La famiglia Agam, una delle più importanti dello Stato ebraico, è in causa milionaria contro la banca, accusata di aver sottratto denaro falsificando una firma e di aver tenuto comportamenti discriminatori. Il processo si terrà a Tel Aviv nonostante le pressioni di Parigi: il governo di Benjamin Netanyahu si trova così coinvolto. L’istituto transalpino è già finito sotto accusa negli Stati Uniti per violazione delle sanzioni al Sudan e all’Iran.

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C’è una sentenza di un tribunale israeliano data lunedì 27 marzo che rischia di mettere in seria difficoltà i rapporti diplomatici tra Francia e Israele. A Tel Aviv l’hanno definita una nuova battaglia di David contro Golia, ovvero tra la famiglia Agam, una delle più importanti del Paese, contro Bnp Paribas, il principale istituto di credito francese. La decisione di ieri ha dato una svolta a un processo che va avanti da più di un anno e che vede questa volta in prima linea il governo di Benjamin Netanyahu. Un processo portato avanti da Ruth Agam, manager della Israel aerospace industries, e sostenuta dal fratello, l’uomo d’affari Jacob Agam, contro Bnp Paribas, accusata di aver falsificato una firma su un investimento non autorizzato, ma soprattutto di aver avuto comportamenti antisemiti nei suoi confronti. Il tribunale di Tel Aviv ha respinto le difese di Bnp e ha stabilito che tutte le richieste depositate da Agam sono soggette alle leggi israeliane. Il processo si svolgerà quindi in Israele e non in Francia, come avevano chiesto i legali dell’istituto di credito francese. Ora la corte ha ordinato alla Bnp di presentare ricorso entro 30 giorni. La questione è delicata. Perché fonti legali vicine al caso spiegano alla Verità che il caso potrebbe estendersi ai rapporti che Bnp Paribas ha avuto negli ultimi anni con l’Iran e alcune presunte organizzazioni terroristiche islamiche.

Già il 10 maggio del 2017, un membro della commissione Affari esteri della Knesset, Moti Yogev, insieme con altri componenti del Parlamento israeliano e il gruppo di supporto alle vittime del terrorismo Almagor, avevano inviato una lettera al procuratore statale Shai Nitzan chiedendogli di aprire un’ampia indagine penale nei confronti di Bnp per le sue presunte attività di finanziamento del terrorismo. La banca guidata dall’amministratore delegato Jean-Laurent Bonnafé ha già pagato una multa da 9 miliardi di dollari nel 2015 agli Stati Uniti a causa di attività che violavano le sanzioni internazionali dell’Iran e del Sudan. In sostanza, tornando a Tel Aviv, la cattiva condotta della banca potrebbe avere conseguenze civili e penali, e soprattutto potrebbe dover affrontare nuove accuse in Israele, tra cui appunto quella di aver contribuito agli attentati terroristici degli ultimi anni. Ruth Agam ha sempre sostenuto di essere stata truffata, ma soprattutto accusa Bnp di «cattiva condotta nei confronti del popolo ebraico in generale, e contro lo Stato di Israele». Adam Levitt, dello studio legale, DiCello Levitt & Casey, che rappresenta la famiglia Agam, spiegò nel 2017: «La causa del mio cliente è contro un’organizzazione che dimostra un modello più ampio dell’illegalità globale e che trova Bnp schierata a sostegno di gruppi terroristici e di odio». Sul caso si era espresso anche Yossi Cohen, avvocato del primo ministro Netanyahu e consigliere degli Agam. «Questo caso si distingue per le gravi ingiustizie commesse da Bnp.

È inusuale vedere che la battaglia tra una famiglia e una banca gigantesca assume queste proporzioni e include delle accuse geopolitiche di tale ampiezza, di solito sostenute da governi e pubbliche istituzioni. È dovuto probabilmente anche al sostegno incondizionato dimostrato dal finanziere e investitore internazionale Jacob Agam alla sorella Ruth.

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