- Un report di Transparency international eu svela i nomi dei parlamentari che hanno seconde entrate. Il record è del fondatore di Tiscali ed ex segretario del Pd in Sardegna. Seguono un pokerista lituano e Guy Verhofstadt, l’amico di Emma Bonino.
- Il Codice etico vieta il lobbismo all’interno dell’Ue e molti politici sono a rischio. Ma su 24 violazioni (per conflitti d’interesse e viaggi pagati dalla famiglia presidenziale azera), nessuna ha portato a sanzioni.
- Gli italiani sono secondi soltanto ai francesi in questa speciale classifica, mentre il gruppo «più ricco» grazie alle attività collaterali è quello della destra nazionalista di cui fanno parte Lega e Front national. Quest’ultimo rischia la chiusura, denuncia la leader Marine Le Pen, dopo la decisione dei giudici francesi di confiscare 2 milioni di euro a causa di un sospetto utilizzo improprio dei fondi Ue.
Lo speciale contiene quattro articoli
Ai parlamentari europei non basta lo stipendio da deputati. Più della metà svolge infatti un secondo lavoro che frutta, nel complesso, 25.000 euro l’anno. A riferirlo sono gli ultimi dati pubblicati da Transparency international eu (organizzazione internazionale non governativa che si occupa di corruzione). Dal report emerge come il 60% dei membri del parlamento europeo hanno dichiarato di avere un secondo lavoro al di fuori dell’Aula. In totale i 751 deputati hanno dunque dichiarato 1.366 attività extra. Numero aumentato del 13% dall’inizio del nuovo mandato (luglio 2014).
Molti eurodeputati hanno giustificato il loro secondo lavoro dichiarando come grazie a questo, riescono a mantenere i contatti con i precedenti datori di lavoro, in modo da non ritrovarsi senza un’occupazione quando finirà il mandato (sempre se non saranno rieletti). Altri ancora hanno sostenuto che il secondo lavoro è necessario per essere sempre collegati con la società e capire quali siano le sue reali esigenze. Al primo posto della speciale classifica c’è Renato Soru, ex governatore e segretario del Pd in Sardegna, che deve le sue entrate extra, superiori a 1,5 milioni di euro, al suo ruolo in Tiscali, di cui è fondatore e membro del cda. Alle sue spalle si colloca il lituano Antanas Guoga, pokerista e imprenditore, con quasi 1,4 milioni di doppio stipendio. Sul gradino più basso del podio c’è Guy Verhofstadt, leader dell’Alde e amico di +Europa, la formazione di Emma Bonino, con un reddito extra compreso tra i 920.000 e i 1,4 milioni di euro, grazie al suo ruolo da direttore di Sofina e alle conferenze ben remunerate. Altri tre italiani figurano nella top 30: l’imprenditore Remo Sernagiotto, membro dei Conservatori e riformisti europei, il popolare Salvatore Domenica Pogliese (commercialista) e il leghista Angelo Ciocca, che è anche consigliere regionale.
L’organizzazione sottolinea come «avere un lavoro esterno può creare conflitti di interessi o impedire ai deputati di dedicare tutto il tempo necessario al ruolo di rappresentati eletti». Conflitto che si genera soprattutto quando gli eurodeputati fanno parte di una lobby. Posizione che mal si concilia con il divieto, presente all’interno del Codice di condotta dell’Ue. Il Codice stabilisce infatti il divieto, per tutti i membri de parlamento, di fare attività di lobbismo all’interno dell’Ue. «Dall’inizio del mandato», spiega il report «sono 49 i deputati che hanno avviato attività lavorative secondarie, quattro dei quali guadagnano più di 100.000 euro l’anno». Ma non solo, perché il secondo lavoro diventa ancora più delicato, in materia di conflitti di interesse, quando si svolgono attività di: consulenza, libero professionista o avvocato. I deputati non hanno specificato ulteriori dettagli in merito alla professione e dunque risulta impossibile capire quanto la loro attività all’europarlamento avvantaggi quelle private.
Dai dati raccolti da Transparency international eu, i deputati europei, di tutti i partiti politici, hanno dunque guadagnato da luglio 2014 al 2018, dal secondo lavoro, una somma che oscilla tra i 18 e i 41 miliardi di euro. Nonostante il codice di condotta sia presente dal 2012, all’interno dell’Ue, il compito di farlo rispettare spetta al Parlamento europeo e al suo presidente. Negli ultimi cinque anni ci sono stati almeno 24 violazioni del Codice che non state sanzionate. Molto spesso i deputati non hanno dichiarato attività come la partecipazione a eventi, regali di un certo valore o viaggi pagati da governi stranieri. Attività che non potrebbero essere fatte dai parlamentari. L’accondiscendenza del presidente del Parlamento europeo non è cambiata negli anni. Martin Schulz prima e Antonio Tajani ora hanno deciso di non sanzionare le violazioni al Codice, nonostante siano state confermate dal Comitato consultivo europeo.
Il sistema di operare dell’Ue impallidisce se lo si confronta con quello degli Stati Uniti o della Francia. Negli Usa, ai membri del congresso non è permesso avere attività secondarie che rischiano di essere in conflitto di interesse. Inoltre, non possono ricevere pagamenti superiori al 15% del loro reddito politico. Nel caso in cui si verificasse, l’importo in eccesso verrà verso nelle casse del Tesoro degli Usa. In Francia invece è stata creare un’autorità indipendente che monitora tutte le violazioni del codice etico. Questa ha poteri investigativi e può accedere ad ogni singola dichiarazione dei redditi dei membri politici francesi.
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