- A corto di liquidità, il governo nigerino ha optato per un prestito della China national petroleum corporation per rimpinguare le proprie casse, con l’intenzione di rimborsare il prestito con le future vendite del greggio estratto dal giacimento di Agadem.
- Mentre francesi e americani abbandonano il Paese africano, la presenza italiana può contribuire a rafforzare il ruolo dell’Europa nel Sahel e non è cosa da poco per quanto riguarda i flussi migratori.
Lo speciale contiene due articoli.
Durante l’inaugurazione del gigantesco oleodotto Agadem nel novembre 2023, il primo ministro nigerino Ali Mahaman Lamine Zeine ha affermato che Niamey utilizzerà le risorse derivanti dallo sfruttamento petrolifero per «garantire la sovranità e lo sviluppo del Paese sulla base di un’equa condivisione tra le popolazioni». Belle parole. Tuttavia, la promessa oggi sembra difficile da poter mantenere. Dopo diversi mesi di sanzioni imposte dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (Ecowas) hanno portato il Niger in una situazione economica a dir poco complessa, in seguito al colpo di Stato del 26 luglio 2023.
Nonostante la riapertura dei confini e dello spazio aereo del Niger la ripresa delle transazioni finanziarie con i paesi dell’Ecowas e lo sblocco dei beni statali del paese, la giunta guidata dal generale Abdourahamane Tiani si trova in una situazione di scarsa liquidità e affronta difficoltà nel pagamento dei suoi dipendenti pubblici. Secondo l’ultimo rapporto di Moody’s il paese ha accumulato debiti di quasi 500 milioni di dollari, perdendo la fiducia di banche e donatori internazionali. Di conseguenza, nel giro di pochi mesi, il suo rating è stato declassato da Caa2 a Caa3. Di fronte a questa situazione, dopo il colpo di Stato, la giunta ha fatto affidamento sui proventi del petrolio per coprire i propri costi. Secondo quanto riferito da un operatore locale a Jeune Afrique, «è con i fondi raccolti dalla Nigerien petroleum products company (Sonidep) che la giunta riesce a pagare gli stipendi dei militari e di alcuni dipendenti pubblici». Questa è diventata l’unica fonte di denaro stabile e ricorrente per il regime. È così che il Primo ministro ha avviato le trattative con i commercianti di petrolio come la BB Energy degli Emirati e la turca BGN International. Tuttavia, l’offerta della China national petroleum corporation (Cnpc), che offre un tasso di interesse inferiore a quello dei suoi concorrenti, che hanno annunciato la cifra del 9%, è stata favorita dal generale Tiani.
Secondo i termini del contratto firmato lo scorso 12 aprile, la Cnpc si è impegnata a versare un anticipo di 400 milioni di dollari sulle future vendite di petrolio del Niger. Questa somma sarà rimborsata dallo Stato nigerino in 12 mesi con un tasso di interesse del 7% sui ricavi della vendita del petrolio dei giacimenti Agadem. Quindi tutto risolto? Per l’economista maliano Modibo Mao Makalou «quando un paese è a corto di soldi sono necessarie misure drastiche per mobilitare denaro ma questo approccio non è necessariamente la migliore scelta economica o finanziaria». Anticipare denaro sulla futura commercializzazione congiunta delle risorse petrolifere non è un fatto nuovo nel settore, ma non è necessariamente una soluzione dato che il tasso è comunque molto elevato, anche perché il Niger avrebbe potuto ottenere un prestito a condizioni preferenziali nel quadro dell’iniziativa per i paesi poveri fortemente indebitati [Hipc del Fmi]. I cinesi della Cnpc sono stabilmente in Niger dal 2008 grazie all’ottenimento di due permessi di estrazione per il giacimento petrolifero di Agadem, nella regione di Diffa, nella parte orientale. Ora con questa manovra la Cnpc rafforza il controllo della Cina sul petrolio nigerino e la società cinese da diversi anni fa di tutto per ottenere la commercializzazione della quota nigerina dei barili estratti dall’oleodotto Agadem. Qui è bene fare un passo indietro. L’ex presidente Mohamed Bazoum si è sempre opposto alla richiesta cinese ma c’è di più, perché per ridurre il monopolio della Cnpc il presidente deposto prevedeva di affidare la commercializzazione del petrolio nigerino a grandi commercianti di petrolio, la maggior parte dei quali ha sede a Ginevra e non è certo un caso che i cinesi non abbiano fatto nulla quando Bazoum è stato prima arrestato e poi deposto dalla giunta golpista.
I cinesi stanno puntando tutto sulla messa in servizio del gasdotto che collega Agadem al porto di Sèmè, in Benin. La Cnpc ha realizzato un’infrastruttura lunga 2.000 chilometri, investendo 4 miliardi di dollari nel progetto. All’inizio di maggio, i primi flussi di petrolio greggio verranno trasportati in Benin. Con l’entrata in funzione di questo gasdotto, la produzione petrolifera del Niger dovrebbe aumentare da 20.000 barili al giorno a 110.000 barili al giorno. Di questi, 90.000 barili saranno destinati all’esportazione, generando un reddito annuo stimato di oltre 650 milioni di dollari per il paese. A lungo termine la giunta golpista mira a raggiungere una produzione media di 200.000 barili al giorno entro il 2026. In termini di benefici economici, Niamey prevede che Sonidep riceverà il 25,4% dei ricavi derivanti dall’esportazione di 90.000 barili al giorno. Ma non è tutto oro quel luccica perché con la firma di questo «anticipo» sulla commercializzazione del petrolio greggio, la giunta aumenta il suo debito nei confronti del creditore cinese. Nonostante detenga il diritto esclusivo per la commercializzazione del petrolio dal 2011, Sonidep si trova in deficit. Con una produzione di 20.000 barili al giorno, di cui 7.000 destinati al mercato locale, la società incassa circa 30 milioni di dollari al mese. Le prime esportazioni di petrolio dal giacimento di Agadem rappresentano un salvagente per il Niger che potrà così coprire il suo deficit di bilancio, pagare i dipendenti pubblici e saldare i debiti. Tuttavia, è la Cnpc a trarre il maggior beneficio da questo accordo. Nonostante i rapporti tesi con la giunta, che ha revocato il permesso a Bilma a favore di Sonidep e nonostante un investimento di 300 milioni di dollari nella fase di ricerca, il gruppo cinese ha consolidato il suo controllo sull’intero circuito petrolifero. Dal punto di vista della sicurezza la giunta golpista dopo aver cacciato i francesi ha fatto lo stesso con gli americani e lo scorso 19 aprile, diversi funzionari statunitensi hanno rivelato in forma anonima che Washington ha accettato la richiesta del Niger di ritirare dal Paese i suoi 1.100 soldati, in gran parte dispiegati presso la base aerea di Agadez. Questa decisione segna la perdita di un punto strategico per condurre operazioni di intelligence sui gruppi armati in Libia e nell’intera regione del Sahel.
Tutto ciò avviene in un contesto in cui la Russia sta ampliando la sua influenza nel paese e tra i suoi vicini anche grazie alla presenza dei miliziani dell’Africa Korps (ex Wagner Group) che difficilmente potranno proteggere la popolazione dagli attacchi jihadisti mentre le élite al potere li utilizzano come guardie del corpo.
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