- Il «Nyt»: «Controffensiva arenata nei campi minati». Le truppe ucraine cambiano strategia, mentre i negoziati restano lontani.
- La Polonia accusa: la Bielorussia ha violato lo spazio aereo. Minsk nega e Varsavia invia truppe al confine.
Lo speciale contiene due articoli.
Ormai non si può più negare l’evidenza. La controffensiva ucraina sta andando male. Due mesi di scontri sul campo che non hanno portato a nulla e di nuovo le autorità militari hanno deciso di cambiare tattica. Lo rivela il New York Times che spiega come le truppe ucraine equipaggiate con armi americane d’avanguardia si siano arenate all’interno dei campi minati russi, tartassate continuamente dal fuoco di artiglieria ed elicotteri da combattimento. Alcune unità si sono perse. Altre hanno ritardato gli attacchi, perdendo il vantaggio acquisito. Altre ancora sono andate così male da perdere completamente sul campo di battaglia.
Insomma non esattamente un successo, anzi. Nulla a che vedere con i successi ottenuti nelle città strategicamente importanti di Kherson e Kharkiv lo scorso autunno. Questo ha costretto ancora una volta i comandanti militari ucraini a cambiare tattica, concentrandosi sul logoramento delle forze russe con artiglieria e missili a lungo raggio invece di continuare ad avanzare nei campi minati sotto il fuoco nemico. L’addestramento occidentale non è servito a nulla di fronte allo sbarramento dell’artiglieria russa.
Questi risultati hanno fatto nascere una polemica interna agli Stati Uniti che, inevitabilmente, ricadrà a stretto giro sulla Nato e, quindi, in Europa. Ha avuto senso spendere decine di miliardi di dollari in armi e addestramento se questi sono i risultati? Non si può parlare di controffensiva fallita perché la guerra non è finita, ma è come quando il presidente russo Vladimir Putin diceva che avrebbe fatto una guerra lampo contro l’Ucraina: non è andata così. Oggi si può parlare di una guerra di logoramento senza aver paura di esser contraddetti. Putin ha più volte lasciato intendere che, avendo conquistato i territori che gli interessavano (almeno per ora), la sua strategia consisterà ora nell’attendere dietro le barricate l’azione di Kiev, aspettando che esaurisca le energie e i rifornimenti. Un piano che, per il momento, sembra funzionare. L’amministrazione Biden aveva sperato che le nove brigate addestrate dall’Occidente, circa 36.000 soldati, avrebbero dimostrato che il modo di fare guerra americano era superiore a quello russo. Strategie completamente diversa: mentre i russi hanno una struttura di comando rigidamente centralizzata, gli americani hanno insegnato agli ucraini a consentire ai soldati arruolati anziani di prendere decisioni rapide sul campo di battaglia e di schierare tattiche di armi combinate: attacchi sincronizzati di fanteria e forze di artiglieria.
Lo sforzo di riprendersi il proprio territorio «sta richiedendo loro di combattere in modi diversi», ha detto il mese scorso Colin H. Kahl che, recentemente, si è dimesso da alto funzionario politico del Pentagono. Ma le brigate addestrate in Occidente hanno ricevuto solo dalle quattro alle sei settimane di addestramento combinato alle armi e le unità hanno commesso diversi errori all’inizio della controffensiva, ai primi di giugno, che le hanno fatte arretrare, secondo funzionari e analisti statunitensi che hanno recentemente visitato le linee del fronte e hanno parlato alle truppe e ai comandanti ucraini.
Nelle prime due settimane della controffensiva, secondo i funzionari statunitensi ed europei, fino al 20% delle armi inviate dall’Ucraina sul campo di battaglia è stato danneggiato o distrutto. Il bilancio includeva alcune delle formidabili macchine da combattimento occidentali – carri armati e veicoli corazzati – su cui gli ucraini contavano per respingere i russi. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, alla fine di luglio, ha riconosciuto che la controffensiva stava avanzando più lentamente del previsto: «Avevamo in programma di avviarla in primavera, ma non l’abbiamo fatto perché, francamente, non avevamo abbastanza munizioni e armamenti e non abbastanza brigate adeguatamente addestrate – voglio dire, adeguatamente addestrate in queste armi», ha detto Zelensky, che ha aggiunto: «Poiché abbiamo iniziato un po’ in ritardo», la Russia ha avuto «tempo per costruire diverse linee di difesa».
Ad ogni modo, Zelensky crede che, prima o poi, questa pressione le truppe russe la subiranno, e riuscirà, nelle prossime settimane, a trovare un varco. Ma in questo momento non ci sono certezze che ciò avvenga, piuttosto lo scenario più probabile è che la controffensiva si spenga. Sono sempre più i droni in volo e quando la guerra si sposta nei cieli fa inevitabilmente più morti e coinvolge più attori. Tra l’altro c’è anche la minaccia dell’arma atomica. A Mosca, naturalmente, conviene che le cose rimangano così, per quello spera in una tregua, per consolidare i successi ottenuti. In questo momento, se davvero dovesse concretizzarsi il fallimento della controffensiva, sono solo tre gli scenari che possono aprirsi: il primo è quello di una trattativa che includa la possibilità di lasciare parte delle conquiste ucraine ai russi. Il secondo, è il peggiore: l’ingresso in campo di nuovi attori, come l’esercito della Nato. Il preludio a una catastrofe che deve a tutti i costi essere evitata. Infine, il terzo scenario: una guerra di anni, alla fine della quale l’Ucraina non esisterà più e non ci sarà più nulla da dover difendere.
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