• Soffocato dal regime del vecchio sandinista Ortega, il Nicaragua è sempre più isolato e in crisi economica. Neppure i Paesi storicamente amici come Cuba e Venezuela sembrano voler intervenire. Così il governo di Managua si rivolge a Mosca e Pechino.
  • Alla metà dell’Ottocento il Nicaragua fu meta di commercianti e armatori genovesi. Un piccolo ma economicamente solido contingente, che guadagnò presto posti chiave nell’economia nazionale. Anche Garibaldi fece tappa nel Paese durante il suo secondo esilio nel 1851.

Lo speciale contiene due articoli.



Il 19 luglio si è tenuto il 46°anniversario della rivoluzione sandinista del Nicaragua ed ancora una volta si è trasformato nel palcoscenico di Daniel Ortega, l’ottantenne presidente nicaraguense che ha guidato il paese dalla rivoluzione del 1979 fino al 1990 e poi dal 2007 ad oggi. Il vecchio rivoluzionario, che nel 2025 ha trasformato il Nicaragua in una «diarchia presidenziale» nominando la moglie, Rosario Murillo co-presidente, ha minacciato quel poco che resta delle opposizioni ed ha invitato i suoi fedelissimi alla sorveglianza rivoluzionaria per catturare e perseguire i traditori. Una perfetta fotografia del clima che si respira nel paese centroamericano dove Ortega soffoca con forza ogni voce dissidente e vince le elezioni con percentuali che una volta si sarebbero definite «bulgare». L’uomo forte di Managua nel suo discorso fiume in Plaza de la Fe ha accusato soprattutto l’Europa accusandola di continuare a commettere crimini coloniali. Il vecchio leader ha poi attaccato a testa bassa le Nazioni Unite, chiedendone lo scioglimento immediato e definendole inutili a causa della loro inazione contro le guerre, le deportazioni dei migranti e le aggressioni imperialiste. Daniel Ortega, nel suo discorso alla nazione, ha elogiato soltanto la Russia e la Cina, definendole le uniche due potenze che lottano per i popoli della terra ed ha offerto il modello sandinista alle nazioni occidentali per riportare la giustizia sociale in Europa. Alla festa rivoluzionaria non ha però partecipato nessun capo di stato e anche Mosca e Pechino hanno inviato rappresentanti di basso livello. Questo sta a significare quanto periferico e privo di ogni attrattiva sia ormai il Nicaragua, con un’economia moribonda e pochissime possibilità di ripartenza. Nemmeno gli storici amici cubani e venezuelani sono arrivati a Managua e l’assenza di Nicolas Maduro e Miguel Diaz-Canel ha stupito anche gli stessi sandinisti. Totalmente incurante della sua irrilevanza internazionale l’ex rivoluzionario ha tuonato contro tutto il mondo accusando il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres di essere uno «strumento dei Paesi imperialisti», al servizio delle potenze nucleari e di agire passivamente di fronte ai conflitti in Medio Oriente e alle deportazioni dei migranti da parte degli Stati Uniti. Nel corso del 2025 Managua ha deciso di abbandonare diversi organismi delle Nazioni Unite come l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), il Consiglio per i Diritti Umani, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e l’Organizzazione internazionale del Lavoro (Oil) con l’accusa di ingerenza nei suoi affari interni. Daniel Ortega, che è accusato da diverse Ong di crimini contro l’umanità, ha invocato Mao Zedong e l’Armata Rossa come imperiture fonti di ispirazione per il Fronte Sandinista, annoverando anche la Cina fra i vincitori del nazismo. Molto più ambiguo il passaggio del suo discorso sugli Stati Uniti, dove senza mai nominare Donald Trump, ha criticato le politiche migratorie che hanno penalizzato il Nicaragua che ha visto 22 voli con a bordo 2.527 nicaraguensi rimandati a Managua in sei mesi. Il presidente Ortega non ha minimamente affrontato il tema della repressione che il suo governo sta portando avanti, esaltando una fantomatica «pace nazionale» con decine di oppositori chiusi in carcere. Il leader nicaraguense ha lodato la sua polizia e la sua nuova struttura di sorveglianza politica nei quartieri, portata avanti con il coinvolgimento dei coordinatori del Consiglio del Potere Cittadino (CPC), funzionari sandinisti che dominano le città. Una rete di delatori che controllano la vita quotidiana degli abitanti trasformando definitivamente il Nicaragua in una orwelliana prigione a cielo aperto. Ma dietro a questa cortina di ferro la nazione centramericana attraversa una profonda crisi economica dal 2018, dalla quale non si è mai ripreso. Il Pil è cresciuto di circa il 3% negli ultimi 30 anni, una percentuale piuttosto bassa per un paese in via di sviluppo. L’economia nazionale si basa al 60% sui prodotti agricoli come caffè, zucchero e carne bovina, che sono anche l’unica cosa che viene esportata in modo continuativo. Managua ha anche giacimenti di oro, argento, rame e zinco, ma in quantità modesta e non ha un’industria di trasformazione dei metalli. Il governo Ortega-Murillo ha provato a lanciare il turismo, ma i risultati sono stati deludenti. Il Nicaragua rimane il secondo paese più povero delle Americhe, dietro al disperato Haiti, dove oltre il 20% dei bambini soffre di malnutrizione e disturbi della crescita ed il 45% delle ragazze nicaraguensi è già sposata all’età di 18 anni. Una nazione dove si fa fatica a trovare cibo ed il 40% della popolazione vive in condizioni di povertà, mentre il 15% si trova in estrema povertà. Un quadro desolante di un paese che non sembra avere un futuro.

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