- Le due mamme gay torinesi sono diventate delle star del politicamente corretto e ora fanno propaganda all’utero in affitto. Ma la maternità surrogata è ancora illegale, in Italia. Anche se su questi temi c’è chi si ritiene al di sopra dell’ordinamento.
- La compravendita dei più piccoli è una pratica da girone dantesco. Il desiderio di procreazione è sacrosanto, ma nei modi e nei limiti dettati dalla natura.
Lo speciale contiene due articoli.
«Non volevo dichiarare il falso», afferma su Repubblica Chiara Foglietta, e lo ribadisce ai mille altri giornali e alle televisioni che l’hanno intervistata senza sosta nelle ultime ore. Il suo Niccolò Pietro è il primo bambino in Italia ad essere stato registrato all’anagrafe come figlio di due madri. La novità si deve al sindaco di Torino, Chiara Appendino, che ha forzato la mano e scalvato la legge pur di accontentare la Foglietta e la sua compagna Micaela Ghisleni.
Da quando la prima cittadina pentastellata ha preso questo decisione, Chiara e Micaela sono divenute due star: non c’è schermo su cui rimbalzino, non c’è editoriale che non le incensi. E loro insistono: «Perché Niccolò Pietro avrebbe dovuto essere registrato come figlio di padre ignoto se ha i genitori? Perché avrei dovuto commettere un falso, negando a lui i diritti e alla mia compagna la responsabilità?», grida la Foglietta a Repubblica.
Piccolo problema: il falso queste Thelma e Louise arcobaleno l’hanno commesso assieme all’Appendino, dichiarando che il bimbo è figlio di due madri. Non lo diciamo perché siamo omofobi cattivi, ma perché questi sono i fatti, confermati dalla banale realtà. Niccolò Pietro non è nato dall’unione di due donne, ma è stato partorito da una delle due utilizzando il seme di un donatore acquistato in Danimarca. Senza quel seme e senza una transazione economica, il piccolo non sarebbe mai venuto al mondo. La stessa Foglietta lo conferma: «Non è stata una passeggiata di salute. Quando desideri un figlio come lo desideravamo noi non badi a spese. Comunque è un costo affrontabile».
Già, meglio non parlare di cifre e di vil denaro, che è cosa da poveracci. Bisogna invece discutere di «amore», far finta che i figli basti «desiderarli», perché il desiderio sfrenato è l’unica legge.
Dicono proprio così, le due eroine della libertà. Parlano di «bambini che vengono pensati dalle coppie omosessuali o dalle madri single che sono obbligate ad andare all’estero per avere un figlio». Ma scusate, da quando in qua i bambini si pensano? Che ci risulti, la dea Atena nacque dalla mente di Giove, già robusta e armata fino ai denti. Ma per tutti i comuni mortali è sempre stato necessario uno scambio di fluidi, poi la gravidanza, il parto e così via. Altro che «il pensiero».
Sarà pure una questione di «diritti», come dicono le attiviste, ma, per loro sfortuna, affinché un infante venga concepito, servono un padre e una madre. E quando uno dei due manca, l’unico modo per ovviare al problema è comprarlo. Si compra lo sperma in qualche clinica linda. Oppure si affitta un utero in cui impiantare gli ovuli.
Questo secondo particolare, nella colorata vicenda delle due celebri mamme, è passata un po’ un secondo piano. Ma forse è il caso di approfondirla un attimo. «La scelta di Torino», scrive Maria Novella De Luca su Repubblica, «racconta che è l’amore che crea una famiglia». Beh, mica tanto. Ancora una volta, si dimentica il ruolo non marginale del denaro. Chiara Appendino non ha semplicemente approfittato di un vuoto legislativo, non ha solo buttato il cuore oltre l’ostacolo burocratico mettendo una firma su un certificato.
Tra i bambini che il sindaco ha riconosciuto come figli di genitori gay, ci sono pure i due gemellini di una coppia di uomini. Sono nati in Canada tramite utero in affitto, una pratica vietata dal nostro Paese (e da vari altri in Occidente). Ripetiamolo, tanto per essere chiari: la «gestazione per altri» prevede che si trovi una donna e che la si paghi svariate migliaia di dollari. Bisogna che questa donna si sottoponga a cure ormonali e che accolga nel suo ventre due ovuli, i quali vengono poi fecondati con lo sperma dei due papà maschi. Uno per ciascuno, così entrambi possono rivendicare di essere a tutti gli effetti «padri biologici».
Sapete che cosa ha fatto il sindaco di Torino, scrivendo su un pezzo di carta che i due gemelli nati in Canada sono figli di due maschi? Ha fatto finta che la madre biologica non esistesse. Ha volutamente ignorato che esista un commercio di uteri, che esistano donne – magari disoccupate o molto povere – pronte a farsi pagare onde partorire bambini per conto terzi. Con il suo «gesto coraggioso», Chiara Appendino ha cancellato l’esistenza di uomini e donne ignoti, li ha resi macchine da riproduzione, fornitori di materiale biologico. E lo ha fatto di testa sua, forzando la legge, evitando di passare da un tribunale o dal Parlamento.
Nei mesi scorsi, quando alcuni Comuni lombardi emisero ordinanze per imporre alle cooperative di dichiarare con un certo anticipo se avessero accolto richiedenti asilo, successe il finimondo. Si mobilitarono le Prefetture, si scomodò il ministero dell’Interno, si attivò l’avvocatura dello Stato. Sembrava che i sindaci di quelle cittadine fossero dei pericolosi criminali di guerra.
Questa volta, invece, tutto tace. Le istituzioni non si palesano. Un sindaco può decidere per tutti gli italiani senza che un magistrato abbia qualcosa da obiettare, senza che si levi una voce per ricordare quanto previsto dalle nostre leggi. Sono tutti desaparecidos. Proprio come i «genitori fantasma» dei bimbi arcobaleno, figli del desiderio senza limiti e del denaro.
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