Ha 16 anni e ha una forma di autismo grave. Ma da tre anni aspetta un posto in una struttura specializzata che non arriva. È la storia del piccolo Francesco, raccontata dal sito estense.com, che ha pubblicato la lettera dei suoi genitori, Barbara e Paolo.
I due genitori sono molto preoccupati per il futuro del figlio che, al momento, ha una vita normale ma ha bisogno però di cure specifiche: «Nostro figlio è autistico, aiutateci a farlo stare meglio. Ha una sofferenza profonda, fatta di ossessioni sempre più invalidanti e di crisi comportamentali improvvise, talvolta violente, durante le quali può diventare aggressivo verso gli altri».
La famiglia di Francesco lo supporta con tanto amore, però si sente abbandonata anche perché le condizioni del ragazzino sono peggiorate da dopo il Covid quando sono venuti a mancare la scuola, la vita sociale e lo svago.
I genitori: «Dobbiamo lottare per ottenere diritti e servizi che dovrebbero essere garantiti»
«Nonostante le nostre continue richieste di aiuto alla Neuropsichiatria infantile della nostra città, non è mai stato costruito un percorso diagnostico terapeutico realmente adeguato alla complessità della sua situazione. L’ultima rivalutazione diagnostica completa risale al 2019», raccontano Barbara e Paolo a estense.com.
Dal 2023 gli specialisti indicano la stessa strada: un ricovero in una struttura specializzata, «con l’obiettivo di riuscire a riprendere le redini della situazione». Ma da tre anni nessuna struttura adeguata è stata trovata ed è disponibile per lui. «E con lui ormai anche ciò che dovrebbe essere semplice diventa estenuante. Spesso, invece di poterci concentrare sui bisogni di nostro figlio, abbiamo dovuto lottare per ottenere diritti e servizi che dovrebbero essergli garantiti. Il tempo passa», ribadiscono i genitori.
Barbara e Paolo tengono a precisare che non hanno mai chiesto per il loro figlio un trattamento di favore, ma una struttura in grado di supportarlo e un servizio che sia utile ai suoi bisogni.
Il sistema messo sotto pressione dai flussi di minori stranieri
La vicenda di Francesco si inserisce in un quadro più ampio, che riguarda la capacità del sistema di rispondere a bisogni diversi e anche ai tanti paradossi del nostro Paese.
Da un lato c’è la rete per i minori con disabilità complesse, dove i posti specializzati sono pochi e le attese lunghissime. Dall’altro c’è il sistema di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati, che negli ultimi anni ha dovuto far fronte a flussi costanti e rilevanti.
Basta dare una lettura ai dati. Secondo il Rapporto semestrale del ministero del Lavoro, al 31 dicembre 2025 i minori stranieri non accompagnati censiti in Italia erano 17.011. In maggioranza maschi, l’88,6%, e per lo più di 17 anni (58,5%) e di 16 anni (20,3%). Arrivano soprattutto da Egitto (30,3%), Ucraina (17,4%), Bangladesh (10%) e Gambia (6,6%). Le regioni che ne accolgono di più sono Sicilia (22%), Lombardia (13,5%), Campania (11,5%) ed Emilia-Romagna (7,5%).
Il rapporto congiunto di Unhcr, Unicef e Oim sulle rotte migratorie nel 2025 conferma la tendenza: in Europa sono arrivati 31.100 minori, in calo del 25% rispetto al 2024, ma la quota di quelli non accompagnati è salita dal 51% al 67%. In Italia sono arrivati via mare 14.083 minorenni, il 12% in più rispetto all’anno precedente, e l’86% di loro viaggiava senza genitori o tutori legali, contro il 69% del 2024.
A fine 2025 nel sistema di accoglienza italiano risultavano ben 14.048 minori stranieri non accompagnati, oltre a 2.963 minori provenienti dall’Ucraina. A leggere i numeri è evidente come sia stato messo su un sistema complesso utilizzato per accogliere migliaia di ragazzi, considerato il numero flusso di minori che l’Italia accoglie. Ma anche questo sistema sta mostrando segnali di cedimento e sembra procedere a fatica.
Il caso di Firenze: la struttura costretta a fermare le attività
Lo dimostra quanto accaduto a Firenze e raccontato ieri da La Verità dove la struttura che accoglie i minori non riesce più a gestire il fenomeno. Infatti, l’Opera Madonnina del Grappa ha annunciato la sospensione a tempo indeterminato dell’attività della casa di accoglienza per minori stranieri non accompagnati a Rifredi.
«Il sistema d’accoglienza oggi non garantisce assolutamente un futuro ai ragazzi», ha detto il presidente don Vincenzo Russo, facendo un appello a Prefettura, Comune, Regione e a tutte le organizzazioni che lavorano per contenere il disagio. Russo ha spiegato che la struttura fatica a seguire ragazzi con problemi di dipendenza o di salute mentale, che richiedono il supporto di professionisti specializzati.
L’Anci Toscana ha segnalato la mancata copertura delle spese sostenute dai Comuni: tra 2023 e 2024 circa 5 milioni di euro, con Firenze tra i Comuni più penalizzati, con oltre 2 milioni non coperti. Il Comune di Firenze riceve dal ministero dell’Interno 73 euro al giorno per minore, contro i 92 euro di Roma, Torino o Venezia e i 96 di Ancona, e integra con quasi mezzo milione all’anno di fondi propri per arrivare a circa 80 euro.
L’assessore regionale Monia Monni ha annunciato una procedura per la presa in carico dei minori da parte dei servizi di Salute Mentale Infanzia e Adolescenza e del servizio Dipendenze e 6 milioni di euro del Fondo sociale europeo Plus per rafforzare la presa in carico integrata dei minori vulnerabili.
I sistemi di supporto e accoglienza mostrano, quindi, delle grosse crepe. Da un lato c’è la storia di Francesco e il grido di aiuto di due genitori che non riescono a trovare una struttura dove il figlio possa essere supportato dalle cure necessarie. Dall’altro, c’è il flusso inarrestabile di minori stranieri e di strutture come quelle di Firenze costrette alla chiusura perché non più in grado di gestire tutti questi ragazzi con bisogni e fragilità differenti.
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