La famiglia Agam, una delle più importanti dello Stato ebraico, è in causa milionaria contro la banca, accusata di aver sottratto denaro falsificando una firma e di aver tenuto comportamenti discriminatori. Il processo si terrà a Tel Aviv nonostante le pressioni di Parigi: il governo di Benjamin Netanyahu si trova così coinvolto. L’istituto transalpino è già finito sotto accusa negli Stati Uniti per violazione delle sanzioni al Sudan e all’Iran.
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Già il 10 maggio del 2017, un membro della commissione Affari esteri della Knesset, Moti Yogev, insieme con altri componenti del Parlamento israeliano e il gruppo di supporto alle vittime del terrorismo Almagor, avevano inviato una lettera al procuratore statale Shai Nitzan chiedendogli di aprire un’ampia indagine penale nei confronti di Bnp per le sue presunte attività di finanziamento del terrorismo. La banca guidata dall’amministratore delegato Jean-Laurent Bonnafé ha già pagato una multa da 9 miliardi di dollari nel 2015 agli Stati Uniti a causa di attività che violavano le sanzioni internazionali dell’Iran e del Sudan. In sostanza, tornando a Tel Aviv, la cattiva condotta della banca potrebbe avere conseguenze civili e penali, e soprattutto potrebbe dover affrontare nuove accuse in Israele, tra cui appunto quella di aver contribuito agli attentati terroristici degli ultimi anni. Ruth Agam ha sempre sostenuto di essere stata truffata, ma soprattutto accusa Bnp di «cattiva condotta nei confronti del popolo ebraico in generale, e contro lo Stato di Israele». Adam Levitt, dello studio legale, DiCello Levitt & Casey, che rappresenta la famiglia Agam, spiegò nel 2017: «La causa del mio cliente è contro un’organizzazione che dimostra un modello più ampio dell’illegalità globale e che trova Bnp schierata a sostegno di gruppi terroristici e di odio». Sul caso si era espresso anche Yossi Cohen, avvocato del primo ministro Netanyahu e consigliere degli Agam. «Questo caso si distingue per le gravi ingiustizie commesse da Bnp.
È inusuale vedere che la battaglia tra una famiglia e una banca gigantesca assume queste proporzioni e include delle accuse geopolitiche di tale ampiezza, di solito sostenute da governi e pubbliche istituzioni. È dovuto probabilmente anche al sostegno incondizionato dimostrato dal finanziere e investitore internazionale Jacob Agam alla sorella Ruth.
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