La sete di dominio degli islamici terrorizza anche le nostre scuole
Ansa
L’assassinio del docente francese Dominique Bernard non è un fulmine a ciel sereno. Già da diversi anni i giovani musulmani si stanno radicalizzando, con gli altri studenti che vivono ormai in un clima di paura.

Lo scorso 13 ottobre, in Francia, Dominique Bernard veniva ucciso al grido di «Allah akbar», per il semplice fatto di essere un insegnante. La Bussola intervista Jean-Pierre Obin, autore del rapporto sull’ingerenza dell’islam militante tra i banchi di scuola francesi. Un libro sulla paura degli insegnanti nato dopo la pubblicazione di un sondaggio dell’Institut d’études opinion et marketing del novembre del 2022, nel quale si indagava sui danni causati dall’islamizzazione degli studenti . Lo studio rivelava che l’80% dei docenti ha paura di alcuni allievi e più del 50% si autocensura nel timore degli stessi. «Gli insegnanti hanno paura dei loro studenti, il più piccolo conflitto può deflagrare in qualcosa di enorme».

Come la natura, anche le società umane non tollerano il vuoto. I vuoti vengono riempiti. La Francia ha iniziato, con la Rivoluzione francese, la sua delirante battaglia per la laicità. Una minoranza di intellettuali che non amava la religione di appartenenza, ha fatto sì che venisse vietata. Tra le vittime della rivoluzione, meno di un terzo dei ghigliottinati erano aristocratici, ammesso che questo fosse un motivo valido per essere ghigliottinati. Parlo di quanto siano stati disastrosi la Rivoluzione francese e l’Illuminismo, che in realtà non ha illuminato niente, però amava moltissimo l’islam, nel libro La realtà dell’orco. La civiltà europea è nata dal cristianesimo, una volta crollato il cristianesimo, nel giro di tre secoli è crollata anche la civiltà europea. La Francia, quando ancora il cattolicesimo chiedeva di mangiare di magro il venerdì, rispondeva che era laica e anche il venerdì nelle mense scolastiche si mangiava carne: adesso nelle mense mangiano la carne halal perché, fra chi dice di non credere in niente e chi afferma di credere in qualcosa, vince quest’ultimo.

Il problema è la violenza dell’islam. La violenza dell’islam è contenuta nei suoi tre testi: il Corano che rappresenta meno del 20%, la vita di Maometto e i Precetti. La vita di Maometto è stata estremamente violenta, i Precetti sono decisamente violenti, il Corano è infinitamente più violento della Bibbia. Nella Bibbia, che è molto più vasta e, soprattutto, si sviluppa nel giro di millenni, le istigazioni alla violenza politica sono 35, nel Corano 350. Dieci volte tanto. Non solo, nella Bibbia la violenza è contestualizzata: «Uccidi gli Assiri». Se non siete Assiri, non riguarda voi e i vostri figli non possono essere ammazzati per questa affermazione. Quanti sono stati uccisi negli ultimi cinque anni per questa dichiarazione? Nessuno. Sul Corano è scritto «uccidi gli infedeli ovunque si trovino». Noi siamo gli infedeli. Il Corano domina, ma non può essere dominato: un insegnante non islamico che stia dando ordini a un allievo islamico è blasfemia. Il Corano domina e non può essere dominato: chiunque faccia entrare minoranze islamiche si sottopone a una guerra civile perché gli altri stanno entrando per comandare.

Fino agli anni Sessanta e Settanta, era vietato agli islamici entrare in un Paese non islamico: in effetti, gli immigrati che venivano dai Paesi islamici per lavorare, per esempio in Francia, a Bruxelles, in Belgio o in Svezia, non erano certo apprezzati in patria come grandi credenti. Il musulmano non poteva fermare il lavoro per pregare cinque volte al giorno, non poteva rispettare il Ramadan. Negli anni Ottanta è stata fatta una fatwa che chiedeva a un maggior numero di persone di entrare nei Paesi non islamici, proprio per imporre l’islamismo, e i sindacati sono riusciti a ottenere che gli operai islamici si fermino cinque volte al giorno per pregare. Il risultato è stato che, prima di assumere un islamico, il datore di lavoro ci pensa dieci volte, quindi è aumentata la disoccupazione. Ma questo non rappresenta un problema, dato che c’è più tempo per pregare e per preparare la jihad.

L’islam domina e non può essere dominato. Uno studente islamico non può prendere ordini da un insegnante non islamico. Gli insegnanti sono talmente disperati che addirittura fanno delle speciali assicurazioni, le migliori pagano anche il disturbo post-traumatico da stress perché, ogni volta che vanno a scuola, vanno in guerra. Ci sono argomenti che non possono essere toccati: uno di questi è la Shoah e un mucchio di altri che aumentano sempre di più. Adesso che abbiamo la guerra in Medio Oriente la violenza degli islamici verso i non islamici cresce in maniera esponenziale. La jihad (o guerra santa) si basa su uno schema preciso e intoccabile, che divide il mondo in tre parti. Il primo è il «dar al islam» o territorio dell’islam: il luogo dove l’islam regna, dove l’umanità ha accettato il suo ruolo di sottomessa. Una volta che una terra è «dar al islam», lo è per sempre. È chiaro? No? Chiariamo. La terra di Israele è stata occupata dall’islam, quindi quando gli ebrei se la sono ripresa comprandola e pagandola, sono stati considerati invasori. La stessa cosa vale per la Sicilia, per la Spagna, per parte del Portogallo e per Roma che, in quanto quarta città santa dell’islam, è «dar al islam» anche lei.

La seconda parte è il «dar al harb» o terra di guerra: è la parte del mondo popolata dagli infedeli. La terra degli infedeli è il luogo nella quale la guerra è obbligatoria finché essi rifiuteranno di riconoscere la sovranità islamica. Questo siamo noi. La terza e ultima parte si chiama «dar al suhul»: è il nome delle regioni dove agli infedeli è concesso di vivere, purché paghino un tributo in denaro e in sottomissione, cioè accettino di essere «dhimmi» e paghino il «puzu». La superiorità dell’islam deve essere riconosciuta. Noi siamo «dar al harb». La Francia lo sa già.

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