- Il «Washington Post» svela il piano degli invasi. Intanto un drone cade vicino alla capitale. Il Cremlino: «Inviato da Kiev».
- Il segretario, Antonio Guterres, attacca il ministro, Sergej Lavrov, che presiede i lavori: «L’invasione viola la Carta».
Lo speciale contiene due articoli.
Era previsto per febbraio, poco prima del primo anniversario dell’inizio della guerra: l’esercito ucraino aveva pianificato un attacco su Mosca. Un piano ambizioso e audace, saltato all’ultimo per volere degli alleati più fedeli di Kiev: gli Stati Uniti. A rivelarlo, ancora una volta, è il Washington Post, citando un report riservato Usa. Il generale Kyrylo Budanov, a capo della direzione dell’intelligence militare ucraina, aveva incaricato i suoi ufficiali di «prepararsi per gli attacchi di massa del 24 febbraio» con tutto ciò che l’esercito ucraino disponeva. Una delle opzioni del piano prevedeva la possibilità di attaccare via mare con il tritolo la città portuale di Novorossiysk sul Mar Nero. Il no della Casa Bianca è arrivato per il timore che gli attacchi sul territorio russo potessero provocare una risposta aggressiva da parte del Cremlino. Quindi il 22 febbraio, due giorni prima dell’anniversario, la Cia, come riportato dal Washington Post, ha diffuso un nuovo report riservato secondo cui l’intelligence militare ucraina «aveva accettato, su richiesta di Washington, di rinviare gli attacchi» su Mosca.
Quindi un attacco vero e proprio, seppur pianificato, non è mai avvenuto. Ma la tensione resta altissima. Secondo i media russi, il drone caduto vicino a Mosca sarebbe di fabbricazione ucraina: un UJ-22 Airbone. Le prime ricostruzioni sostengono che il drone si sia schiantato dopo aver esaurito il carburante o dopo aver urtato un albero ed è stato aggiunto che trasportava 17 chilogrammi di esplosivo. L’UJ-22 è un piccolo drone da ricognizione che può trasportare circa 20 chilogrammi di esplosivo e ha un raggio di volo autonomo fino a 800 chilometri.
Nonostante le difficoltà, il morale ucraino sembra alto. Secondo il capo dell’intelligence, Budanov, la riconquista dell’intero territorio entro la fine di quest’anno è del tutto possibile. È sua convinzione che la guerra potrà dirsi vinta solamente quando verranno ripristinati i confini del 1991, quando il Paese dichiarò l’indipendenza dopo la disgregazione dell’Unione sovietica. «Soltanto Dio può sapere se ci saranno tempi supplementari o se si andrà ai calci di rigore».
Morale alto ma anche qualche malessere. Ad esprimere malcontento, secondo alcune fonti bene informate, sarebbe stato il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba. «Ha usato parole molto forti nel corso del suo intervento al Consiglio Esteri Ue, era furioso», ha rivelato la fonte, che ha aggiunto che Kuleba si sarebbe anche lamentato per «la bassa quantità di munizioni» ricevute sinora attraverso il primo pilastro del piano, nonché per la mancanza di missili a lungo raggio, definiti cruciali per poter procedere con la controffensiva. «In Europa tutti faranno la propria parte per aiutare l’Ucraina consegnandole armi e munizioni, anche se i tempi di consegna sono talora più lunghi di quelli auspicati».
È il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, a cercare di spegnere le polemiche e di abbassare i toni sul tema. «Ci sarà un documento: stiamo facendo tutto ciò che è possibile, nel rispetto delle regole e avendo a disposizione non tutte le munizioni che vengono richieste. Faremo tutti quanti la nostra parte per aiutare l’Ucraina». Secondo l’Alto Rappresentante dell’Ue, Josep Borrell, la richiesta di Kuleba di accelerare la consegna di munizioni all’Ucraina è arrivata «con l’inquietudine, con l’insistenza e l’urgenza che è lecito aspettarsi da parte di un ministro di un Paese in guerra ed è normale che sia così, dato che l’Ucraina viene bombardata sistematicamente dai russi, che conducono un’aggressione barbara». Le armi richieste a gran voce da Kiev servono infatti a mettere in piedi la grande controffensiva di cui si parla ormai da settimane. Non più una sorpresa per Mosca, tanto che il capo dei mercenari della Wagner, Yevgeny Prigozhin, è anche convinto di sapere quando inizierà: «Il giorno in cui le forze russe avranno preso il controllo dell’intera città di Bakhmut comincerà la controffensiva Ucraina». Delle sue parole però, ciò che preoccupa di più è un commento rilasciato in merito alle nuove strategie di condotta sul campo: «Il nostro compito è macellare l’esercito ucraino, non dare loro l’opportunità di riunirsi per una controffensiva. In questo senso stiamo ottenendo un successo e ai miei uomini do un voto a cinque stelle. Mentre a me stesso darei un 3 meno, perché era necessario macellarli di più, in modo che non ne rimanesse in vita neanche uno». È evidente che la sindrome dell’accerchiamento russo è tornata con tutta la sua forza. Lo si evince anche dalle parole del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov: «La Nato è una macchina da guerra che si avvicina ai confini della Russia, ma i progetti occidentali di disfarsi di Mosca non porteranno a nulla». Con l’avvicinarci del 9 maggio arriva anche l’annuncio della tradizionale parata militare che si organizza per commemorare il Giorno della vittoria dell’Unione sovietica sulla Germania nazista nella seconda guerra mondiale. Peskov ha confermato che, come sempre in quell’occasione, il presidente russo, Vladimir Putin, terrà un discorso sulla Piazza Rossa di Mosca.
Nessuna novità sul fronte delle trattative, anche se papa Francesco giovedì riceverà in Vaticano il premier ucraino, Denys Shmyhal, in missione a Roma per parlare di ricostruzione.
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