• Diffida agli uffici comunali per le affissioni dopo il caso Citizengo. Ma l’organizzazione non demorde: pronta una nuova campagna.
  • Sabato, a Roma, gruppi cattolici in piazza contro la cultura della morte a 40 anni dalla promulgazione della 194. A Brescia, il prossimo 9 giugno, si discute dell’enciclica di Paolo VI.

Lo speciale contiene due articoli.

Dopo il precedente del manifesto dell’associazione Provita, rimosso dalla giunta Raggi a inizio aprile, era nell’aria che il Comune di Roma avrebbe fatto sparire anche l’affissione con cui Citizengo definiva l’aborto «la prima causa di femminicidio».

Alle voci che ne chiedevano l’eliminazione, dalla senatrice Monica Cirinnà alla segreteria territoriale della Cgil, ha fatto seguito, martedì sera, una diffida degli uffici comunali, riferita al regolamento sulla pubblicità che proibisce esposizioni «il cui contenuto sia lesivo del rispetto della libertà individuali e dei diritti civili». Così, ieri mattina, è cominciata la rimozione del cartellone. Sventolando la foglia di fico dei «diritti civili», l’amministrazione capitolina ha tappato di nuovo la bocca a una libera associazione, la cui unica colpa è di non essere allineata alla filiera progressista sui temi etici.

Ostacolare gli attivisti pro life è un chiodo fisso delle due «sindache» grilline, la torinese Chiara Appendino e la romana Virginia Raggi. Nella città della Mole, la prima cittadina ha inaugurato la prassi di registrare all’anagrafe i figli di coppie omosessuali. Una mossa sulla cui legittimità dovrà esprimersi l’avvocatura dello Stato. Ma la Appendino ha già avuto a che fare pure con Citizengo. Qualche mese fa, il gruppo aveva avviato un tour nelle maggiori città italiane con il «bus della libertà», la cui carrozzeria recava la scritta: «I bambini sono maschi. Le bambine sono femmine». Il bersaglio, chiaramente, era l’introduzione della teoria gender nelle scuole. Il Comune di Torino aveva dapprima concesso l’autorizzazione alla sosta al pullman, ma dodici ore prima dell’arrivo l’aveva ritirata: per questo motivo, la polizia municipale aveva multato gli ideatori della campagna. La logica è surreale: nel nome di presunti diritti civili se ne conculca uno, la libertà d’espressione, che in Occidente si credeva un dato acquisito almeno dal dopoguerra.

A Roma, il bus della libertà non aveva riscontrato problemi di circolazione e sosta. Sarà per stare dietro al dispotismo della collega «gianduiotta», allora, che la Raggi ha voluto avviare la macchina della censura, come fossimo ai tempi del papa re e di Mastro Titta, il boia vaticano. Perché, ironia della sorte, i campioni del progressismo hanno acquisito i tratti più bigotti e repressivi degli oscurantisti religiosi che dichiarano di aborrire. Tant’è che, quando la giunta romana aveva disposto la rimozione del cartellone di Provita, persino Marco Cappato, sicuramente non noto per essere un militante cattolico, su Twitter aveva espresso tutto il proprio disappunto per la decisione dell’amministrazione capitolina.

La condotta politica dei comuni grillini sta mostrando il vero volto della classe dirigente pentastellata: a parole, alternativa alla casta politica, ma nei fatti subalterna e funzionale agli interessi delle lobby che stanno imponendo alle nostre società una gigantesca trasformazione antropologica. In fondo, la sezione laziale del Movimento 5 stelle non aveva mai fatto mistero delle proprie posizioni, ribadendo, in un post apparso su Facebook nei giorni scorsi, che «l’aborto è un diritto».

Citizengo, però, non ha intenzione di arrendersi. E annuncia una nuova campagna, contrassegnata dall’hashtag «#stopaborto», che sarà lanciata oggi, in occasione della giornata internazionale contro l’omofobia. Sui manifesti, stavolta, campeggeranno una coppia che aspetta un bambino e lo slogan: «I diritti civili nascono nel grembo materno». Secondo i militanti, la «censura politica del Comune di Roma è un attacco senza precedenti alla libertà di espressione, una violazione delle libertà costituzionali inaudita, che dimostra l’esistenza di un regime di pensiero sui temi bioetici che non tollera diversità di vedute».

Contro lo zelo censorio si è scagliata anche Giorgia Meloni, la quale, in un video, ha rinfacciato alle femministe, «impegnate a far rimuovere un manifesto contro l’aborto», il silenzio su ben più gravi angherie: il massacro di Pamela Mastropietro, l’uccisione di Sana Cheema in Pakistan, sgozzata dai familiari perché, a Brescia, viveva all’occidentale e l’affidamento di un programma Rai allo scrittore Massimo Carlotto, ex di Lotta Continua, che nel 1976 assassinò con 59 coltellate una ragazza di 24 anni.

Lo scontro tra Citizengo e Roma Capitale è avvenuto alla vigilia della Marcia per la vita, che si terrà in città sabato 19 maggio, con partenza alle ore 15 da Piazza della Repubblica. Questo mese, per di più, ha un valore simbolico importante: quarant’anni fa, il 22 maggio 1978, veniva infatti promulgata la famigerata legge 194, che decriminalizzò e disciplinò l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza. Comunque la si pensi, è indubbio che le statistiche restituiscono l’immagine di un genocidio: dal 1978 a oggi, è stato impedito di nascere a quasi sei milioni di italiani. Questi numeri, in altre circostanze storiche, avrebbero fatto parlare di olocausto.

Alessandro Rico


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