Il Pd si fa dettare la linea da Calenda
Ansa
Una mozione pro Ue indispettisce l’ex ministro: «Se è contro la mia lista ditelo». I tre aspiranti segretari si riallineano subito e appoggiano la sua «Siamo europei».

Il Pd non delude mai le aspettative, e anche la convenzione nazionale che si è svolta ieri a Roma si è trasformata in uno psicodramma. L’oscar della genialata del giorno se lo contendono in due: Carlo Calenda e Maurizio Martina. Partiamo da Martina: l’ex segretario (auto)reggente, di nuovo in corsa per la leadership, ha tirato fuori il coniglio dal cilindro: «È venuto il tempo», ha monitato Martina dal palco, «di presentare in parlamento una mozione di sfiducia a questo ministro coniglio, forte con i deboli e debole con i forti, perché ha violato la legge». Avete letto bene: Martina vorrebbe presentare una mozione di sfiducia nei confronti di Matteo Salvini. Quale sarebbe il risultato? La maggioranza Lega-M5s voterebbe compatta a favore di Salvini, e probabilmente lo stesso farebbero Forza Italia e Fratelli d’Italia. Visto che sulla Tav Lega e M5s stanno mostrando qualche segnale di tensione, avrà pensato Martina, meglio ricompattarli subito, che se si torna a votare è la volta buona che resto a casa.

Assenti Matteo Renzi, Maria Elena Boschi, Luca Lotti e Paolo Gentiloni, a tenere banco è stato Carlo Calenda. L’ex ministro, che si è messo in testa di diventare leader di una formazione europeista che possa attrarre elettori del Pd, di Forza Italia e di tutti i cespuglietti nostalgici dei bei tempi in cui Bruxelles ordinava e Roma eseguiva, è arrivato alla convenzione, ha seminato un po’ di zizzania ed è pure riuscito a farsi dare ragione. Carletto si è innervosito perché i parlamentari del Pd a Strasburgo hanno presentato un documento a favore dell’Europa: «Vorremmo diventasse una piattaforma comune», ha spiegato Patrizia Toia, capo delegazione Pd al Parlamento europeo, «per cominciare da subito la campagna per le europee». Calenda, che pensa di essere l’unico a poter presentare documenti pro Europa, si è offeso. Come vi siete permessi, ha pensato l’ex ministro pariolino, di presentare un documento che ricalca i temi del mio manifesto «Siamo Europei»? Lo ha pensato e lo ha anche detto: «Se il documento dei parlamentari europei Pd», ha attaccato Calenda, «rimaneggiato nelle ultime ore da Goffredo Bettini si confermerà nei contenuti come un’operazione costruita contro Siamo Europei ne prenderò atto. Non possiamo combattere su 10 fronti». Un aut aut che qualunque partito avrebbe respinto al mittente con disinvoltura, ma il Pd non è un partito, ma un quasi di-partito, e quindi i tre candidati alla segreteria rimasti in pista, Nicola Zingaretti (che ha avuto il 47,4% dei consensi nelle votazioni nei circoli), Maurizio Martina (36%) e Roberto Giachetti (11%) si sono immediatamente messi a cuccia, e Calenda ha potuto twittare trionfante: «I tre candidati dopo una mattinata diciamo così burrascosa hanno confermato l’appoggio unitario a Siamo Europei».

Zingaretti, Martina e Giachetti dunque si contenderanno la segreteria del Pd alle primarie del prossimo 3 marzo. Tre gli esclusi al primo turno: Francesco Boccia (che appoggerà Zingaretti), Maria Saladino (che sosterrà Martina), e il giovane Dario Corallo, che si è aggiudicato il premio per la dichiarazione più densa di significato politico: «Stiamo eleggendo il prossimo ex segretario del Pd».

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