pro vita verona
La manifestazione d Verona contro il fine vita (Pro vita e Famiglia)

Ieri, a Verona, una grande adunata del popolo della vita per manifestare contro la legge sul suicidio medicalmente assistito e chiedere al Governo l’impugnazione della legge della Regione Veneto, come è già stato fatto con Regione Toscana, Emilia Romagna e Sardegna.

70 sedie a rotelle vuote per ricordare le persone più fragili e vulnerabili

In piazza Bra, a fianco dell’Arena, il numeroso popolo si è disposto attorno a 70 sedie a rotelle, vuote, segno e simbolo dell’abbandono che le persone più fragili, deboli, vulnerabili patiscono se la cultura della morte – di cui il suicidio assistito è una drammatica conferma – dovesse oscurare l’inalienabile diritto alla vita, sempre e di chiunque.

Ribadendo l’assoluta incompetenza delle regioni a legiferare su un aspetto così delicato, è stata anche confermata l’opposizione a qualsiasi legge che introduca nell’ordinamento dello Stato la legalizzazione di quella che viene ritenuta una pratica disumana e incivile.

Uccidere una persona sofferente, spesso preda di disperazione, solitudine e abbandono, vittima di una cultura dello scarto che la percepisce e presenta come un «peso» non ha proprio nulla a che fare con una società civile.

Di più, il grado di civiltà di un popolo, di una comunità di cittadini, di uno Stato si misura con il metro dell’accoglienza delle persone più bisognose di ogni cura. Accanto ai drammatici ricordi dell’eugenetica imposta sui nuovi nati nei primi quarant’anni del ’900, oggi si sta correndo il terribile rischio di una «eugenetica sociale» che prevede l’eliminazione di malati e «non perfettamente abili».

Leone XIV contro la falsa compassione: «La tentazione di togliere la vita va respinta»

Papa Leone XIV – più volte citato durante la manifestazione come la più alta autorità morale del pianeta – nel discorso tenuto poche settimane fa a Lourdes, luogo di accoglienza di milioni di malati, ha voluto dissipare ogni dubbio (se mai ce ne fossero): «La tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta».

Respinta! Non fermata, edulcorata, adattata con qualche paletto: respinta! Invocare la compassione è un falso pretesto, perché compassione vuol dire «soffrire insieme», condividere e accompagnare.

Certamente, non uccidere. Quando, in altre circostanze come guerre, violenze, omicidi, stragi, si invoca la morale, personale e sociale, dovremmo ricordarci che la morale non è un vestito che si indossa quando fa comodo e si annulla quando manda in crisi le nostre ideologie.

Gli appelli all’etica sociale che ogni giorno sentiamo risuonare sono come appendere un vestito a un chiodo dipinto su un muro: il vestito cade perché quel chiodo non esiste. Il vestito è la costruzione di una società civile, il chiodo è il rispetto assoluto della vita di chiunque e in ogni istante.

Se quel chiodo viene negato, ogni appello morale è destinato a cadere. L’immagine è di Paul Claudel, poeta francese insignito della Legion d’Onore, oggi è una lucida metafora di quanto sta accadendo nel nostro tempo.

Gli appelli alla solidarietà, all’accoglienza, alla condivisione restano lettera morta, o al massimo invocazioni buoniste che cadono nel vuoto se non si accetta e difende la vita dal concepimento alla morte naturale.

I frutti nefasti della legalizzazione della morte assistita sono sotto i nostri occhi: nei Paesi che hanno legalizzato eutanasia o suicidio assistito, la morte per mano dello Stato si è espansa a macchia d’olio nel giro di pochi anni.

Eutanasia e suicidio assistito, l’allarme sui numeri in Olanda e la richiesta di cure palliative per tutti

Si è passati da due e tre decine di casi di malati oncologici terminali, a migliaia di persone eliminate per le più diverse ragioni. Un esempio per tutti: in Olanda, una ventina di casi nel 2002 e circa 10.000 casi nel 2025, il 5% di tutte le morti.

Il popolo della vita ha lanciato un forte appello a chi ha il potere di decidere: si realizzi al 100% la medicina palliativa, abolendo le drammatiche disparità territoriali esistenti oggi in Italia.

I dati parlano chiaro: a fronte di circa 32.000 bambini con diagnosi di malattia inguaribile che necessitano di cure palliative, gli hospice pediatrici in Italia sono otto!

Concludendo la manifestazione, è stato lanciato un appello speciale a tutti i cittadini credenti, cattolici, certamente meno numerosi di qualche decennio fa, ma ancora presenti; un appello alla mente, al cuore e alla coscienza – quel «luogo segreto dove l’uomo di trova solo con Dio», recita il Catechismo – un appello con le parole di San Giovanni Paolo II:

«Le leggi che con l’aborto e l’eutanasia legittimano la soppressione diretta di esseri umani innocenti sono in totale e insanabile contraddizione con il diritto inviolabile alla vita proprio di tutti gli uomini. L’aborto e l’eutanasia sono crimini che nessuna legge umana può pretendere di legittimare».

Sono parole che pesano come macigni sulla coscienza di chiunque, ma in particolare di chi crede nel Dio della vita.

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