannato, se non sarà assolto». Nel santuario del giornalismo italiano oggi nessuno ha voglia di ridere.

Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no
Geopolitica

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no

Siglato un patto quadro che però non piace ai filo-iraniani. Il presidente Aoun ha anche accolto con favore la guida di Italia e Francia nella coalizione post-Unifil. I media d’Oltralpe traducono male le parole di Meloni per metterla contro Le…