L’Italia respinge ancora il Mes: prima un mercato unico dei capitali
Giancarlo Giorgetti (Ansa)
Il ministro Giancarlo Giorgetti dice no alle richieste di ratifica dell’opposizione: rinegoziamo tutto.

La ratifica del Mes? Prima occorre definire le regole generali dell’Unione bancaria e del mercato unico dei capitali. Questa, in estrema sintesi, la posizione del governo italiano espressa ieri dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, che è intervenuto nel pomeriggio al question time in Senato.

In risposta al reiterato quesito presentato da Azione-Italia Viva, per bocca questa volta della senatrice Raffaella Paita, sui tempi della ratifica della riforma del Mes, il ministro ha affermato che tale riforma è stata concepita prima degli shock della pandemia e della crisi energetica. Questi eventi, così drammatici, hanno portato ad un nuovo dibattito sulla governance economica europea: «Il tema della riforma del Mes e il suo utilizzo come sostegno comune (common backstop) al Fondo di Risoluzione Unico, dovrebbe essere inquadrato nell’ambito delle discussioni in corso sulla Capital Market Union e sull’Unione bancaria». Questo tassello importante è però fermo per il veto posto da alcuni Paesi, ha fatto notare Giorgetti. «È quindi nell’ambito di una complessiva e articolata riconfigurazione degli strumenti in grado di salvaguardare il mercato comune dalle turbolenze dei mercati finanziari, che dovrà aver luogo il dibattito – anche parlamentare – sulla ratifica delle modifiche al trattato istitutivo del Meccanismo europeo di stabilità», ha concluso Giorgetti.

Il Governo, dunque, tiene il punto e rende un po’ più chiara la sua posizione sul tema della ratifica della riforma Mes. Non si tratterebbe cioè di un diniego pregiudiziale alla ratifica, ma di un discorso di metodo. In sostanza, ha fatto capire ieri il ministro delle Finanze, vanno prima definite le regole relative all’unione del mercato dei capitali e all’unione bancaria, che prevedono l’uso di strumenti come il Meccanismo di risoluzione unico, a sua volta composto dal Comitato di risoluzione unico e dal Fondo di risoluzione unico. Non ha senso ratificare adesso. In assenza della cornice entro cui muoversi, ratificare il Mes a questo punto significherebbe aumentare la confusione normativa all’interno dell’Unione, cosa di cui nessuno sente il bisogno.

Il pregio della posizione italiana è di favorire l’allargamento del dibattito al più generale quadro di gestione delle crisi bancarie e di assicurazione dei depositi che ancora non esiste, oltre che al tema dell’Unione dei mercati dei capitali. È questa una materia complessa e ramificata, i cui dossier prendono polvere da anni sulle scrivanie di Bruxelles e delle cancellerie europee.

In mattinata, ieri, arrivando a Bruxelles per la riunione del consiglio europeo, la presidente del consiglio Giorgia Meloni, rispondendo ad alcune domande dei giornalisti, aveva sfiorato l’argomento governance economica con un cenno alla proposta italiana di considerare gli investimenti per la crescita economica al di fuori dei vecchi parametri fissi del patto di stabilità (che non cambieranno). Questo per quanto riguarda le politiche fiscali dell’Unione europea. Nel complesso, dunque, l’atteggiamento negoziale del governo italiano è un invito concreto ai partner europei a ragionare prima di tutto sul quadro complessivo.

Tutto il contrario, se vogliamo, della sciagurata «logica di pacchetto» portata avanti a suo tempo da Giuseppe Conte, che da presidente del Consiglio negoziò e si disse favorevole alla riforma del Mes in cambio di inesistenti contropartite. Il pacchetto oggetto di scambio che Conte riportò a Roma, infatti, come sappiamo, era vuoto.

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