• A Strasburgo 3 morti e 14 feriti. Benché gli abbiano sparato a un braccio, Chérif Chekatt non si trova. Gli 007 tedeschi lanciano l’allarme: blindati 30 chilometri di confine.
  • Alcune pagine Internet riconducibili al movimento degli scontenti sostengono che l’attacco non sia casuale, bensì serva a bloccare le proteste. Il sottosegretario dell’Interno: «Ora serve responsabilità»

Lo speciale contiene due articoli.

La matrice ideologica islamista dell’attentato non era stata ancora data per certa quando Site, il portale di monitoraggio dell’estremismo islamico sul Web, con un tweet ha annunciato che – sebbene da nessun gruppo siano arrivate rivendicazioni – i sostenitori dell’Isis avevano celebrato la sparatoria. Poi, alle 13 di ieri, il procuratore antiterrorismo di Parigi, Remy Heitz, ha svelato che il terrorista Chérif Chekatt, poco prima dell’azione ai mercatini di Natale di Strasburgo ha gridato «Allah Akbar» e a quel punto è arrivata la conferma ufficiale: «Il terrorismo internazionale», ha detto il magistrato ai giornalisti, «ha nuovamente colpito la Francia». Poi ha reso pubblico il bollettino di guerra ufficiale: ossia che nell’assalto sono state uccise tre persone e che 14 sono rimaste ferite (9 delle quali sono in gravi condizioni). E infine ha confermato che quattro persone vicine al killer sono state fermate. Si è saputo solo più tardi, però, tramite la Bfm-Tv, che si trattava dei familiari di Chérif: i genitori e due fratelli (che sono stati interrogati a lungo). Una misura cautelare disposta, spiegano fonti francesi, per impedire qualsiasi contatto del terrorista fuggiasco con il suo gruppo. Secondo Le Parisien uno dei fratelli – di nome Sami – apparterrebbe al movimento salafita di Strasburgo. Dopo la sparatoria Chérif, ferito a un braccio, ha sequestrato un tassista e si è dileguato, spostandosi in automobile dal centro di Strasburgo al quartiere di Neudorf, dove è sfuggito a un primo accerchiamento della polizia. Durante il percorso ha detto all’autista, per terrorizzarlo, di avere già ucciso 10 persone.

Nonostante alle ricerche stiano partecipando 720 poliziotti, Chérif è riuscito con sbalorditiva facilità a trasformarsi in un fantasma. Il ministro francese dell’Interno, Christophe Castaner, ha annunciato all’Assemblea nazionale di aver rafforzato le misure di sicurezza su tutti i mercatini di Natale del Paese. Martedì, però, le sue truppe celeri, spiegano i cronisti del quotidiano Le Parisien, a poche ore dall’attentato sono state spostate dalla piazza dei mercatini di Natale e fatte convergere in un luogo poco distante, in cui era in corso una manifestazione di liceali. Il governo di Emmanuel Macron ha comunque rinunciato a dichiarare lo stato di emergenza, misura che invece fu adottata dopo gli attentati di Parigi – la notte del Bataclan – e che rimase in vigore per circa due anni. D’altra parte ora una delle piste più calde conduce alla Germania. Lì potrebbe essere fuggito Chérif, stando a fonti di sicurezza franco tedesche citate dal quotidiano teutonico Bild. Una portavoce della polizia di Coblenza, città dell’area del Medio Reno tedesco, ha confermato che la caccia all’uomo è in corso in una zona ben precisa, circa una trentina di chilometri lungo il confine tra Francia e Germania. Gli investigatori dell’antiterrorismo sostengono di aver appreso da fonti riservate che il fuggiasco potrebbe avere appoggi da sfruttare in Germania. Di conseguenza, in quattro diversi laender t sono stati rafforzati i controlli agli automezzi da parte della polizia: posti di blocco sono stati istituiti nel Baden Wuerttemberg, nel Saarland, in Baviera e nella Renania Palatinato. La stampa francese ipotizza che Chérif abbia potuto attraversare il confine già martedì sera – la stessa in cui ha aperto il fuoco ai mercatini – mimetizzandosi nelle comunità islamiche. Il dettaglio che lo rende debole potrebbe essere proprio la ferita al braccio rimediata negli scontri coi gendarmi. Nonostante ciò, fino a ieri sera, nessuna autorità ha azzardato pronostici sulla possibile cattura. Per ora Chérif si porta dietro l’accusa di aver assassinato tre persone: un tailandese, un francese e un meccanico afgano di nome Kamal e di religione musulmana. A dare l’annuncio della sua morte è stata la Grande moschea di Strasburgo Eyyub Sultan con un post su Facebook. È in serio pericolo di vita anche il giornalista italiano Antonio Megalizzi, 28 anni, originario di Trento, che era sul posto per seguire la plenaria del Parlamento europeo per conto di Europhonica, emittente che fa parte del pool delle radio web universitarie di Francia, Germania, Spagna e Portogallo (anche un altro componente dello staff di Europhonica, di origini francesi, è ferito in modo grave). «Antonio è in coma e non si può operare per la posizione gravissima del proiettile che si è ficcato alla base del cranio, vicino alla spina dorsale», ha spiegato Danilo Moresco, padre di Luana, fidanzata del reporter. Le due ragazze che erano con lui, la trentina Caterina Moser e Clara Stevanato, veneta residente a Parigi – amche loro collaboratrici della radio – sono riuscite a scappare rifugiandosi in un bar a poca distanza. Il procuratore aggiunto dell’antiterrorismo, Francesco Caporale, e il sostituto Tiziana Cugini della Procura di Roma hanno aperto un fascicolo nel quale ipotizzano i reati di strage e attentato con finalità di terrorismo. L’attenzione è alta pure in Italia, anche se dalla riunione straordinaria del Comitato di analisi strategica antiterrorismo convocata ieri al Viminale non sono emersi collegamenti tra l’attentatore di Strasburgo e il nostro Paese.

Fabio Amendolara

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