Così Haiti sta sprofondando nel caos
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  • La situazione a Port au Prince diventa ogni giorno più drammatica. Nell’ultima settimana di ottobre oltre 10.000 persone hanno dovuto abbandonare le loro case nei quartieri centrali di Cité Soleil e Solino dove la legge non esiste più e le gang criminali saccheggiano e incendiano tutte le abitazioni.
  • Antoine Rodrigue, diplomatico e rappresentante permanente dell’isola caraibica alle Nazioni unite: «Serve un altro tipo di impegno internazionale per sostenere il ripristino della pace. L’Onu deve fare uno sforzo economico e politico perché le nostre forze di polizia hanno bisogno di maggiore supporto».
  • Stefano Gatto, ambasciatore dell’Unione europea ad Haiti: «Da qui non si riesce nemmeno a uscire, non ci sono collegamenti aerei e la frontiera con la Repubblica Dominicana è chiusa».
  • Flavia Maurello, responsabile dell’organizzazione non profit Avsi per Haiti: «Ormai le bande criminali controllano il 90% della capitale e sono pochi i quartieri che restano sotto controllo governativo».

Lo speciale contiene quattro articoli.

Haiti non è nuova a questa situazione che dall’assassino del presidente Jovenel Moise da parte di un gruppo di mercenari nel luglio del 2021 ha visto la situazione precipitare.

Nella primavera scorsa il presidente Ariel Henry, di ritorno dal Kenya dove aveva chiesto l’invio di un contingente di polizia, non era riuscito nemmeno ad atterrare nella capitale, perché le gang avevano preso il controllo dell’aeroporto e volevano le sue dimissioni. In quei giorni ospedali, scuole e negozi erano stati presi d’assalto ed erano stati liberati più di 4.000 detenuti che erano andati ad ingrossare le fila delle gang che avevano preso il controllo anche dell’acquedotto e della centrale elettrica.

Con il Paese nel caos ed Henry bloccato a Puerto Rico, il 12 aprile era nato il Consiglio Presidenziale di Transizione con politici ed esponenti della società civile che dopo diversi mesi era riuscito a eleggere Garry Conille come nuovo prima ministro con l’appoggio della rimanente società civile dell’isola caraibica. A fine giugno dal Kenya sono arrivati i primi 200 poliziotti a supporto della polizia haitiana nell’ambito della Multinational Security Support Mission ( MSS) che è stata autorizzata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nell’ottobre del 2023, ma che non è però gestita direttamente dall’Onu. Questa missione a guida keniana è composta anche da elementi di Ciad, Barbados, Bangladesh, Bahamas, Belize, Giamaica e Benin per un totale di 2500 uomini, ma con scarsi mezzi e ancor più scarsa copertura finanziaria. Il loro arrivo non ha portato sostanziali miglioramenti e l’ex poliziotto Jimmy Cherizier, detto Barbecue, capo delle Forze Rivoluzionarie della Famiglia G9 e degli Alleati, la più pericolosa banda della capitale, ha dichiarato che la loro presenza è come un esercito occupante da cacciare dal paese. Dopo un iniziale periodo di relativa pace da settembre le 95 bande che dominano Port au Prince e dintorni hanno smesso di combattersi fra loro e si sono divise i quartieri arrivando a controllare circa il 90% della capitale. Il governo ha provato a reagire schierando polizia e forze speciali, ma le gang hanno aumentato gli attacchi sui civili e nel dipartimento di Artibonite, a nord di Port au Prince, i cadaveri per le strade si contavano a centinaia. Decine di poliziotti sono stati uccisi e anche un elicottero delle Nazioni Unite e alcuni mezzi blindati dell’ambasciata americana sono stati bersagliati da colpi da arma da fuoco. Tutto il personale diplomatico non essenziale e’ già stato evacuato, ma nelle ultime settimane le gang hanno cambiato strategia scegliendo diplomatici e rappresentanti delle Nazioni Unite come obiettivi primari da colpire, come ha dichiarato anche l’ambasciatore statunitense.

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