Spari contro l’anti immigrazione Usa. Due morti e un ferito grave a Dallas
Dallas, la Polizia sul luogo dell'attentato alla sede dell'ICE (Ansa)
  • Attentatore colpisce un centro Ice, l’agenzia federale che scova i clandestini, per poi suicidarsi. Sui proiettili la rivendicazione. Nei mesi scorsi i vertici dem avevano criminalizzato gli agenti: «È una moderna Gestapo».
  • Raid dell’Idf sull’ospedale Al Shifa: «Era un centro di terroristi, abbiamo i video». Hamas: «Il riconoscimento dello Stato di Palestina è il risultato della nostra fermezza».

Lo speciale contiene due articoli

Nuovo, gravissimo atto di violenza Negli Stati Uniti a meno di due settimane dall’uccisione di Charlie Kirk. Ieri, un attentatore ha sparato contro un centro di detenzione dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) a Dallas. Secondo il Dipartimento per la sicurezza interna, il killer, appostato sul tetto di un palazzo adiacente, «ha sparato indiscriminatamente contro l’edificio dell’Ice», colpendo tre migranti in corso di trasferimento: due sono morti e uno è rimasto gravemente ferito. Gli agenti e presenti sul posto sono invece rimasti illesi, mentre, dopo la sparatoria, l’assassino si è tolto la vita.

L’Fbi, che ha aperto un’indagine per «atto di violenza mirata», ha reso noto di aver rinvenuto dei proiettili vicino al corpo dell’omicida: proiettili in cui erano stati incisi dei messaggi contro l’Ice. «Le prime prove che abbiamo visto nei proiettili trovati vicino al presunto tiratore contengono messaggi di natura anti-Ice», ha dichiarato l’agente speciale, Joe Rothrock. «Mentre l’indagine è in corso, un primo esame delle prove mostra un movente ideologico dietro questo attacco. Uno dei bossoli non sparati recuperati era inciso con la scritta “anti Ice”», ha, poco dopo, aggiunto il direttore dell’Fbi, Kash Patel. Stando al Daily Mail, il nome del killer sarebbe Joshua Jahn: un ventinovenne che, secondo alcuni commentatori conservatori, avrebbe votato alle primarie democratiche del 2020. Per Nbc, l’omicida era invece registrato come elettore indipendente e aveva precedenti penali per marijuana.

«Questo assassinio non rallenterà i nostri arresti, la detenzione e l’espulsione degli immigrati clandestini», ha dichiarato il governatore repubblicano del Texas, Greg Abbott. «L’attacco ossessivo alle forze dell’ordine, in particolare all’Ice, deve cessare. Prego per tutti coloro che sono stati feriti in questo attacco e per le loro famiglie», ha affermato JD Vance. «Sono passate due settimane da quando abbiamo assistito a un assassinio politico nello Utah che ha lacerato il cuore di gran parte di questo Paese», ha detto, dal canto suo, il senatore repubblicano del Texas, Ted Cruz. «Dico a tutti i politici che usano la retorica per demonizzare l’Ice e la Customs and Border Protection: fermatevi», ha aggiunto. «Questi omicidi orrendi devono servire da campanello d’allarme per l’estrema sinistra, affinché si renda conto che la sua retorica sull’Ice ha delle conseguenze», ha inoltre affermato il segretario per la Sicurezza interna Kristi Noem.

Va d’altronde ricordato che, soprattutto da quando Donald Trump è tornato in carica e ha avviato una stretta sull’immigrazione irregolare, molti ambienti progressisti hanno portato avanti una vera e propria campagna di demonizzazione delle agenzie federali preposte al contrasto dei flussi migratori clandestini: una campagna a cui il Partito democratico americano non è affatto estraneo. Basti pensare che, appena lo scorso 14 settembre, la deputata dem, Jasmine Crockett, ha paragonato l’Ice alle pattuglie che, nell’800, sorvegliavano gli schiavi presenti negli Stati del Sud. Era invece maggio, quando il governatore dem del Minnesota (nonché running mate di Kamala Harris alle ultime presidenziali), Tim Walz, ha definito l’Ice come una «moderna Gestapo».

Insomma, il Partito democratico ha alimentato un clima abbastanza pesante. E le conseguenze si sono viste. A luglio, una decina di estremisti di sinistra attirò degli agenti dell’Ice fuori da una struttura di Alvarado, in Texas, per poi aprire il fuoco contro di loro. «È stata un’imboscata pianificata con l’intento di uccidere gli agenti penitenziari dell’Ice», affermò, nell’occasione, la procuratrice degli Stati Uniti per il distretto settentrionale del Texas, Nancy Larson. Era invece agosto, quando un trentaseienne venne arrestato dopo essersi presentato proprio all’ingresso della struttura di Dallas, dichiarando di avere una bomba nello zaino. Sempre il mese scorso, furono anche rinvenute buste con polvere bianca in un ufficio dell’Ice a New York. In quegli stessi giorni, alcuni agenti dell’agenzia furono inoltre aggrediti da una quindicina di manifestanti facinorosi a San Francisco.

È quindi abbastanza evidente come, anche volendo per un momento tralasciare la sparatoria di ieri, una parte cospicua del mondo progressista americano abbia una responsabilità enorme nell’aumento dell’astio nei confronti degli agenti dell’Ice. Il che appare tanto più paradossale, soprattutto alla luce del fatto che i dem non perdono mai occasione di accusare Trump e i repubblicani di disprezzo per le istituzioni. La delegittimazione e la demonizzazione portano soltanto caos e creano un brodo di coltura favorevole alla violenza. Sarebbe forse il caso che i progressisti d’Oltreatlantico se ne accorgessero finalmente. E magari anche quelli alle nostre latitudini.

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