- L’ultima trovata è Capitan Europa, copia sbiadita e ridicola di Capitan America che dal pubblico incassa quasi solo sberleffi. Gli eurocrati ci trattano come minorati: mandano camioncini elettorali nelle piazze ma guai a parlare di Brexit o austerità.
- Stasera a Che tempo che fa l’intervista al presidente francese. L’operazione va in porto con la mediazione dell’ex premier, vicino ad Jaques Attali. Centrodestra in trincea. Per Maurizio Gasparri «farà concorrenza a Paperissima».
Lo speciale contiene due articoli.
Proprio nel bel mezzo del periodo di Carnevale, e a poco meno di tre mesi dal voto per il rinnovo del Parlamento, l’Unione europea mette in scena una ridicola pagliacciata. Protagonista della vicenda, un uomo mascherato che si fa chiamare «Capitan Europa». Le dodici stelle gialle stampate sulla maglietta blu (stesso colore della calzamaglia aderente), la bandiera europea a mo’ di mantello, tricorno in testa, mascherina sul volto e, per finire, un paio di succinte e imbarazzanti mutandine gialle. È questo il ritratto del supereroe europeo, che nella biografia di Twitter (social network dove conta appena 3.700 follower) rivela il suo potere segreto, l’Ue appunto. La trovata fa ridere? Piuttosto, parafrasando il celebre comico Martufello, fa schifo. Ma evidentemente, mettiamo le mani avanti, il nostro senso dell’umorismo si discosta un tantino da quello dei nostri partner nordeuropei. Non si spiega altrimenti la scelta, da parte dell’ufficio comunicazione del Parlamento europeo, di valorizzare questo singolare personaggio. «Il 26 maggio, tre mesi da oggi, Capitan Europa voterà alle elezioni europee per scegliere il proprio rappresentante all’interno del Parlamento europeo», ha twittato il 26 febbraio scorso l’account ufficiale di Strasburgo, «come la nostra stella, #stavoltavoto (hashtag ufficiale della campagna, ndr) per un’Europa scelta da me! E tu per quale motivo voti?».
Vi lasciamo immaginare i commenti. «Ridicolo», «patetico», «grottesco», sono solo alcuni degli epiteti in risposta al ritratto del sorridente giovane mascherato. Se molti preferiscono postare solo una sarcastica gif (filmati di pochi secondi di tendenza su Internet, ndr), altri ci vanno giù più pesante. «Una sola parola. Frexit», scrive un utente, mentre un altro lamenta: «È impossibile! L’account del Parlamento europeo è stato hackerato!». Più avanti i commenti vanno da «schifo angosciante, a immagine dell’Europa», a «che immaginazione! Usare un clone di Capitan America dà l’idea della vostra stupidità», fino a «l’Ue prima era solo qualcosa di ostile e antipatico, ora invece è anche dozzinale».
Che dire, gli iscritti al social network mostrano di non aver apprezzato l’uscita. Ma il vero interrogativo, semmai, è con quale criterio il Parlamento abbia deciso di investire Capitan Europa del ruolo di house organ.
Dopo due giorni, accortisi della caduta di stile, i social media manager spiegano con un altro tweet che «ci siamo lasciati trasportare dall’entusiasmo di Capitan Europa, ma desideriamo precisare che si tratta di un’iniziativa individuale e indipendente rispetto alla campagna di mobilitazione del Parlamento europeo». Contattato da alcuni media, Capitan Europa spiega di essere «sorpreso dal rischio che il Parlamento abbia corso scegliendo la mia immagine per la loro comunicazione», aggiungendo di essere semplicemente «un cittadino impegnato nella promozione dell’ideale europeo», tra l’altro «non sempre in linea con le attuali politiche dell’Ue». Come si dice in questi casi, insomma, il Parlamento europeo è incappato in un vero e proprio «epic fail».
Ma basta dare uno sguardo più in generale agli strumenti della campagna elettorale per rendersi conto del livello di autoreferenzialità della propaganda europea. Proprio in questi giorni è partita l’iniziativa «Eu truck tour», organizzata dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Un camion stazionerà in cinque piazze italiane, incontrando anche gli studenti delle scuole per «rispondere a domande sul senso di appartenenza all’Ue, sui temi che stanno loro più a cuore, sulle questioni di cui l’Ue dovrebbe occuparsi di più o di meno». Il progetto dedica «particolare attenzione» alla campagna istituzionale denominata «Stavolta voto», al fine di «sollecitare i più giovani a partecipare alle elezioni europee, a comprenderne il senso e ad esercitare così la loro cittadinanza europea attiva». È chiaro in questo caso il tentativo di plasmare sin dalla più tenera età all’ideale europeista. «Cosa fa per me l’Europa», uno dei due portali multilingue attivati in occasione della scadenza elettorale, descrive con dovizia di particolari gli aspetti positivi portati dall’Ue nei campi più disparati. Nessun cenno, c’era da immaginarselo, alle politiche di austerità, ai limiti ormai palesi della moneta unica, ai litigi sul budget, alla Brexit o al surplus tedesco. Nel favoloso mondo immaginato da Bruxelles, l’elettore viene trattato alla stregua di un minus habens al quale rifilare figure discutibili come quella di Capitan Europa, e la sola preferenza giusta in termini di voto risulta quella accordata ai partiti più fedeli alla tradizione europeista.
Come raccontato dal nostro quotidiano nei mesi scorsi, la scelta di escludere il dissenso dalla campagna elettorale è stata messa nero su bianco dalle alte sfere del Parlamento europeo all’interno del piano di comunicazione approvato l’anno scorso. Considerato che quella strategia è costata ben 33 milioni di euro ed è finanziata anche dalle nostre tasche, sarebbe auspicabile che tutte le voci, anche quelle critiche, trovino in questi mesi il giusto spazio.
Antonio Grizzuti
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