- Dieci missili sull’installazione in Qatar (già evacuata, anche da militari italiani e aerei). Doha: «Testate intercettate, valutiamo se rispondere». Gli Stati Uniti confermano: «Non ci sono vittime». Il «New York Times»: Washington aveva saputo tutto in anticipo.
- Donald Trump, nel mirino degli ayatollah, allertato al G7 in Canada.
Lo speciale contiene due articoli.
La ritorsione iraniana contro gli Stati Uniti è arrivata. Ma non sembra essere stata all’altezza dei toni roboanti usati dai vertici della Repubblica islamica. Ieri, poco prima delle 19 italiane, le forze di Teheran hanno lanciato almeno dieci missili contro una base americana in Qatar e uno contro un’altra base in Iraq. Quest’ultimo blitz è stato poi smentito da un funzionario statunitense a Reuters. Più o meno negli stessi istanti, il regime khomeinista confermava l’avvio delle operazioni belliche contro il personale militare statunitense nella regione mediorientale, denominata «Benedizione della vittoria». Alla televisione di Stato iraniana, un funzionario ha definito «devastante e potente» il lancio missilistico. «La Casa Bianca e il Dipartimento della Difesa sono consapevoli di quanto sta accadendo e monitorano attentamente le potenziali minacce alla base aerea di Al Udeid in Qatar», ha invece affermato un funzionario della Casa Bianca, mentre l’attacco era in corso. Nbc News ha frattanto riferito che l’offensiva iraniana è stata monitorata nella situation room dallo stesso Donald Trump insieme al capo del Pentagono, Pete Hegseth. «Le difese aeree del Qatar hanno sventato l’attacco e intercettato con successo i missili iraniani», ha dichiarato più tardi il ministero degli Esteri di Doha, aggiungendo che non si sono registrate vittime. Anche un funzionario statunitense ha detto ieri sera alla Cnn di non essere a conoscenza di feriti o morti. La tv di Stato iraniana ha invece sostenuto che almeno tre missili di Teheran sarebbero riusciti a colpire Al Udeid, mentre con Reuters gli Usa hanno sposato la versione del Qatar. Fox sostiene che anche gli americani abbiano collaborato a intercettare i razzi. Allarmi sono stati diramati anche nelle basi americane situate in Kuwait e Bahrein. «La portata della rappresaglia iraniana, in particolare il numero delle vittime, determinerà la risposta del presidente Trump», ha sottolineato ieri Axios, mentre l’offensiva era ancora in corso. Negli ultimi giorni, l’inquilino della Casa Bianca aveva intimato agli ayatollah di non effettuare ritorsioni all’attacco contro i siti nucleari. È comunque assai probabile che Washington si aspettasse un bombardamento contro la base di Al Udeid: non a caso, nei giorni scorsi, gli americani avevano spostato i loro caccia da quella struttura. Lo stesso governo di Doha ha reso noto ieri che la base era stata precedentemente «evacuata». Ad Al Udeid sono in servizio anche dieci militari italiani che, al momento dell’attacco, erano al sicuro altrove, come ha poi confermato il ministro Guido Crosetto. Particolarmente dura si è rivelata la reazione del Qatar, che ha definito il lancio missilistico iraniano come «una flagrante violazione della sua sovranità e del suo spazio aereo». «Affermiamo che lo Stato del Qatar si riserva il diritto di rispondere direttamente in modo proporzionale alla natura e alla portata di questa palese aggressione in conformità al diritto internazionale», ha aggiunto. Parole che ci portano a formulare due ipotesi alternative. Se Doha ha parlato seriamente, si profila un incremento della tensione tra Qatar e Iran: il che rafforzerebbe il crescente isolamento internazionale in cui versa il regime khomeinista. Esiste tuttavia un’altra interpretazione. Dobbiamo partire dal fatto che Doha e Teheran intrattengono rapporti molto solidi. E infatti, ieri sera i pasdaran hanno blandito i qatarini, sottolineando che l’incursione era diretta contro gli americani, non contro i loro « fraterni amici». La notizia dell’attacco iraniano era stata diffusa dai media diversi minuti prima che si verificasse. Anche il fatto che la base del Qatar fosse stata preventivamente evacuata la dice lunga. Lo stesso New York Times ha rivelato che, in occasione dell’attacco, l’Iran si sarebbe coordinato con funzionari di Doha. Axios ha poi riferito che gli americani sarebbero stati addirittura avvertiti in anticipo. E allora che cosa è successo? È successo che l’Iran doveva salvare la faccia dopo l’offensiva subita sabato dagli americani contro i suoi siti nucleari. Dall’altra parte, non poteva però permettersi ritorsioni in grande stile senza attirarsi addosso una pesantissima controreazione da parte della Casa Bianca. Chiaramente ci stiamo riferendo alla situazione nel momento in cui La Verità è andata in stampa ieri sera. A meno che non si siano verificati ulteriori sviluppi nella notte, non è da escludere che quella di ieri sia stata un’offensiva simbolica, volta a evitare una vera escalation con gli Stati Uniti. È chiaro che, se le cose stessero realmente così, ciò evidenzierebbe, una volta di più, la clamorosa debolezza che caratterizza ormai strutturalmente il regime khomeinista.
Quando La Verità andava in stampa, Trump non aveva ancora parlato, la Cnn, citando fonti a lui vicine, assicurava che egli non vuole un maggiore coinvolgimento militare, nonostante l’attacco. Ieri, prima del raid, la Casa Bianca aveva riferito che il presidente era ancora aperto all’opzione diplomatica con gli ayatollah. Dall’altra parte, domenica sera, il diretto interessato era sembrato aprire all’ipotesi di un cambio di regime a Teheran. Inoltre, sempre prima del lancio missilistico iraniano, il presidente aveva auspicato che «tutti tenessero basso il prezzo del petrolio»: un avvertimento rivolto principalmente proprio all’Iran, che starebbe considerando di chiudere lo Stretto di Hormuz. Un ultimo dettaglio interessante è che, ieri, l’Arabia Saudita ha condannato l’attacco iraniano. Quella stessa Arabia Saudita che, pur in una fase di distensione con gli ayatollah dal 2023, ha sempre temuto il loro programma nucleare.
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